I miei 5 motivi per votare no al referendum di Zaia

La Corte Costituzionale non doveva autorizzarlo. E il presidente leghista del Veneto non ne aveva bisogno. Ma non si rinuncia al diritto-dovere del voto

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Che il referendum fortissimamente voluto dal residente Zaia sia inutile, e giuridicamente irrilevante, è certificato dalla stessa Corte Costituzionale che ha dato il via libera a un quesito del tutto retorico. Già, perché di fronte a uno stato che – prima con i governi Monti e Letta, e poi ancor più con l’esecutivo Renzi – ha esasperato la sua consolidata natura centralista operando ripetuti e devastanti tagli ai trasferimenti a Comuni e Regioni, la risposta alla domanda «Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di Autonomia?» non potrà che essere plebiscitaria.

È ciò che si aspetta Zaia: ufficialmente per aver un maggior potere contrattuale quando egli, bontà sua!, deciderà di aprire con il governo una trattativa formale ex art. 116 della Costituzione; furbescamente per dimostrare l’ampio consenso di cui gode in Veneto, neutralizzando così le frammentatissime anime venetiste che sognano una anacronistica indipendenza, e – più ancora – per rivendicare un proprio ruolo politico nazionale in una probabile vittoria del centrodestra alle elezioni della primavera 2018. È infatti il “rischio-plebiscito” ad aver portato il Pd veneto, ancorché sconfessato da Renzi, ad inventarsi un “SÌ” critico a supporto di una propria (invero tiepida) vocazione autonomista, così come il Pd nazionale (e altre forze politiche) a predicare l’astensionismo contro un “Referendum-truffa”, giacché inutile.

Io invece a quel referendum intendo partecipare: perché se una Istituzione chiede la mia opinione, anche su un quesito balzano, sento il dovere civico di esprimermi e di contribuire al raggiungimento del quorum! Non sono andato al mare quando lo chiedeva Craxi, personaggio (tangenti a parte) di ben altra statura; non resterò a casa perché lo chiedono i suoi mediocri imitatori, giacché l’esercizio del voto è un (inviolabile!) diritto individuale. Cui non rinuncerò mai.

Ma, nel caso specifico, mi recherò a votare – mettendo la mia croce sulNO” – per una serie di meditatissime ragioni, che qui elenco per ordine di rilevanza:

1) Perché dissento da una pronuncia pilatesca della Corte Costituzionale, che non poteva/doveva autorizzare un referendum consultivo privo di rilievo giuridico, come essa stessa ha riconosciuto;

2) Perché il presidente Zaia non ha necessità alcuna di un consenso referendario (gli bastava il voto della sua blindatissima maggioranza in Consiglio Regionale!) per esercitare le prerogative ex art. 116 della Costituzione. Prerogative cui egli si è ben guardato di ricorrere nei cinque anni della precedente legislatura. Il che rende per lo meno ambigua la sua improvvisa “voglia” di una maggiore autonomia regionale;

3) Perché la richiesta di tale autonomia non può essere spacciata come un aumento della quota del prelievo fiscale che rimarrebbe in Veneto, dato che – ad autonomia conseguita – alla Regione perverrebbero le sole risorse derivanti dalle deleghe che lo Stato ad essa trasferirebbe, non un centesimo in più;

4) Perché mai il Veneto (né la Lombardia, che il 22 Ottobre terrà un altrettanto inutile Referendum) potranno divenire Regioni “a statuto speciale”, stante che quello status non dipende dal ricordato art. 116 ma dalla specificità che la Costituzione ritenne di dover tutelare, nel caso dell’Alto Adige rafforzata da un trattato internazionale, in alcune limitate parti del paese;

5) Perché dal dibattito su una maggiore autonomia del Veneto, ma anche su quella della Lombardia, o su quella – già avviata – dell’Emilia Romagna, può partire una riflessione, più meditata della bocciata riforma Renzi, su una revisione costituzionale che superi la disparità, non più attuale, tra Regioni a statuto ordinario e quelle a statuto speciale, e che sancisca la responsabilizzazione delle autonomie regionali e comunali attraverso un ragionevole ridimensionamento della pervasività centralista di uno stato incapace di governare la complessità di una società in evoluzione.

