Vicenza, what’s primarie?/1: Bulgarini l’impudente

Analisi della comunicazione (e delle idee) dei tre sfidanti del centrosinistra berico

A Vicenza, capitale veneta dell’anestesia sociale, si riesce a trasformare anche uno scontro vero, in cui per una volta il cozzar di lame ci starebbe tutto, in una barbosissima non-competizione a rette parallele, velando ed edulcorando le differenze fra i tre candidati alle primarie di centrosinistra: Bulgarini, Dalla Rosa e Possamai. Una gara al fair play più estremo, talmente estremo che sembra che la gara non ci sia neanche. Praticamente s’ignorano, anzichè confrontarsi. E’ in parte vero che, come ha sottolineato Possamai, «i toni accesi e le polemiche non sono nient’altro che un assist al centrodestra». Centrodestra che potrebbe così indicare ai vicentini il panorama di uno schieramento avversario dilaniato in partenza. Ma fra la zuffa fratricida e il ridicolo infingimento collettivo di divisioni invisibili, una via di mezzo si potrebbe trovare. Non per amor di litigio, ma per rispetto della realtà e della trasparenza verso i cittadini che parteciperanno al voto del 3 dicembre. E anche all’intero elettorato che andrà alle urne l’anno prossimo. Ma che volete farci: la vicentinità, intesa sopimento e assopimento del pubblico dibattito, è indebellabile.
I profili umani e politici dei tre cavalieri dell’abbiocco sono molto distanti. I programmi, invece, molto meno: pieni delle solite banalità. La comunicazione del trio, tuttavia, si lascia scappare una diversità di approccio che riflette quella dei rispettivi sèguiti e staff. Con esiti, per parlar forbito, a volte centrati, altre volte destituiti di ogni senso dell’autoironia. Procediamo con questa prima puntata, come fanno color che sanno, in ordine alfabetico.

Jacopo Bulgarini d’Elci, l’unico non iscritto al Pd, è stato portavoce e capo di gabinetto del sindaco Achille Variati (Pd) dal 2008 al 2013. Sedeva sempre in giunta ed era l’ombra, il braccio e spesso anche la mente dell’Achillone. Nel 2013 viene promosso a vicesindaco e assessore alla crescita (che vuol dire cultura ma anche turismo e rapporti con le categorie, cioè con chi ha schei). Ebbene, ci sono giorni in cui il nostro si ricorda della fulgida carriera fatta, e rivendica i risultati. Ma lo fa poco. Significativamente. Perchè i risultati sono stati effettivamente pochi, almeno rispetto alle promesse di nove e quattro anni fa: come già scritto su queste colonne online, mecenati per finanziare la Kultur non ne ha trovati, come politica culturale si vede costretto a ripetere per la ennesima volta l’ennesima mostra di Goldin in Basilica Palladiana, i turisti sono aumentati ma non abbastanza (chiedete ai commercianti del centro). La missione è stata tutt’altro che compiuta. Tanto è vero che ora corre e si propone, per la prima volta in vita sua, al suffragio democratico. Di qui lo slogan (che ricalca il titolo dell’ultima fatica libraria di Renzi, e copia quello della campagna di Obama del 2012): “Avanti!”. Sì, peccato che quando lanci idee per il futuro, l’ombra del passato gravi come un peso mortale.

Quando per esempio sulla sicurezza tira fuori dal cappello le originalissime idee di telecamere intelligenti, mediatori culturali stranieri e vigili di quartiere, basta che s’alzi pinco pallo e gli chieda come mai nulla di tutto ciò è stato fatto in ben nove anni di tempo, e ne esce secco. Questo per il “prodotto”. Per la confezione del pacco, la “bellezza” come idea-cardine è ottima per un target limitato, il ceto medioalto semicolto, quale è il suo. A meno che non abbia perduto del tutto la lucidità, Bulgarini sa che, causa truppe cammellate, parte sfavorito rispetto agli altri due contendendi. Perciò tanto vale puntare su quel che sa meglio vendere, e cioè la cortina fumogena del marketing spicciolo. E quindi giù con la “città che cresce”, con la “bellezza che fa rima con tenerezza”, coi quartieri “fucine di comunità” (parola che in bocca a lui, snob notorio, fa ridere) , con i discorsetti saccenti e straretorici che ispirano un’antipatia d’altronde perfettamente in linea col personaggio, che sta antipatico a parecchi (esempio, sentite qua: «un nuovo legame anche generazionale che… tratti i bambini per quello che sono: non i cittadini di domani, come spesso erroneamente e stucchevolmente si dice, ma come coloro che già oggi sono cittadini a tutti gli effetti e lo saranno per il tempo più lungo: i cittadini più importanti, quelli che dovrebbero avere il massimo dei diritti e della garanzie»: bambini, circondatelo e fategliela pagare!).

Dove si dà la zappa sui piedi da solo è là dove fa uno scoperto gioco delle tre carte: alla notizia che i suoi (ex?) alleati del Bocciodromo sono direttamente minacciati dalla Tav, per nascondere il fatto che la Tav la vuole anzitutto il suo sindaco, attacca la destra che vuole sgomberarlo (sai che novità, lo dice da sempre) e si augura, l’innocente, che il progetto venga rivisto. Adesso, se lo augura?

E’ la tempistica, il suo vulnus principale, politico prima che comunicativo. Come sulla questione Bpvi: sostiene, in astratto perfettamente a ragione, che è il sistema di tutta la città ad aver fallito. Ma lui dov’era? Non era vicesindaco e assessore? Non seguiva lui, come competenza politica, la Fondazione Roi? Dice che la sua parola d’ordine è intransigenza: era quella di Gobetti, ma Gobetti (ci perdonerà nella tomba l’accostamento) affrontò a muso duro i fascisti che lo fecero crepare di botte, lui invece non si accorgeva della concentrazione di potere di Zonin, della squallida cortigianeria e dell’omertà che regnava attorno alla “banca del territorio” (mano alla fondina). Se ne è accorto solo ora, a Zonin caduto?

L’unica cosa frivolmente carina sono le citazioni social da Platone e altri illustri, e la finta spontaneità della sorella Ginevra che in un video dice, testuale, per quale motivo appoggi il fratello: «è mio fratello, come c… facevo? Mi trovo in una situazione di m…». Almeno c’è ironia, sia pur scurrile. Studiatissima a tavolino, ovviamente, a simboleggiare una palpabile inautenticità di fondo del Bulgarini, che è sì intelligente, ma lo è così tanto che la raffinata e colta intelligenza gli torna indietro sotto forma di senso dell’irrealtà. Chissà che gli faccia bene il bagno, sia pur tardivo e palesemente strumentale, di robusta realtà dei mercati rionali. Deve costargli abbastanza, umanamente, girare in mezzo alle terribili vecchiette. Gli va dato atto dello sforzo.  (segue)