“Non temere Antropos”, musica contro l’alienazione

Un album «registrato nella stalla della nonna a Veronella». Ma con un significato di ribellione

Sperimentazioni musicali alla veneta: nel Veronese si alchimizza, partendo dai Van der Graaf Generator passando per la Pfm: i Non temere Antropos (la “h” è volutamente assente, ndr) sono un trio composto da Tiziano Gerardi, Giacomo dal Forno e Riccardo Scaioli, negli ultimi tre anni totalmente immersi nello studio del sax, del basso e della batteria, e dal 2015, con l’arrivo del musicista poliedrico Lorenzo Visco, anche della chitarra. Al loro primo album, hanno iniziato una serie di esibizioni in giro per il Veneto e nel nord Italia per pubblicizzare e far conoscere il loro lavoro dal titolo omonimo che, ci dice Lorenzo, «è stato registrato nella stalla di mia nonna a Veronella, dopo averlo ovviamente sistemato e predisposto a sala di registrazione».

Ad aiutarli nella registrazione e nella produzione il “quinto antropos”, Nicolò Ferrari, amico e loro personale consulente in campo tecnico e musicale, nonché produttore. «Tutte le tracce», aggiunge invece Giacomo, «sono state registrate in presa diretta». Il motivo è semplice: «al nostro lavoro vogliamo dare una forma quanto più genuina possibile; è facile registrare ogni singolo strumento e poi mettersi al computer e, in poco tempo, aggiustare e correggere gli errori per rendere tutto “perfetto”. Noi, a dirla tutta, abbiamo subito scartato questa ipotesi: pensiamo che la musica debba avvicinarsi al pubblico attraverso anche le imperfezioni, o le sfumature che solo tramite la presa diretta è possibile ascoltare».

«Ogni canzone o brano musicale – continua – è un prodotto artigianale, levigato dalle mani di chi la scrive o lo compone. Non è certamente nostro l’intento di presentare un album insufficiente dal punto di vista tecnico o qualitativo» ma d’altro canto «neppure perfetto, come se non l’avesse creato un essere umano. Noi siamo uomini, antropoi, e siamo imperfetti. Questa è la nostra perfezione». La particolarità di questo album è la mancanza del nono brano, nonostante siano presenti undici tracce: «non è un errore. È il singolo che uscirà a breve; e tutto rientra nella costruzione dell’album».

Antropos è diviso in quattro grandi momenti, ciascuno dei quali segue un suo proprio stile musicale: uno per musicista, uno per atmosfera musicale in cui ha ricamato la propria melodia. La nona traccia si rivela dunque come soluzione di continuità tra le prime tre parti e quella invece conclusiva. E a proposito di antropoi, perchè questo nome? Tiziano taglia corto: «è il nome della connessione wifi di un mio vicino di casa. Antropos lo dedichiamo a lui, e a chiunque nella vita abbia bisogno di un’esortazione per andare avanti in questo mondo maledetto ormai senz’anima».

E di qui trascendiamo dalla musica al manifesto filosofico: «non siamo solamente delle macchine, dei robot, degli automi buoni solo a lavorare per produrre, ma che possiamo fare benissimo di più, molto di più rispetto a quello che pensiamo di poter fare. Il titolo non è, però, solo questo: non bisogna avere paura di sbagliare, né di prendere delle scelte, buone o cattive che siano. Si deve agire, perché questo è il senso della vita, e allo stesso tempo è agendo che si trova un significato alla nostra esistenza. Non bisogna temere, appunto, di trovare quel qualcosa che dia un senso a tutto ciò. Noi con la musica ci proviamo, ed è così che riusciamo ad esprimere la nostra essenza più intima». Verso l’infinito.