Mercati, ecco perchè investire in azioni (senza esagerare)

4 domande e 4 risposte, tema: l’andamento delle Borse, fra effetto-paura e fisiologica (ma cattiva consigliera) avidità

Come mai i mercati azionari non si spaventano più neanche della guerra nucleare?
Tutto comincia a partire dal giorno del referendum sulla Brexit, il 23 giugno 2016. Un venerdì di vero panico per mercati finanziari e valutari. La più alta perdita di sempre dell’indice FTSE Mib, oltre il 12%, più di quanto perso ai tempi di Lehman Brothers o dell’attentato delle Torri gemelle. Eppure a distanza di poco più di un anno, oggi i mercati mondiali festeggiano quasi ovunque nuovi record. Una delle cose più strane di questo lungo ciclo borsistico mondiale è il fatto che la “paura” sembra sia letteralmente scomparsa dalla psiche degli operatori. C’è un modo per misurare la paura sui mercati azionari? La paura è un sentimento ancestrale, fondamentale per tenerci in vita. Ogni volta che si ha a che fare con un investimento, c’è una parte del cervello, l’amigdala, che comincia a mandarci messaggi di pericolo, soprattutto se le cose non vanno nella direzione sperata. Esiste un termometro della paura universalmente accettato, un indice – noto come VIX – che non misura i prezzi dei titoli, ma la volatilità dei titoli, o meglio, la volatilità implicita delle opzioni sui titoli che compongono l’indice della Borsa americana. Detto in altri termini, tanto più gli operatori sono nervosi e timorosi, tanto più agiscono aggressivamente e fanno spostare i prezzi in misura sempre più ampia, e tanto più caro risulta assicurarsi per il tramite delle “opzioni put” contro il ribasso. Come si può vedere dal grafico sotto, il VIX è ai livelli più bassi di sempre.

Perché gli investitori sono così tranquilli?
In effetti sembra strano, non facciamo altro che sentire notizie preoccupanti: Brexit, fallimenti di banche, giochi di guerra, catastrofi naturali, terrorismo. In altri momenti ne sarebbe bastata solo una per scatenare il panico. Si sommano almeno tre aspetti importanti che contano molto di più delle prime pagine dei giornali:
1) ciclo economico e utili delle imprese. Siamo di fronte a uno dei primi cicli di ripresa sincronizzati della storia recente. Ben 46 Paesi sono in fase di espansione economica. Non si vedeva da tempo. E gli utili aziendali delle società, specie quelle americane, sono ai massimi di sempre. Mai perdere di vista il pallone, questa è la prima regola del gioco Queste sono le cose che interessano agli investitori, utili e dividendi, che stanno aumentando un po’ ovunque.
2) banche centrali. Hanno offerto tranquillanti gratis senza risparmiarsi. Tenere i tassi d’interesse a livelli così bassi rende molto più interessante investire in azioni, che pagano dividendi molto più alti rispetto alle cedole delle obbligazioni. Anche questa è una situazione che non ha eguali nella storia.
3) psicologia. Anche qui c’è lo zampino delle banche centrali e dei governi, che hanno consentito – seppur controvoglia – il salvataggio di numerosi istituti bancari senza far scattare il famigerato bail-in, che avrebbe scatenato il panico sui mercati. Si si è così diffusa la sensazione che in caso di pericolo ci sarà sempre una Fed, una Bce, pronta a intervenire per evitare il peggio. Perché quindi essere prudenti se siamo certi che qualcuno ci salverà?

Perchè invece c’è da preoccuparsi?
1) l’economia americana è in piena occupazione, intorno al 4%: nonostante le paure dei robot, la storia ci insegna che prima o poi l’inflazione salariale arriverà, e con essa gli utili aziendali potranno iniziare a soffrire.
2) le banche centrali hanno fatto capire, con intensità maggiore negli Usa, che il ciclo di politica monetaria accomodante sta terminando e che riporteranno i tassi gradatamente verso l’alto.
3) la questione coreana, anche non per una specifica volontà delle parti, potrebbe però scivolare su un incidente occasionale, che a sua volta potrebbe portare ad una serie di azioni e reazioni automatiche e disastrose.
4) il livello di debito, un po’ ovunque, ha continuato a crescere per riportarsi su livelli superiori a quelli precedenti la crisi del 2007.
5) le valutazioni dei mercati azionari sono su livelli puntuali molto alti, e ancora più elevate se misurate un indicatore studiato per tenere conto dei livelli medi degli utili sul ciclo di vita economico.

Meglio vendere o comprare?
Per quanto tutto possa apparire tranquillo – e anche per buone ragioni – l’esperienza insegna che l’eccesso di compiacenza non è un bene. Una mattina, non possiamo ancora sapere oggi perché, ci sveglieremo con l’impulso di vendere tutto. Ma poiché saremo tutti venditori nello stesso momento, i prezzi si muoveranno in maniera repentina, facendo salire il VIX, innescando nuovi cicli di vendite. Il ribasso sarà alimentato anche dai sistemi algoritmici e quantitativi, che esaspereranno la tendenza, obbligando i risk manager a far ridurre le posizioni su asset rischiosi. La diffusione sempre più ampia di prodotti passivi quali gli ETF esaspererà la situazione, in modo speculare con quanto fatto nella fase di rialzo. Quindi, le cose stanno andando bene a livello di ciclo economico mondiale, le aziende sono solide e in crescita, pagano buoni dividendi, l’inflazione ancora non si fa vedere. E’ un buon contesto per essere investiti in azioni. La nota fortemente stonata è data paradossalmente dall’assenza di paura. In altri termini, essere investiti in azioni sì (anche perché non ci sono troppe alternative, visto che tenere i soldi sui Bot costa anziché rendere) ma sarà bene non farsi trovare con i portafogli troppo pieni, perché il prossimo incidente di percorso, più o meno grave, non può essere troppo distante. Paura o avidità, da sempre, sono da sempre i nostri peggiori consiglieri.

A cura di Paolo D’Alfonso – Banca Consulia 

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