Pfas, Miteni: «se si chiude azienda si blocca bonifica»

«Miteni ha intercettato oltre il 99% della falda e sta depurando l’inquinamento storico, con le barriere sulla falda e la bonifica completa (…) Chi ferma l’azienda blocca la bonifica». Così, intervistato sul Mattino a pagina 8, Antonio Nardone, ad di Miteni l’azienda chimica di Trissino accusata di essere la principale fonte d’inquinamento da Pfas del territorio veneto. Nardone risponde a risponde ai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Jacopo Berti e Manuele Brusco, che avevano sollecitato la Regione chiudere la fabbrica.

«È bene chiarire che nell’istante in cui la falda è totalmente barrierata il problema del terreno va affrontato ma è relativo perché gli inquinanti non vanno dispersi nell’ambiente – spiega l’ad di Miteni -. Proprio per questo non ha senso chiudere lo stabilimento. Miteni ha sempre collaborato e affrontato tutte le spese per le ricerche e le bonifiche e oggi togliamo Pfas dall’ambiente, siamo la soluzione non il problema». Nardone replica anche alle richieste del M5S di riconoscere per i lavoratori dell’azienda il riconoscimento di malattia professionale come per l’amianto: «c’è stato un calo medio del 96% di Pfas nel sangue dei dipendenti (…) gli studi epidemiologici completati non hanno rilevato alcuna patologia» e «non ci sono più tumori nell’area rossa da Trissino a Lonigo. L’assessore Luca Coletto l’ha definita una fake news e il direttore del Registro tumori ha portato dati oggettivi. Non si può terrorizzare la gente con notizie fasulle».