Concludendo: il “NO” a Zaia (e quindi la partecipazione al referendum farlocco) è utile a ribadire che un governo delle autonomie si conquista solo sul campo, e non mediante interrogativi retorici. Ovvero, che una reale autonomia può nascere solo da un disegno d’ampio respiro che tenga assieme le specificità territoriali e la solidarietà che le aree forti di un paese devono a quelle più deboli, giacché la debolezza/marginalità di queste ultime è sempre diretta conseguenza/responsabilità della forza delle prime.

E il richiamo alla solidarietà serve a ricordare – a quanti detestano l’attuale Unione Europea, e lamentano che l’Italia vi contribuisca con risorse superiori a quanto ne ricavi in contropartita – che quando l’Italia partecipò alla nascita, il 1° gennaio 1958, del suo primo embrione (il MEC-Mercato Comune Europeo), essa per lungo tempo godette di un trattamento privilegiato per il suo storico ritardo rispetto a Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania Ovest e Lussemburgo. Sì, la solidarietà è la chiave di volta di ogni processo integrativo basato su reciproche forme di autonomia.

Da qui la mia sollecitazione a partecipare al referendum voluto da Zaia. Metti mai che, votando “NO”, faremo capire a lui, e ai veneti, che l’autonomia è cosa più seria di quella (effimera) che ci viene “venduta” in questo particolare (ed egoistico) frangente.

Ph: vk.com

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  • Greg Farronato

    “le aree forti di un paese devono a quelle più deboli, giacché la debolezza/marginalità di queste ultime è sempre diretta conseguenza/responsabilità della forza delle prime”

    infatti, se le aree ricche non fossero ricche, non verrebbero costrette a finanziare ob torto collo l’eterno assistenzialismo delle vaste aree meridionali, e per forza di cose queste ultime non avrebbero altra scelta che mettersi a produrre qualcosa con la conseguenza che smetterebbero di essere povere.

    insomma, serve MENO ASSISTENZIALISMO, non di più!!!

    • Gentile Farronato, il suo giudizio sommario si scontra con due realtà fattuali, anzi tre:
      a) che esistono aree meridionali le cui attività produttive, anche 4.0 e/o immateriali, hanno standard non inferiori a quelle settentrionali, e sono le aree, ahimè limitate, in cui lo stato riesce ad esercitare stabilmente il controllo del territorio. “Controllo” che costituisce uno dei requisiti fondamentali dell’esistenza di uno stato;
      b) che l’arretratezza economica di gran parte del meridione ha a che fare con uno stato, il cui governo vede non pochi settentrionali in posizioni di responsabilità, incapace di contrastare la criminalità organizzata, che è il vero impedimento allo sviluppo di una imprenditoria capace di produrre ricchezza privata e collettiva;
      c) forse non lei non ne è a conoscenza (consulti un po’ di letteratura in materia, e le si chiariranno le idee), ma buona parte delle risorse della Cassa per il Mezzogiorno (quelle che dovevano aiutare il Meridione ad uscire dal una arretratezza atavica) furono divorate/depredate dalle imprese del Nord, che lì andarono ad impiantare filiali produttive per lucrarvi remunerative esenzioni fiscali, poi – a benefici esauriti – chiudendo gli stabilimenti costruiti con contributi statali a fondo perduto.
      Beh, già solo questo – per non dire delle fabbriche abbandonate, piene di amianto ed altri elementi inquinanti, causa di centinaia e centinaia di morti precoci – mi pare renda piuà che doveroso il contributo che il ricco Nord dà a un Sud impoverito dalle industrie del Nord che al Sud hanno lucrato tutto il lucrabile!
      Chidiamo piuttosto allo stato italiano di fare lo stato davvero, e di liberare dalla criminalità organizzata le locali energie imprenditrici: che non potranno mai competere sui mercati se costrette a pagare mazzette agli estorsori, oltre che a pubblici amministratori corrotti!
      Ci rifletta, gentile Farronato. Un saluto cordiale, G.R.

