Spacey come Wilde, l’opera punita come l’autore

Anche se parto dell’artista, l’arte assume vita propria. Perciò non ha senso il “doppio processo”

Piove. Piovono un po’ ovunque notizie riguardanti abusi sessuali di illustri personaggi del mondo dello spettacolo. Il fenomeno sembra potersi delineare secondo un canovaccio ben definito. Scoppia la denuncia del singolo come un fulmine a ciel sereno, poi, a cascata, segue lo scrosciare di tutti gli altri accusatori. Non meno curioso è l’atteggiamento psicologico degli stessi additatori. Per qualche misteriosa recondita ragione, è sufficiente una minuscola scalfittura per propagare le crepe ovunque. E il castello d’omertà, innalzato e fortificato nel corso di diversi anni, rovinerà inesorabilmente.

Dopo il caso Weinstein, ecco che un altro famoso artista del cinema viene sottoposto alla gogna mediatica. Il meccanismo che si sta instaurando contro Spacey è sorprendentemente affine a quello che due secoli addietro portò alla demolizione del celebre dandy irlandese. Da una grossolana accusa di sodomia, se ne innalzano ulteriori, sostenute da innumerevoli testimonianze dirette. Questi presunti abusi sessuali, così come gli stessi giovani accusatori, sembrano allora spuntare come funghi. Oggi come ieri.

Quando un celebre artista si trova al centro di un sì grave scandalo, subisce un inevitabile doppio processo. Questo porterà alla condanna dell’uomo e, di conseguenza, della sua opera. Lo sapeva bene Oscar Wilde che, una volta arrestato, con grande rammarico apprese che i suoi volumi furono ritirati dal mercato. Stessa sorte toccò alle sue opere teatrali che non vennero più rappresentate. Questo curioso riflesso sul piano artistico sta coinvolgendo l’attore Kevin Spacey. A meno di ventiquattro ore dalla notizia di abusi su minore, Netflix ha annunciato che la fortunata serie House of Cards cesserà con le riprese della 6° stagione.

Per qualche ragione che sfugge, lo scandalo sessuale ha portato inoltre alla revoca dell’International Emmy Founders Award. Premio che, fino a prova contraria, è volto esclusivamente a dare riconoscimento alle migliori produzioni televisive. Perché questa esigenza di legare indissolubilmente i destini di delitto e opera artistica? La risposta a questa scomoda domanda sembra trovare un addentellato in un’erronea considerazione di coloro che stanno sotto i riflettori. Quando si osanna un prestigioso artista, infatti, troppo spesso sfugge di mente un concetto basilare. L’ideatore e l’esecutore non coincidono mai con la rispettiva rappresentazione artistica.

L’errore è non saper riconoscere che un’opera d’arte, una volta partorita, acquisisce una propria autonomia. Tagliato il cordone ombelicale, infatti, l’opera assume vita propria, prescindendo dalle vicende che riguardano l’autore. Lo stesso Wilde scriveva convintamente che “tutta l’arte è perfettamente inutile“. Certo non poteva immagine che la sua arte, invece, fu tristemente utile a dimostrare la sua immoralità e a decretarne la condanna.