Geometra bloccato in Armenia: «Serenissima Costruzioni non mi paga»

Un dipendente campano racconta le sue peripezie nello scandalo che ha investito l’ex braccio operativo della Brescia-Padova

Al di là del ginepraio di carte bollate e contenziosi economici a sei zeri e più, il fallimento della Serenissima Costruzioni porta con sé inevitabilmente il suo strascico di vicende umane. É il caso di Leone Schiavone. Classe 1965, professione geometra con una esperienza notevole nei cantieri di mezzo mondo, nel 2016 viene assunto dalla Serenissima Costruzioni dopo essere stato contattato da un head hunter, ovvero da un consulente specializzato nella ricerca di personale altamente qualificato. Il contratto d’ingaggio «è firmato dall’ingegner Gabriella Costantini, capo-operazioni in Armenia della società edile».

Le qualifiche di Schiavone stanno tutte lì nel suo curriculum. Nato a Sant’Andrea di Conza in provincia di Avellino, l’uomo ha passato «sei anni in Australia, due in Scozia, un anno in Libia, cinque in Kazakistan, prima di approdare l’anno passato a Serenissima», società che sino a qualche tempo fa era il braccio nel ramo costruzioni dell’Autostrada Brescia-Padova, quest’ultima con sede a Verona. Ed è proprio con la società edile scaligera che inizia la peripezia del professionista, il quale dopo aver accettato un incarico nella zona di Yerevan in Armenia, dall’aprile del 2017, attacca il 52enne campano, non viene più pagato.

«Io ho immediatamente sollecitato la casa madre – racconta Schiavone – poi nella proprietà è subentrato il gruppo pugliese Lci e ho scritto anche a loro, lamentando arretrati per 24mila euro. Da quel momento è cominciato un vergognoso scaricabarile tra la vecchia proprietà», ovvero la A4 Holding, oggi in quota alla multinazionale Abertis, prima riferibile al Gruppo Intesa «e il nuovo acquirente». Ma i guai non arrivano mai da soli. Il geometra vorrebbe tornare nel Belpaese per far conoscere ai suoi parenti la sua compagna kazaka e la figlia della donna, con le quali ha formato «un nucleo familiare affiatato». La speranza è quella di sposare la compagna in Italia e poi riprendere la sua vita di professionista. In Armenia, giusto a titolo esemplificativo, Schiavone svolge un ruolo cruciale, quello che in gergo anglosassone si chiama “quantity surveyor”, lo specialista «che cura la contabilità col cliente, con i subappaltatori, la contabilità interna, la verifica delle quantità sulle forniture, le varianti sui nuovi prezzi, nonché la compilazione dei certificati di pagamento».

Tuttavia oltre al problema degli arretrati il professionista avellinese si accorge che «Serenissima non ha nemmeno potuto provvedere a regolarizzare la sua posizione dal punto di vista del visto». L’uomo si ritrova quindi con un semplice visto turistico, senza soldi, visto che i suoi risparmi li ha impiegati per le spese della famiglia e con l’impossibilità, anche economica, di sostenere tutti gli adempimenti burocratici per il ritorno in Italia con la compagna e la piccola al seguito. In realtà al geometra Serenissima fa comunque una proposta, «quella di pagare due mensilità arretrate in modo che abbia le risorse per tornare da solo in Italia». Proposta seccamente rifiutata «perché io non lascio la mia compagna e la bambina che tra l’altro si troverebbero sole in terra straniera».

Schiavone (in foto) si descrive «pieno di rabbia e di sconforto allo stesso tempo». Dopo anni passati alle dipendenze di società da tutto il mondo «ero davvero felice di lavorare per una ditta italiana. Ma mal me ne inclose – spiega parafrasando Boccaccio – quando accettai quell’incarico». Il motivo di tale scoramento è presto detto: «circa un mese fa alcuni incaricati della A4 Holding sono venuti in Armenia per chiudere la partita. La A4 era garante per circa sei milioni di dollari rispetto ad una serie di progetti nel Paese caucasico. Dopo vari tentativi questi emissari hanno trovato un accordo con la municipalità di Yerevan per riavere indietro parte delle fidejussioni. La municipalità di Yerevan ha poi anche saldato uno stato di avanzamento lavori di quasi 500.000 dollari proprio alla Serenissima. A questo punto perché non pagano il sottoscritto e gli altri che in Armenia avanzano soldi proprio dalla compagnia? Questo comportamento è vergognoso e chi sarà ritenuto responsabile davanti alla legge spero proprio che finisca in gattabuia. Il ping pong delle responsabilità nei miei confronti andato in scena tra vecchi e nuovi proprietari è offensivo, pure perché formalmente io sono ancora dipendente di Serenissima anche se nessuno s’è preso cinque minuti per informarci del cambio dell’azionista: bella riconoscenza».

Ma durante queste settimane di difficoltà in che modo il geometra ha potuto mantenere un minimo standard di mantenimento? «C’è una carissima persona italiana – racconta – che lavora a Abovyan, sempre in Armenia, che mi sta ospitando e che sta dando un aiuto concreto alla mia compagna, alla piccola e a me in attesa che la situazione si sblocchi. Se entro la fine dell’anno riavessi quanto mi spetta e potessi sposarmi con la mia compagna in Italia – conclude Schiavone – sarebbe il più bel regalo di Natale della mia vita. Tuttavia non credo che mi fermerò in Italia a lavorare come non credo che accetterò più incarichi da società del mio Paese».