      • Greg Farronato

        ma perchè lei ha questa visione distorta per la quale a comandare in tutto il paese sia un inesistente “nord”?? non ha letto gli scritti di Miglio? il nord è gigante economico ma nano politico! e la cosa più buffa è che descrive il meridione come un’area senza alcun potere politico, politicamente indifesa, in balia della politica fatta da altri, quando è l’esatto opposto! è la Sicilia e l’ex-Regno delle 2 Sicilie che impongono le loro decisioni politiche a tutta l’Italia continentale! in 70 anni di Repubblica, vogliamo contare a Roma quanti politici di spicco siciliani o napoletani, o di altre aree del sud, e quanti veneti? vogliamo vedere quanti magistrati, professori, prefetti, comandanti delle forze dell’ordine, sindacalisti, giornalisti, scrittori, attori, registi del sud, e quanti del nord? non ci vede nessuna sproporzione?

        circa le sue lamentele un tot al kg sul nord sadico che danneggia il sud, ci sono milioni di tonnellate di questa roba, su internet, sulla letteratura, pure in tv, nelle fiction e nei film, è da diverse generazioni che si sente la gente del sud lamentarsi in questo modo… se fosse vero, allora come mai il sud non ha mai accettato di avviare una graduale separazione dal nord cannibale e dittatore di cui lei parla??

        • Non saprei da dove cominciare a risponderle, tanto ha stravolto (o non capito) le mie argomentazioni. Mi limito a un solo dato: la presunta minorità del Nord nella vita politica repubblicana cozza con un dato veneto: vi è stata una lunga stagione in cui il Veneto esprimeva qualcosa come il segretario nazionale del partito di maggioranza relativa, nonché dai due ai tre ministri. Il che stride non poco con l’irrilevanza attuale della nostra regione.
          La storia di un paese o la si conosce, o la si manipola. Poiché non penso che lei sia un manipolatore, prendo solo atto che sulle vicende storiche del nostro paese lei ha delle ideee approssimative. Molto approssimative.

  • don Franco di Padova

    I cinque motivi non tengono conto che il Veneto, fin dal primo dopoguerra, è stato “colonizzato” da interessi estranei al Veneto.
    Da noi lo Stato ha investito in Caserme ma non in strade ed il modello produttivo veneto è colassero proprio per la mobilità problematica causata da una rete stradale da terzo mondo.
    E’ vero, anche noi ci abbiamo messo un certo impegno, costruendo in modo fanatico a ridosso delle arterie di comunicazione, procurandoci così i record negativi di percorrenza sulla Padova-Bassano, Padova-Venezia, Padova-Treviso.
    Perfino le autostrade, rigorosamente pagate da noi, sono al collasso.
    Lo Stato benevolente ha concepito la terza corsia sulla Salerno-Reggio Calabria, noto cuore economico produttivo italiano, e un’autostrada a due corsie tra Bologna e Trieste.
    Poco conta che su quest’ultima passi mezza Italia e mezza Europa.
    Non votiamo, oppure votiamo no, sicuramente Roma sarà felicissima di trattarci in modo ancora peggiore perché tanto, prova delle urne alla mano, sarà evidente che siamo una regione di sciocchi.
    E’ vero, non è un referendum sull’autonomia e non determinerà, in se, alcun beneficio. Ma, in democrazia, conta il parere del popolo e se il popolo darà un voto chiaro favorevole all’equo mantenimento di preziosissime risorse in Regione Veneto, in alternativa al mantenimento di spese inutili in altre regioni che sono inutilmente assistite da oltre 50 anni, un risultato politico e poi economico sarà possibile.
    I masochisti votino pure NO, chi cura lecitamente gli interessi del Veneto e dei veneti deve votare SI.

    • Luca

      ” un voto chiaro favorevole all’equo mantenimento di preziosissime risorse in Regione Veneto”
      Per lo statuto veneto e la costituzione, le materie tributarie non possono essere soggette a referendum, nemmeno se il referendum è consultivo.
      Chi vi dice che “rimarranno più soldi ” vi prende in giro ( ma vabbè, qua promettendo il 5% c’è chi si è fatto regalare i risparmi di una vita di tanta gente ).
      Con il MOSE e SPV non ce la stiamo cavando bene… e Zaia vuole ancora più autonomia? Mah….
      I fondi destinati al Veneto non aumenteranno di un euro. Questo è stato chiarito anche dalla Lega.

      • don Franco di Padova

        Luca, il referendum ha valore politico e la politica è fluida perchè continua ad adattarsi al mutare delle condizioni e dell’elettorato. Per questo ritengo errato un esame “statico”, cioè che consideri lo status quo quale base inossidabile per un ragionamento futuribile.
        So che è difficile che i veneti prendano posizione (per tradizione dissentono da tutto ciò che è nuovo) e forse per questo Roma ci maltratta di gusto.
        Basta non fare nulla per avere la certezza che nulla cambierà. Non vale, invece, la pena di fare un tentativo?

