«Evitare i vaccini? Minacciare cause milionarie ai medici»

C’è chi tenta di ritardare l’immunizzazione per vie legali. Una mamma “free vax”: «Zaia ha strumentalizzato il problema»

«Per uno Stato che ci imbroglia con una legge-truffa sulla vaccinazione obbligatoria rispondo da vera stronza tempestando l’Ulss di richieste e test diagnostici confidando che alla fine il meccanismo si incepperà». A parlare così, visceralmente, è una mamma “freevax” della provincia di Padova, che non vuole rendere pubblico il proprio nome. La signora ha deciso di non sottoporre a vaccinazione la seconda figlia: la ritiene «incompatibile» con alcuni vaccini tra quelli obbligatori introdotti dal decreto Lorenzin. E non c’è solo il fronte delle madri. «Tutto ruota attorno al grado di incompatibilità che per me è alto e per i medici non lo sarebbe. Tuttavia – spiega una chimica farmaceutica, anche lei anonima essendo una dipendente pubblica – io non sono stata con le mani in mano». Ma soprattutto «per tutelare mia figlia da alcuni genitori invasati, favorevoli al vaccino senza se e senza ma». La rivolta contro i vaccini sembra sopita, in realtà ribolle: entro il 10 novembre le scuole dovrebbero comunicare alle aziende sanitarie del Veneto l’elenco di coloro che hanno adempiuto agli obblighi vaccinali, dato che il 31 ottobre scadeva il termine ultimo per procedere con i vaccini stessi. Ma la raccolta dei dati procede a fatica.

«La parola chiave – spiega la dottoressa – è far sapere al distretto ma soprattutto di persona a medici e infermieri, anche per iscritto, meglio con una diffida, che saranno ritenuti responsabili e penalmente e civilmente per ogni eventuale danno. A questi signori poi va ricordato che in diverse Ulss venete le assicurazioni mediche non coprono i danni sotto una certa cifra per cui a meno che non abbiano un’assicurazione personale potrebbero dover pagare in solido. O per converso incorrere in una causa magari milionaria. Al contempo bisogna far sapere a questi camici bianchi che si darà massima pubblicità nel caso di contenzioso. Sappiano che potrebbero finire sui social network. Sponsorizzare una pagina su Facebook contro qualcuno costa una pipa di tabacco e con la viralità del web le cose sono addirittura facilitate anche perché il tema vaccini è seguitissimo. So che diversi studi legali, anche grossi, stanno già sondando gli aderenti ai gruppi più importanti di freefax o novax». Ai genitori intenzionati a seguire percorsi come il suo, il consiglio è «fare una bella assicurazione legale, costa meno delle multe eventualmente erogate dall’Ulss, così se qualche azienda sanitaria si azzarda a muovere le vie legali trova la controparte pronta a rendere pan per focaccia. Alla fine spero di spuntarla». E se arriva il redde rationem? «Vedrò. Intanto noto che in Trentino e Alto Adige il vincolo, de facto, come preannunciato, è assai meno stringente».

Ma un ragionamento del genere non è viziato da un approccio egoistico in forza del quale non solo si potrebbe mettere a repentaglio la salute degli altri bambini, ma anche esercitare una pressione indebita, quella della paura dei risarcimenti per via giudiziaria che sono uno spauracchio anche per tanti medici che agiscono con coscienza e professionalità? Il pensiero della mamma ribelle è deciso: «L’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini diceva “a brigante brigante e mezzo”. O se si vuole à la guerre comme à la guerre. Io ho lavorato per l’industria farmaceutica, e non sono contraria tout court ai vaccini, visto che l’altra mia figlia ha già avuto la sua punturina. Il problema di fondo è che io voglio scegliere. E che in ogni modo, anche se si dovesse appalesare un interesse collettivo superiore a quello del singolo in termini di salute pubblica, io ritengo che lo spazio della scelta personale in questo caso non sia in nessuna maniera comprimibile».

Anche se c’è di mezzo la salute di tutti gli altri? «Assolutamente sì – contrattacca la specialista – poiché è come se dopo un rapimento di venti bambini deciso da un gruppo di terroristi venissero da me dicendomi che devo sacrificare il mio per salvarne venti. Si tratta di una questione non negoziabile». Poi un’altra rasoiata: «Io conosco le società farmaceutiche dall’interno; so bene che i profitti sui vaccini si fanno solo con interventi di massa. Il tutto al netto degli imbrogli da codice penale che non mancano mai visto che la sanità è una delle tette da mungere di questa nostra Italia scellerata». La Regione quindi da questo punto di vista subisce le scelte di Roma? «Inizialmente avevo pensato così. Quando il governatore Luca Zaia aveva dato l’annuncio che avrebbe ricorso contro i protocolli attuativi del decreto Lorenzin, io che politicamente ho una cultura più di sinistra ci avevo sperato. Quando però ho assistito al clamoroso voltafaccia sul ritiro della determina dirigenziale che metteva in discussione proprio il decreto Lorenzin mi sono dovuta ricredere. In pratica è bastata la voce grossa del ministro che sarà stato politicamente imbeccato da chi è più prossimo alle big pharma. Io non sono una attivista del Corvelva, ma seguo le loro attività con interesse. Quando il presidente Ferdinando Donolato – proprio dalle colonne di Vvox.it peraltro – aveva accusato Zaia di volersi fare la campagna referendaria grazie all’onda di sdegno dei freevax, non ci avevo creduto. E invece Donolato, alla prova dei fatti, c’ha preso in pieno». Restano come un 58% di quorum e il trionfo del sì. «Nel 42% di rimasti a casa c’è una marea di freevax delusi. Comunque i veneti non si sono comportati meglio degli altri italiani. Sono ugualmente succubi del potere, quello vero, quello economico». (in foto un momento della manifestazione freevax di Vicenza del 21 luglio 2017).

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