Referendum, domenica sto a casa: almeno lì son davvero “paron”

A Roma i veneti sono visti come il can che abbaia ma non morde. E hanno tutte le ragioni a pensarlo. Basta guardare alla nostra classe dirigente

Augh, fratelli Veneti!
Siamo alla vigilia di un voto non decisivo, per il nostro Veneto. Nella nostra riserva sulle ridenti Hills del centro Veneto, è da un po’ di mesi che si parla e discute su cosa fare la prossima domenica 22 ottobre. In silenzio, ho ascoltato tutti, ho letto articoli e sentito dibattiti. Chi è favore, chi contro e chi si astiene. Ho meditato a lungo con il mio calumet. Oggi ho deciso e ho pensato di condividere con voi Fratelli di Vvox questo mio pensiero.

Tra le tante opinioni che ho sentito, mi permetto di sottolinearne due: sono quelle di Luciano Benetton che definisce il referendum «una stupidaggine» e l’analisi puntuale e rigorosa di Jacopo Bulgarini d’Elci che lo definisce semplicemente «inutile». Concordo con le suddette analisi e mi permetto di aggiungerne un’altra: «semo i soliti veneti mone che se fa tore par el culo dal Paron de turno». Il grido è sempre lo stesso: “Autonomi è meglio”!

Già perché è già stato usato svariate volte dai tanti “paroni” che hanno infestato questo territorio negli anni. Non era forse il grido che si alzava dai vari cda a guida Zonin e Consoli? Non era la forse la parola d’ordine della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca? Non era forse il sempreverde “Paroni dei nostri Schei”? (si vede com’è andata a finire…). Non è forse quanto da 23 anni ci sta propinando la guida di centrodestra della nostra Regione? Prima i 15 anni di Galan (con Zaia vicepresidente nell’ultimo mandato) e poi i restanti 8 a guida Zaia.

Gli stessi sono stati gli ultimi ministri veneti. Quindi le stesse persone che a Roma dovevano decidere e che non hanno deciso un bel nulla! E adesso chiedono di votare per un’autonomia che non si sa cosa sia né cosa porterà. Tanto sempre a Canossa (pardon Roma) si deve andare e li troveranno chi li attende tranquillo. A Roma hanno chiaro in mente un proverbio: “Can che abbaia non morde” e i veneti da oltre 23 anni continuano ad abbaiare come cani senza mai mordere. Perché non hanno i denti per mordere, perché da quando ci si è rivolti a queste grida di battaglia, si è avuto un totale distacco dal Vero Potere: quello romano!

Non abbiamo più classe dirigente che ci tuteli e che ci faccia dare quanto (giustamente) chiediamo. La veneta è una classe politico/dirigente di cialtroni che abbaiano come tanti cani e che sono incapaci di mordere. Anche perché (è giusto sottolinearlo) sono incapaci di prendere decisioni veramente autonome. L’esempio più lampante è quello della Lega Veneta, subalterna da sempre alla Lega Lombarda che non solo decide nel proprio territorio ma anche in quello Veneto.

Basti vedere che fine hanno fatto i segretari veneti che si sono non ribellati ma semplicemente “distanziati” da Milano: cacciati! Tutti! Hanno iniziato da Comencini per finire con Tosi. In questi giorni Salvini ha persino dettato la linea da seguire per i candidati sindaco di Treviso e Vicenza: «uno deve essere della Lega» e, come sempre, i veneti poentoni a dire: “Comandi sior Paron!”. Mi son veneto ma non me fasso tore in giro da nesun e domenega sto a casa mia! (dove almanco son davero Paron!)
Augh!