        • Luca

          Per chiedere cosa a chi?
          A Zaia di fare quello che Zaia pensa di dover fare?
          Sputate sulla costituzione e poi chiedete alle persone di andare a votare per chiedere a Zaia di applicare la costituzione? :°D
          Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa
          in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di
          esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di
          riti contrari al buon costume(questo sancisce la nostra costituzione). E qui aggiungo: senza dover ricorrere a un referendum, perchè quello che la costituzione sancisce non può essere strumentalizzato dai partiti per il proprio tornaconto elettorale.
          Tu ti sei indignato perchè in una mensa scolastica è stato sancito il diritto A DEI BAMBINI di professare la propria religione nonostante questo non fosse contrario al buon costume ( se non consideriamo “buon costume ciucciare le salsicce” )!!!! Adesso ritieni che i veneti debbano andare a votare per ottenere quello che la costituzione comunque gli garantisce di diritto??? Perchè insulti la nostra costituzione? Ci consente di invocare l’articolo 116 tramite il nostro rappresentante eletto come governatore del veneto!! Ci consente di ottenere nuove forme e condizioni di autonomia! Ci consente di essere cattolici,islamici,ebrei, induisti, o come me AGNOSTICI RELATIVISTI, senza imporci di sottoporci al giudizio popolare tramite un referendum che non ha alcuna valenza legale!
          Abbraccia la nostra costituzione. Vestiti con la nostra bandiera!
          Canta con noi: Noi fummo da secoli calpesti e derisi perchè non siam popolo perchè siam divisi! Accolgierci un’unica Bandiera una speme: di fonderci insieme già l’ora suonò! Uniamoci amiamoci l’unione l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore, giuriamo far libero il suolo natio , uniti per dio chi vincer ci può!!
          Vedi, la canto pure io, che sono agnostico, ma che ( come hanno fatto i miei antenati ) sono pronto a morire per la nostra bandiera e per la nostra costituzione ( antifascista ). Convertiti e credi nell’Italia e nella sua costituzione. Convertiti!

          • Luca

            e PS. tra le cose contrarie al buon costume, non è annoverato mangiare il maiale ( e per fortuna… io a 6 anni guidavo il trattore e già facevo le sopresse con i maiali a due code, e chi non è un falso veneto sa benissimo cosa sono i maiali a due code…e anche a tre code… se il veterinario era tanto amico ). Sono altre le cose contrarie al buon costume, tipo i preti pedofili, che, porca miseria, in italia sono stranamente una maggioranza se confrontati con i terroristi islamici….

          • don Franco di Padova

            Luca, non mi sembra che lei sia “agnostico relativista”, sembra che il suo vangelo sia la nostra Costituzione che alcuni dicono “migliore del mondo”, fatto che contesto essendo piena di pecche. In ogni caso, è scritta da uomini che non erano necessariamente più colti, intelligenti ed onesti di noi.
            Non ne faccio un feticcio.
            Lei evidenziando la vergogna dei preti pedofili evidenzia i limiti dell’uomo.
            Il Vangelo dice l’esatto contrario di quello che essi fanno o hanno fatto.
            Eppure, nei fatti, essi “conciliano” l’impossibile: la parola di Gesù con i comportamenti del Diavolo!
            Questi fatti indicano, paradossalmente, la grandezza e la miseria della nostra specie: nel bene, come nel male, possiamo fare cose incredibili, trovando sempre ragioni e giustificazioni.
            Riguardo il cibo negli asili, il fatto si può guardare da molti punti di vista e, naturalmente, qualsiasi posizione presa in un post non può che essere parziale. Ho considerato l’assoluta differenza di sensibilità rispetto ai diritti civili tra noi cattolici ed i musulmani, sull’assenza di principio di qualsiasi reciprocità negata dai musulmani perché essa equivarrebbe al “riconoscimento” della dignità della parte diversa.
            Dovrebbero bastare questi fatti, rilevabili nel Corano come nella prassi di TUTTI i paesi musulmani, per porla in guardia rispetto a considerazioni assolutamente asimmetriche e, quindi, almeno irrealistiche.
            Non convertiremo nessuno con le soppresse ma, almeno, evitiamo d’essere servi sciocchi di chi vuole semplicemente annullarci (come cristiani e come spiriti liberi, questi ultimi ancora più perseguitati perché accusati di ateismo).
            In pratica, caro Luca, in un mondo islamizzato io avrò un rispetto residuo (perché pratico la religione del Libro) che mi permetterebbe forme di sopravvivenza religiosa (pagando una tassa, non potendo esporre simboli cristiani, non potendo fare proselitismo cristiano, non potendo sposare una donna mussulmana, non potendo mangiare cotechini, non potendo costruire una chiesa ecc.), Lei, invece, se manifestasse pubblicamente le sue idee sarebbe condannato, a seconda dei luoghi, anche a morte.
            Auguri.

