Verona-Padova, mistificazione Tav: bignami a prova di scemo

I piranha dei beni pubblici si mettano l’anima in pace: nessuna merce transiterà sulla linea

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La grande mistificazione sul nodo di Vicenza del cosiddetto Tav Verona-Padova si arricchisce di altri, estemporanei eventi. Non paghi della riproposizione di procedure in salsa berica, del tipo “studio di fattibilità” e oggi redenzione dell’abrogata legge obiettivo e delle VIA del vecchio Codice Appalti, si leggono nuove, ulteriori amenità. Un adeguamento monetario (con inflazione che non si smuove!) sul costo del progetto di 8 chilometri di 180 milioni di euro, comparato ai 60 milioni della stessa voce sui 72 Km della Bs-Vr che costa 3 miliardi di euro, genera molteplici interrogativi.

Non è che per caso quest’abnormità dovrebbe essere oggetto di approfondimento da parte della magistratura contabile? E’ credibile che le compensazioni ambientali superino abbondantemente il limite del 2% fissato dalle norme raggiungendo quasi 12 volte tanto? Quale atto giuridico vincolante sottoscritto da Rfi e amministrazione di Vicenza garantisce sul ridisegnare una città con i soldi della Tav? Sindaci e amministratori delegati “transitano”, gli impegni scritti sull’acqua scompaiono, ma gli impatti, le perdite di valori immobiliari per espropriati e frontisti, restano. Forse perchè business urbanistico, per taluni, resta eccome.

Il parere obbligatorio del massimo organo tecnico di consulenza dello Stato, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, è stato totalmente ignorato. Mentre l’ad di Rfi non perde occasione per ripetere che l’opera si farà per «lotti costruttivi». In proposito riporto quanto scritto dalla Corte dei Conti: «l’introduzione di questo concetto non è certamente conforme ai principi deontologici che da sempre ispirano le realizzazioni infrastrutturali: tante sono le disfunzioni intercettate dalla Corte dei conti concretatesi nella realizzazione di lavori mai attivati proprio per l’assenza di una minima funzionalità. La qualificazione di lotto non funzionale ha sempre accompagnato valutazioni critiche e dichiarazioni di irregolarità dei prodotti dell’azione amministrativa, che non hanno conseguito l’obiettivo specifico». Funzionale un tracciato di alta velocità che termina (il termine “termina” è utilizzato fuori dal concetto di tempo) in stazione, dove si connette alla linea storica.

Nessun treno merci transiterà su questa linea, con treni a 180/220 insieme a treni merci a 120 km/h, su una linea Tav costruita con specifiche tecniche dedicate. Zero merci perché: a) difficile coesistenza o meglio penalizzazione della capacità della linea (le diverse velocità portano a un sistema che tecnicamente si definisce non omotachico); b) il prezzo delle tracce sulla linea AV per i treni merci è più elevato; c) le Fs non hanno carri merci adeguati a un campo di velocità 120/140 Km/h ; d) rispetto di rigorosissime specifiche di mantenimento inalterate delle caratteristiche del tracciato (parametri plano-altimetrico) per garantire sicurezza alle alte velocità.

Parametri questi che non si conservano a seguito del transito di treni merci sulle linee ad alta velocità. Basta chiedere in dieci anni quanti chili di merce è stata trasportata su queste linee. Ai piranha dei beni pubblici e privati offro le curve di investimento sotto riportate, per smentire le balle. E ci aggiungo una frase di Keynes: «la difficoltà non sta nel credere alle nuove idee, ma nel fuggire dalle vecchie».

(ph: Achille Variati, sindaco di Vicenza)

 

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  • zenocarino

    Bravissimo, come sempre, caro Erasmo, ma preferiscono…….. almanaccare. Purtroppo, TROPPI VICENTINI STANNO ZITTI. Se ne fregano o non hanno capito la situazione ?