Ospedale a Padova Est, sconfitta del centrosinistra

Il gioco dell’oca si è fermato al punto doveva l’aveva lasciato l’ex sindaco Bitonci. Ma Coalizione Civica sembra non fare una piega

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La scelta di dove e come costruire il nuovo ospedale di Padova è una scelta politica che non c’è mai stata. La politica padovana da molto tempo è andata al traino di interessi economici, probabilmente legittimi, piuttosto che essere leader delle decisioni urbane. Si è persino parlato di fare Analisi Costi/Benefici (ACB), quando qualsiasi studente di economia politica sa che si tratta di uno strumento tecnico da applicarsi solo in seguito alla formulazione di alcune precise premesse di valore. È efficace per scegliere i dettagli, ma non decisiva nel determinare l’opportunità e la localizzazione di una grande opera pubblica. Per esempio l’ACB non tiene conto delle esternalità che nella politica urbana sono fondamentali. Nella vulgata, l’ACB viene usata per abbagliare gli incompetenti e non per illuminare i competenti chiamati a decidere.

Il problema è culturale e politico. Dal punto di vista culturale, la scelta dell’area ha prevalso su un progetto di sanità e di architettura sanitaria che non è mai stato discusso. Le amministrazioni e l’università hanno seguito gli interessi dei costruttori senza dare loro indicazioni su cosa desideravano: sembrava che l’importante fosse solo costruire – quanto più grande possibile – che poi in qualche modo si riempiva. Se servono nuovi generici spazi, la cosa più facile è fare tutto ex novo come già fatto in altre città e cittadine del Veneto con risultati discutibilissimi dal punto di vista dell’efficienza urbanistica e in particolare del traffico. Certamente è molto più difficile riuscire a riorganizzare avendo come limite l’esistente. Ma committenti pubblici preparati danno questi incarichi a tecnici e imprenditori aggiornati. Invece, politici deboli si sono comportati finora come vecchiette sprovvedute di fronte al piazzista che bussa alla porta per vendere saponette.

E poi le contraddizioni politiche. Non si può pensare di fare un piano della mobilità sostenibile e poi spostare un grandissimo attrattore di traffico necessariamente privato lontano da dove s’era sedimentato un rilevante indotto residenziale e commerciale di prossimità. Non si può fare campagna elettorale sostenendo che il suolo non va più consumato e impermeabilizzato e poi costruire sulle ultime aree verdi rimaste. Magari negando qualche metro cubo a un privato o un piccolo costruttore con cui è più facile essere prepotenti. In campagna elettorale una parte della coalizione vincente ha sostenuto senza mezzi termini l’ipotesi di “nuovo su vecchio” (il sindaco Sergio Giordani è sempre stato più possibilista). Se la scelta era davvero questa, ci si aspettava di vedere avviati studi, progetti e piani – anche grazie alla presenza dell’università – che esprimessero un’idea di sanità pubblica e ponessero come vincolo il luogo scelto: tutto il resto sarebbe venuto di conseguenza. Invece, la prova che non si è mai creduto davvero alla soluzione propagandata è che s’è continuato a ondeggiare senza proporre un modello di sanità e di organizzazione di spazi e metodi alternativo all’attuale. Forse alla fine la scelta ottimale era proprio quella dei costruttori comunque, ma almeno si sarebbe pensato a un modello alternativo valido per altre occasioni.

La conclusione dei questa misera vicenda è che si farà l’ospedale a Est, dove aveva deciso l’ex sindaco Bitonci, con ritardo. Una disfatta politica per il centrosinistra, soprattutto per Coalizione Civica da sempre stata integralista per “nuovo su vecchio” come pure sul contrasto a Leroy Merlin. E non si dica che l’attuale amministrazione si fa garante del mitigamento degli impatti grazie ad Agenda21 (un contentino apprezzato per chi la gestisce e ha votato, ma che non è mai servita a nulla almeno da vent’anni) e della permanenza di qualche attività nell’attuale sito. Prima di tutto questo l’avrebbe fatto anche la precedente amministrazione; in secondo luogo sembra proprio una ritirata in buon ordine, sapendo che prima o poi sarà tutto trasferito nel nuovo complesso che più grande sarà più sarà efficiente secondo i parametri scelti. E forse questa è proprio la soluzione migliore. Ma in una visione urbanistica opposta a quella voluta da chi ha votato per Coalizione Civica: gli assessori, dopo essersi dimessi dal Consiglio comunale, non dovrebbero forse avere la dignità di dimettersi di nuovo?

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