      • Già, far leva sulla questione fiscale è stata la furbata per far credere – di primo impatto – che il Referendum servisse a far recuperare parte della differenza tra quanto i veneti pagano di imposte e quanto ritorna loro in termini di servizi. Mentendo sapendo di mentire: che per un pubblico amminidtrstore è, dopo il rubare, la colpa peggiore!

    • I “masochisti” come me, gentile don Franco, amano il Veneto e l’Italia, e pur considerando inutile il Referendum di Zaia voteranno “NO” (per i motivi che lei evidentemente considera poca cosa) pur di consentire il raggiungimento del quorum: ovvero la libera espressione del parere del popolo.
      Se lei disprezza questa posizione, pazienza! Me ne farò una ragione: non senza ricordarle che se Roma ci tratta come ci tratta, è perché i veneti hanno rinunciato da qualche decennio ad avere una classe dirigente degna di questo nome, votando chi ha lucrato pingui mazzette sulla follia del Mose, e chi ha indebitato per innumerevoli anni futuri la Regione (e vuole continuare a farlo) con la mirabolante “finanza di progetto”. Come dire che se Roma è “ladrona”, essa si trova in buona compagnia con quei “galantuomini” che i veneti hanno scelto come loro rappresentanti!
      Prima di dare la colpa a quanti avrebbero colonizzato il Veneto (come, dove, quando?), converrebbe che i veneti tutti facessero un buon esame di coscienza: e capissero – e lei stesso in parte lo ammette – che anch’essi ne portano (pesanti) responsabilità. Morali e materiali.
      Disprezzi pure il mio “NO”: ma se l’inutile Referendum raggiungerà il quorum, il merito sarà più mio che suo. Perché io rispetto le opinioni contrarie alle mie, e voglioo che possano comunque esprimersi: lei invece no!

      • don Franco di Padova

        Caro Professore, mi spiace che confonda vis polemica con mancanza di rispetto.
        Sia chiaro: il cittadino ha diritto di votare o meno, di votare SI oppure NO, perché queste sono le scelte previste dalla Legge.
        Le valutazioni sul voto, anche le mie, sono sempre fortemente influenzate dalle nostre convinzioni e dalle nostre esperienze e questo credo sia normale.
        Paradossalmente, le Sue ragioni per il NO sono abbastanza simili alle mie per il SI. Quindi, aspettiamo e vediamo, anche se credo che, in Veneto come in Sicilia, il cambiamento serva a garantire l’immobilismo.
        Cordialità.

        • Abbiamo evidentemente una concexzione diversa di vis polemica. Lei usa la spada, io prediligo il fioretto…
          Sulle conclusioni del suo ultimo post, condvido. L’Italia, ahimè, e piena di “principi Tancredi”…
          Ricambio le cordialità.

  • tonicopi

    Complimenti all’autore dell’articolo che dimostra una grandissima confusione.
    Il quesito è chiaro e semplice e chi è favorevle ad ottenere una maggiore autonomia vota SI.
    Sostenere di essere a favore di una maggiore autonomia ma di votare no contro la corte costituzionale rasenta il disturbo mentale…

    • Paolo Maria Ciriani

      mi aggrego a “tonicopi” che mi ha preceduto nel dire esattamente le stesse cose che avrei voluto dire io. L’autore dell’articolo è in totale confusione mentale e giuridica: forse ha bisogno di una cura di logica filosofica sopratutto per ciò che scrive nel 5°punto. L’unica cosa saggia che ha detto sta nella sua incrollabile fede nella libertà e diritto/dovere del voto. L’unica cosa che condivido!

      • In quanto a logica, gentile Paolo Maria Cirani, lei mi batte senz’altro! Perché la vera questione oggi in discussione è una revisione costituzionale che da un lato ponga fine alla disparità tra regioni a statuto ordinario e a statuto speciale, e dall’altra che ridimensioni esplicitamente il centralismo governativo. Tutto il resto è fuffa!

