Loris e il rumoroso silenzio dei pro vita

Una vita se n’è andata. Annichilita da un sistema che ha fagocitato le risorse che potevano permettergli di viverne una degna. E questo Bertocco non poteva accettarlo

Da cronista alle prime armi ho conosciuto tanti anni fa Loris Bertocco nel suo impegno sui temi dell’ambiente, e non solo. Diretto, senza fronzoli, è stato un veneto e un collega un po’ atipico in un panorama regionale molto felpato. Ricordo le discussioni: senza una sbavatura e senza una bava. Mi trovavo spesso d’accordo con lui. Su altri argomenti eravamo agli antipodi e quando era necessario ce le siamo cantate di santa ragione, tutti e due a testa alta.

Non lo sentivo da qualche anno. Ho saputo che è andato a lasciarsi morire in Svizzera. Ma non perché fosse un cultore della dolce morte. Loris ha fatto questa scelta, ed è la parte che colpisce di più del testamento ideale che ci lascia sotto forma di j’accuse, semplicemente perché non aveva i mezzi per giungere sino alla fine in modo degno. Che significa non solo avere i medicinali gratuiti, ma anche l’assistenza specializzata, il supporto degli assistenti sociali, il supporto delle amministrazioni alle quali, in casi del genere, si chiede anche un aiuto economico adatto alla condizione di una persona paralizzata e quasi cieca.

Questa è una sconfitta cocente per una Regione che mena vanto di un servizio sanitario e socio-assistenziale tra i più avanzati. Per carità, questo vanto presunto è sempre ben confezionato nei comunicati stampa, ma ben più ardua è la testimonianza alla prova dei fatti. La fine di Loris, la cui scelta ultima merita il massimo rispetto, è l’ennesima controprova di un sistema regionale che scricchiola visibilmente e che da anni preferisce usare i soldi per alzare muri ospedialieri in project financing piuttosto che usarli, come si deve, nell’assistenza ai malati e ai loro cari.

E dico di più. Mi sarei aspettato dopo quanto accaduto a Loris un fuoco di sbarramento delle associazioni pro vita, che politicamente sono ben collocate. Mi sarei aspettato da costoro un tiro ad alzo zero contro chi ha deciso in “un atto di pur comprensibile superbia”, come predicano in circostanze del genere, di sfidare i precetti cristiani con cui farciscono a ogni piè sospinto ogni momento pubblico di dibattito, ogni anfratto dell’etere, della carta stampata e del web.

Stavolta però lorsignori non si sono fatti sentire. Segno evidente che dentro quel circuito pro vita alimentato alla bisogna nel nome di comunione e fatturazione ci stanno anche loro. I signori della sanità. I signori del project. I signori dell’appalto come i valvassini del subappalto. Oggi i pro vita tacciono giacché una vita se n’è andata annichilita da un sistema che ha fagocitato quelle risorse che sulla carta dovrebbero servire a difendere quei princìpi decantati, molto ambiguamente, ad ogni piè sospinto. Loris questa cosa non la poteva accettare. E da par suo si è dimostrato fino alla fine, anzi anche dopo la fine, lo straordinario rompicoglioni che è sempre stato. Chapeau.