Pfas a Verona, Greenpeace: «valori 2 volte superiori»

Greenpeace ha presentato un esposto alla Procura di Verona sui valori di Pfas registrati nell’acqua potabile distribuita dalla centrale di Porta Palio a Verona. Come scrive Luca Fiorin su l’Arena a pagina 17, i livelli superiori al limite di legge erano stati scoperti il 21 febbraio scorso dall’Arpav ed erano stati collegati ai reflui di un’attività di lavaggio. Uno dei pozzi era stato così chiuso il 9 marzo dalle autorità competenti. Ma Greenpeace accusa Acque Veronesi, Ulss 9 e Regione Veneto di non aver comunicato con tempestività la presenza di Pfos pari a 41 nanogrammi per litro (il limite in Veneto è pari a 30 nanogrammi, ndr).

Secondo l’associazione ambientalista la situazione si era ripetuta in marzo quando Acque Veronesi aveva comunicato uno sforamento di soli 3 nanogrammi in un solo pozzo di Porta Palio: «il 21 febbraio scorso, a fronte di un primo sforamento dei limiti non è successo nulla, mentre il successivo 9 marzo i parametri di riferimento sono stati superati in più pozzi ma sono state comunicate ai cittadini solo alcune delle informazioni note alle autorità». Greenpeace sostiene che la contaminazione era presente «in due impianti di prelevamento dell’acqua, con valori quasi doppi, 52 nanogrammi per litro, rispetto ai limiti». L’associazione ritiene quindi «che non siano state messe in atto le misure necessarie per tutelare efficacemente la salute umana». Ma Acque Veronesi dal canto suo replica che c’è stato un solo sforamento subito isolato e che le comunicazioni fra gli enti interessati sono state «puntuali ed esaustive» con il coinvolgimento anche della Procura.