        • Paolo Maria Ciriani

          Beh! ora sta dicendo cose sagge ! e leggendo le risposte che ha dato ai vari commenti mi sembra che lei stia rinsavendo, ma allora resta illogico in suo no ! E’chiaro che in un referendum con una risposta secca SI /NO non si possa andare troppo per il sottile spiegando la rava e la fava di cosa s’intenda per autonomia, per cui , a mio parere bisogna accontentarci di cosa ci passano i politici a grandi linee, dando comunque un indirizzo di massima sui cui poi i politici stessi possano agire nel particolare. Ricordiamoci di quanto avvenuto nel ’46 con il referendum sulla monarchia/repubblica: non era specificato se repubblica presidenziale o parlamentare o federale od altro: forse molti dei nostri genitori vedendo l’attuale sfascio non voterebbero più come hanno votato!

          • No, non sono “rinsavito”, ovvero non mi contraddico!
            Evidentemente lei, con gli altri commentatori, non ha colto il senso del mio andare a votare: che è quello di GARANTIRE IL QUORUM (e quindi il diritto di parola ai cittadini veneti!), pur non essendo d’accordo (ecco perché voto “NO”) con la farsa della domanda retorica.
            Io desidero, voglio!, una maggiore autonomia del Veneto: ma all’interno di un disegno strategico del suo rilancio: che Zaia (ecco la mia critica!) non sa, o non è interessato a delineare.
            Del confronto con il Referendum istituzionale del 2 Giugno 1946: il suo quesito era netto, e non retorico. Ovvero proponeva di votare due alternative contrapposte: alternative reali, concrete!.
            Tutto qui, e la differenza è sostanziale. Giacché il bravo Zaia, l’epigono dei “dorotei” democristiani, nemmeno si è premurato – certo com’è di un plebiscito! – di dirci quali deleghe egli ritiene opportuno che la Regione strappi al centralismo governativo.

    • Io avrò una grandissima confusione , e le mie argomentazioni rasenteranno il disturbo mentale, ma a lei piacciono le domande retoriche. Come quando a un bambino, abbracciato alla mamma, l’adulto compiacente chiede: “Vuoi bene alla mamma?”. L’adulto è, ovviamente Zaia, e lei il bambino.

      • tonicopi

        Fattene una ragione: quella è la domanda sulla scheda. Si può essere d’accordo o in disaccordo. Ma essere in accordo e votare NO è un pò dura da sostenere. D’altra parte conosco una persona che ha votato no al referendum sulla riforma costituzionale perchè… era contraria al gasdotto proveniente dalla siberia!

        • E io, appunto, trovo il quesito retorico, e furbastro. E desidero una autonomia reale, inserita in un disegno strategico di rilancio di un Veneto “al palo” che, evidentemente, il Presidente Zaia non è interessato a realizzare!

  • zenocarino

    Un’altro che il 4.12.2016 ha votato “SI” al referendum VOLUTO DA RENZI, DAL PD E DAL GOVERNO, per rafforzare il “centralismo”. La SINISTRA fa le modifiche alla Costituzione (leggi art.116, comma III° ) nel 2001, poi, non prende nemmeno in considerazione le richieste di “…….ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata…….”” da parte delle Regioni. Le ragioni del referendum : dare maggiore peso popolare alle richieste della Regione, a cui lo Stato (il Governo) ora dovrà dare risposta.

    • Mi spiace smentirla. Il 4 dicembre ho votato convintamente NO, perché quel rimaneggiamento della Costituzione era concettualmente errato, nonché farraginoso, e soprattutto perché introduceva ambiguità che rafforzavano surrettiziamente il centralismo.

  • Allora eliminiamo le regioni, e le autonomie di Sicilia, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Trentino Alto Adige. Ripristiniamo le Province.
    Votare SI é un dovere per i Veneti, che non vogliono sottomettersi alle sinistre, alla burocrazia e alla UE.

    • Ed io, di sinistra!, guarda un po’, sono per la fine degli statuti autonomi, salvo che per il Sud Tirolo (che noi ci ostiniamo a chiamare Alto Adige, perché l’autonomia della provincia di Bolzano è vincolata da un trattato internazionale.

      • No, Bolzano è italiana, i nonni hanno combattuto per riaverla! Anzi dovremo riprenderci Istria, Dalmazia, Nizza, Savoia, Corsica e Malta. Un sano Patriottismo farebbe bene alla gioventù malata di droga fornita dalla compiacenza della sinistra mondialista.

