Verona, quei misteriosi cumuli nauseabondi nelle Valli Grandi

Il ritrovamento è stato effettuato nel territorio di Cerea a pochi passi dal confine con Legnago

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Che cosa diavolo sono mai quelle maledodoranti montagnole bianche sparse nelle campagne delle Valli Grandi veronesi? E’ la domanda che si fanno in tanti, nella zona di Cerea. Si tratta di materiale abbandonato? Di sostanze legittimamente disseminate sui campi? Parliamo di una delle aree del Veneto in cui la vocazione agricola si è mantenuta molto viva: mais e frumento la fanno da padrone. Ma lì dove si toccano le province di Verona e Rovigo, con quella di Mantova a un tiro di schioppo, non può essere sottaciuta la produzione di zucche, di patate, di altri ortaggi nonché la presenza di alberi da frutto, senza dimenticarela coltivazione di diversi tipi di erbe officinali che tornano ad essere molto richieste sul mercato per le loro proprietà.

I timori che in queste settimane si sono diffusi tra alcuni residenti sono fondati o meno? Ci sono voluti diversi sopralluoghi da parte di scrive per appurare l’esistenza di quei depositi. Che sono stati debitamente fotografati (nella gallery sono disponibili le immagini in esclusiva scattate sul posto). Effettivamente c’erano pure quella inquietanti montagnole. Per constatarne l’odore, in alcuni casi nauseabondo, di quelli che potrebbero sembrare di primo acchito gessi da defecazione animale, è bastato avvicinarsi un po’ col naso. La questione di fondo però è che le norme, qualora si trattasse di semplice stallatico mescolato con altre sostanze, impongono procedure precise. E soprattutto impongono che quello che per la legge è assimilato ad un fertilizzante, sia venduto, depositato e asperso come tale, e non come rifiuto.

Se si tratta di gessi di origine animali è possibile che questi abbiano un’altra origine, ovvero quella dei depuratori civili. Detto in termini molto grezzi si tratta dei reflui delle abitazioni che, appositamente trattati, vengono poi impiegati per fertilizzare il terreno. La paura è che qualora si verificasse questa ipotesi, quei reflui possano provenire anche dai depuratori del comprensorio della concia (Arzignano, Montebello e Trissino) che concepiti parecchi anni fa, prevedono lo scarico di una parte dei residui industriali negli impianti di trattamento a uso civile. La zona dell’Agno Chiampo non è solo nota per il distretto delle pelli, ma pure per ospitare la Miteni, l’industria chimica trissinese al centro di un gigantesco caso d’inquinamento da derivati del fluoro, i Pfas.

«Presto inoltreremo una dettagliata segnalazione alle autorità competenti – annuncia Marco Giacometti portavoce di Terre nostre, associazione ambientalista molto attiva nella zona – tuttavia chiediamo che siano i sindaci della zona nonché l’amministrazione provinciale a fornire tutti i chiarimenti del caso. Speriamo poi che quelle sostanze siano debitamente analizzate. Non fosse altro perché il nostro comprensorio, parlando più in generale, è già interessato da vicende che destano preoccupazione». Il riferimento è agli esposti indirizzati alla procura di Verona su una possibile contaminazione dei suoli che circondano la discarica di Torretta nel comune di Legnago, vicinissima a dove si trovano le sostanze gessose, anche se non esiste alcun nesso apparente tra le due circostanze.

Nel caso di Torretta la questione è tanto antica quanto spinosa: molti ecologisti contestano infatti la caratterizzazione del sito voluta diversi anni fa dalla Regione Veneto che escludeva la presenza di materiale altamente inquinante sotto il sedime della discarica nel vecchio alveo del fiume Tartaro. A non credere a questa impostazione però è la giunta di un altro Comune che confina con quello di Legnago, Castelnuovo Bariano. La giunta locale, per avere un chiarimento in merito, mesi fa ha interpellato i magistrati scaligeri con un dettagliatissimo esposto. Sul cui esito definitivo non si è saputo più nulla.

L’altro aspetto ansiogeno è una pratica al vaglio della amministrazione comunale di Cerea su un impianto di compostaggio per rifiuti richiesto da una ditta, la Nimar srl, che si trova sempre a pochi passi dal luogo in cui sono state ritrovate le cosiddette montagnole gessose. La vicenda è stata oggetto anche di una discussione in consiglio comunale. La giunta, rispondendo alla minoranza che sostiene non siano state date sufficienti informazioni alla cittadinanza, parla di un semplice ampliamento che non avrà impatti negativi di sorta sull’ambiente. Dalle che Vvox ha potuto visionare si tratta di un progetto di un certo peso che non prevede un semplice potenziamento ma un raddoppio della capacità dei flussi di lavorazione. La Nimar è una società che si occupa di trattamento e compostaggio di rifiuti. I suoi titolari sono due imprenditori dell’arzignanese, proprietari di un’altra srl, la Serenissima che proprio ad Arzignano, la capitale europea della concia, ha come oggetto sociale la compravendita all’ingrosso di sottoprodotti della concia. Va poi precisato però che se è vero che l’amministrazione di Cerea sta vagliando la pratica Nimar, è altrettanto vero che l’autorizzazione al potenziamento dell’impianto è esclusiva spettanza della Provincia di Verona. E non è un caso che Terre nostre abbia invocato un chiarimento anche da parte dell’ente presieduto dal forzista Antonio Pastorello.

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