Bassa affluenza in Sicilia: ma di quale democrazia parliamo?

Bauman l’ha definita “società liquida”: gli elettori incidono sul governo come i tifosi sul gol della loro squadra. Serve un cambiamento radicale

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Con un’affluenza alle urne sotto il 50% come in Sicilia, il problema sarebbe ancora la governabilità o piuttosto la rappresentanza? È un falso dilemma: in una vera democrazia non può esserci una stabile governabilità se i cittadini non si sentono rappresentati. Mentre la partecipazione al voto, compreso quello referendario, crolla fino a diventare irrilevante (a Ostia sotto il 40%), un irritante Parlamento concentra la discussione sulla legge elettorale sulla sola governabilità. Ancora peggio: piuttosto che discutere sui migliori metodi di rappresentazione, tutti – compresi i media – si preoccupano a quale partito giovi il tale o il talaltro marchingegno.

Oggi, se insorge un problema pubblico, non ci si rivolge più a un deputato o a sindaco, non si va alla sede del partito o dell’organizzazione sindacale e di categoria: si fa invece una fiaccolata, una manifestazione e si apre un account sui social network. Così va nel migliore dei casi: nei peggiori si tirano molotov, si bruciano centri profughi, si sbraita in tv compiacenti, si occupano palazzi. Senza una rappresentanza, legittimata non solo dalle norme ma soprattutto dal consenso popolare, la governabilità può essere solo un’ipocrita conformità a leggi vuote. Scendere in piazza, comprese quelle virtuali, in modo pacifico non è mai servito a molto; ancora meno quando le manifestazioni sono inflazionate al punto che non ci si fa più caso. D’altro lato, se la manifestazione diventa violenta, la ragione per cui è stata organizzata viene obliterata dalla prioritaria condanna della violenza. Alla fine decidono eletti privi di legittimazione.

Il cittadino eserciterà il voto se saprà per chi vota e per cosa vota; soprattutto se troverà utile votare e potrà controllare l’eletto ricevendo un feedback costante dalla sua scelta. Il dibattito corrente invece riguarda solo chi vince e chi perde. Gli elettori hanno la stessa possibilità di incidere sul governo di quella che hanno i tifosi di una squadra di calcio di segnare un gol. Un cambiamento radicale è necessario. Le proposte dei Cinque Stelle sarebbero le più innovative in Europa per quanto riguarda l’apertura a un modello diverso di rappresentanza e di democrazia. Purtroppo, non basta avere l’idea buona per realizzarla e inoltre per ora si tratta solo di un’intenzione. Chi non vuole affrontare il tema della rappresentanza crea a bella posta una grande confusione per evitare di parlare di questo e ci si perde in polemiche vuote. Non è un caso che la legge elettorale sia stata approvata da tutte le oligarchie partitiche. E sembra sempre più chiaro che il PD preferisca vedere al governo i conosciuti nemici di sempre con cui ha sempre trattato: meglio il trio degli incompatibili Salvini, Meloni e Berlusconi che gli inafferrabili grilli parlanti.

Gli occidentali hanno ormai assimilato il principio che la sovranità risiede nel popolo e persino in ciascun cittadino. Ma le ideologie otto-novecentesche in competizione non sono più in grado di aggregare gruppi stabili di cittadini che si riconoscono negli stessi interessi e opinioni. La crisi di condivisione s’è trasferita nel disfacimento progressivo delle organizzazioni politiche che costituivano luoghi di aggregazione, di informazione e formazione delle idee. Sono scomparsi i luoghi di socializzazione collegati a territori e strutture organizzative le cui gerarchie erano autorevoli perché legittimate e accessibili.

Oggi invece, prevalgono opinioni fluttuanti che si formano e sciolgono per poi riaggregarsi in modo diverso senza soluzione di continuità. Bauman ha parlato di “società liquida”; Augè di città diventate “non luoghi”. Gli studiosi si sono crogiolati in queste datate analisi e, affascinati dalle diagnosi, si sono dimenticati delle terapie. Così che la democrazia malata muore con la soddisfazione di conoscerne il motivo, ma senza sapere reagire. La società liquida deve trovare il modo di coagularsi in gruppi per formare i quali ci vuole un’elaborazione culturale impegnativa. Altrimenti, l’esito di questo processo di decadimento democratico non può che essere l’irrilevanza dell’opinione pubblica, già realizzata. Nonostante i crescenti schiamazzi che, se supereranno la soglia della controllabilità, verranno messi a tacere con un esplicito totalitarismo.

(ph: secondrail.com)

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  • Gustavo

    Bellissimo articolo , ma difficile che la società liquida si coaguli , visto che si basa sull’individualismo piu’ sfrenato .

    • Corrado Poli

      Gentile Gustavo, gli esseri umani hanno bisogno di aggregazione e di comunicare. In questo periodo storico i vecchi strumenti di organizzazione politica e di comunità sono in profonda crisi. Bisogna trovarne di nuovi e non ci sono ancora, ma preso si formeranno perché inevitabile. Solo che possono essere diversi dai precedenti e non tenere conto della politica. E questo sarebbe pericoloso perché si lascia il potere nelle mani di pochi.