  • sator

    Solo una persona che vive in un bozzolo di previlegi può non accorgersi dell’enorme squilibrio tra quanto il Veneto dà allo stato e quanto riceve. Il tutto per mantenere il meridione pigro, ignorante e incivile. E’ ora di finirla!

    • Forse è anche ora di finirla con luoghi comuni che sanno tanto di latente (e antistorico) razzismo…

      • sator

        Che il nord mantenga il sud è un dato di fatto, basta confrontare i ben diversi livelli di tassazione, evasione fiscale e distribuzione della spesa pubblica. Ho invece l’impressione che sia lei il luogocomunista quando usa come paravento l’accusa di razzismo. Se concede che il sud debba essere in perpetuo aiutato dal nord, ne certifica la differenza. Quindi il razzista è lei, non io.

        • Sui diversi livelli di tassazione e, soprattutto, sul tasso di evasione fiscale (al Nord forzatamente più elevato, perché qui è concentrata la maggior parte della produzione di ricchezza) esistono fior di studi che le sarebbe utile consultare prima di cadere nei luoghi comuni. Sul suo darmi del razzista: sorrido. Io ho giudicato razzisti certi luoghi comuni, privi di riscontri certi, non lei. Ma tant’è! Evidentemente abbiamo stili diversi.

          • sator

            Di “fior di studi” come dice lei in Italia se ne fanno anche troppi, tant’è vero che alcune categorie ci campano e anzi ci ingrassano pure, vero Professore?
            Io però non vivo pettinando bambole ma nel mondo reale e la realtà che vede la gente “razzista” come me non è affatto quella dei suoi fantomatici “studi”. Poi, parlando dei diversi livelli di tassazione lei prende fischi per fiaschi. Perché mai, a parità di busta paga, un meridionale paga meno di un veneto? E, nuovamente, perché si deve perpetuare in eterno che buona parte del gettito fiscale di una parte del paese vada ad ingrassare le mafie e cullare l’ozioso fatalismo dell’altra?

          • Evidentemente, pur vivendo entrambi nel mondo reale (le sembrerà “strano”, ma anch’io ci vivo), della realtà abbiamo percezioni diverse. Lei disprezza quegli studi che servono a comprendere l’articolazione di una società data, e che aiutano il decisore politico ad operare le sue scelte. E ritiene che in Italia se ne producano anche troppi.
            Cosa non vera, come dimostra la mole di indagini realizzate ogni anno nei maggiori paesi industrializzati da governi, centri studi pubblivc e privati, università.
            Ne prendo atto. Lei rimanga con le sue “certezze” su imposte ed evasione fiscale; io continuerò a prendere “fischiper fiaschi”, e a ritenere che un paese progredisce solo se investe massicciamente
            nel suo sistema educativo, e in particolare in quello universitario, cui invece l’Italia taglia da anni risorse fondamentali per competere con i paesi più avanzati. Così come continuerò a credere che gli studi e le analisi sui grandi aggregati statistici, quelli da lei dileggiati, consentono di capire la complessità fornendo utili strumenti per intervenirmi.
            Nei giorni scorsi, l’OCSE, un altro organismo che sforma studi a iosa, ci ha bacchettato per il basso numero dei nostri laureati, attribuendo ad esso parte della nostra scarsa competitività internazionale. Le nostre imprese, al Nord come al Sud, faticano a trovare figure idonee a gestire produzioni sofisticate, in particolare lamentando la carenza di ingegneri meccanici. Per converso, ogni anno ca. 60.000 giovani laureati e/o diplomati (del Nord come del Sud) lasciano l’Italia per trovare le opportunità di lavoro che in Italia mancano, e la maggior parte non ritornerà più, con un danno valutabile in miliardi di euro spesi dal nostro paese per la loro formazione. Colpa anche questo di un Sud rapace che saccheggia le ricchezze del Nord?
            No, gentile “sator”, la sua è una lettura prepolitica della realtà, che non porta da nessuna parte. O l’Italia reagisce e si salva tutta assieme, o quello che è ancora il secondo paese manifatturiero d’Europa, e il settimo/ottavo del mondo, subirà un rapido processo di deindustrializzazione e di immiserimento che colpirà soprattutto il Nord. Come vede, la questione dell’autonomia, e del “residuo fiscale” da difendere dal “meridione” parassitario, sono poca cosa rispetto alla sfida che abbiamo di fronte!
            Mi stia bene, e coltivi pure le sue inutili certezze.

          • sator

            parafrasando il suo lungo pistolotto, il succo del discorso è più o meno questo: “lei non sa chi sono io, ignorante plebeo”.
            Beh, caro il mio professore, se gli aulici studi cui si riferisce sono quelli partoriti dall’università dei baroni e dei figli dei baroni, la stessa università cresciuta all’ombra di ogni campanile d’italia solo per partorire nuove cattedre e che costringe i giovani di vero talento ad espatriare, la stessa università che presta al parlamento decine di chiarissimi, onorevoli professori che sfornano leggi a favore della casta accademica… beh forse di tanta carta sfornata dagli atenei se ne può anche fare a meno. In fondo, di gente che sa come far girare l’economia per fortuna ce n’è anche nel mondo reale.
            Ma queste sono chiacchiere, che a lei vedo piacciono molto visto il tempo che dedica a rispondere solertemente a decine di persone che la pensano più o meno come me. Resta il fatto che votare SI al referendum, al di là degli scarsi meriti del governo regionale in carica, serve a lanciare un chiaro messaggio a Roma, sperando che di Tafazzi come lei ce ne siano pochi.

          • Prendo definitivamente atto che gli insulti gratuiti sono il suo tratto distintivo. Grazie.

          • sator

            Benissimo, finiamola qui. Mentre lei si ritira, mortalmente offeso nel suo orgoglio accademico, io continuo a credere che non é affatto un insulto alla religione pensare che la carriera universitaria sforni persone normali e non degli oracoli che la gente deve sempre rispettare con timore e sussiego, a prescindere da ciò che dicono. Buon ventidue.

          • Bah! fortunatamente chi si laureato con me, o ha sostenuto i miei esami, mi stima perché, conoscendomi, sa che sono l’esatto contrario dei baroni universitari: la cui arroganza, supponenza e autoreferenzialità ho combattuto da studente prima, e da professore poi. Pagandone anche qualche non lieve prezzo, di cui peraltro vado orgoglioso..
            Buon 22 ottobre anche a lei.

          • Gianmarco Rossetto

            Sono veramente sconcertato per la sua ignoranza o la sua Mala fede.
            L’onesta si basa sul tasso di evasione PERCENTUALE, non assoluto!
            Percentualmente in calabria si raggiunge il picco dell’80% di evasione
            Contro una evasione media in veneto del 15-20% COMPARABILE CON QUELLA DELLA GERMANIA. Dichiarazioni della guardia di Finanza non mie.
            https://quifinanza.it/varie/foto/mappa-e-numeri-evasione-fiscale-in-italia/1035/attachment/5026/
            Poi è vero che in valore assoluto è molto maggiore, certo ma anche il volume di fatturato e di reddito prodotto.
            Resta il fatto che l’evasione nel veneto e nel centro-nord sia a livelli europei!

  • D’accordo su tutto quanto dice il Sig. Roverato, meno che su una cosa. Questo è uno di quei casi in cui rinunciare a votare diventa una scelta civica (e civile), e corrisponde ad un voto negativo. Per cui personalmente invito a NON andare a votare, che è il modo migliore per far affondare questa pagliacciata.

    • Una maggiore autonomia non è una pagliacciata. E il mio voto negativo, minoritario per carità!, serve a dire che essa va perseguita in un contesto di riscatto rispetto al declino che il Veneto vive da almeno due decenni…

  • Nicola Gringich

    No! Non andrò a votare! Non mi faccio strumentalizzare! L’ esito scontato del referendum, l’alta partecipazione rappresenteranno la carta politica base della Lega dei prossimi 20 anni! E intenderanno passare all’incasso con richieste secessionistre, indipendentiste ecc.! Io non intendo scrivere quella carta! Questa esaltazione del voto a tutti i costi non la capisco! Non andando a votare esprimo comunque una posizione politica!

    • Scelta legittima, ovviamnte!
      Anche se l’astensione dal voto è stata, essa stessa, non poche volte strumentalizzata dalla politica politicante. E il suo eventuale “NO”, ancorché monoritario come il mio, servirebbe proprio a depotenziare l’eventuale interpretazione secessionista/indipendentista del Referendum. Che, cmq, il “doroteo” Zaia si guarderà bene dal perseguire, data la sua ambizione a un ruolo nazionale.