«Pfas nel sangue, nessuna prova scientifica di danni salute»

«Non c’è al momento nessuna evidenza scientifica che la concentrazione di Pfas nel sangue sia la causa di un effetto come una malattia precisa, e tantomeno di una maggiore mortalità nell’area che risulta inquinata da queste sostanze». Così, in un articolo di Piero Erle sul Giornale di Vicenza a pagina 6, il prof. Angelo Moretto, direttore del “Centro internazionale per gli antiparassitari e la prevenzione sanitaria” del polo universitario Sacco di Milano, consulente della Miteni di Trissino da circa un anno. Moretto smonta lo studio condotto dai medici per l’ambiente dell’Isde sulla connessione tra maggiore mortalità e contaminazione da sostanze perfluoro alchiliche: «se vuoi ottenere uno studio serio che ti dica che influenza hanno i Pfas sulla salute devi paragonare tra loro popolazioni e territori che hanno condizioni di vita e di ambiente simili eccetto che per quel fattore che ti interessa valutare, come appunto in questo caso i Pfas».

Moretto cita anche lo stesso Tony Fletcher, esperto del caso Dupont negli Usa e dirigente della sanità britannica, che in un suo studio aveva sottolineato che «le prove epidemiologiche rimangono limitate, e ad oggi i dati non sono sufficienti per trarre conclusioni definitive sul ruolo del Pfoa per una qualsiasi preoccupazione». Il consulente Miteni chiama in causa anche la Regione che aveva correlato ai Pfas diabete, ipertensione e altre malattie metaboliche: «non esiste al momento prova scientifica di questo – spiega -. Ci vogliono studi seri di almeno due anni per poter avere risultati scientificamente certi». Moretto critica infine anche la plasmaferesi, intervento di rimozione dei Pfas dal sangue che lo stesso Walter Ricciardi dell’Iss aveva dichiarato «invasivo» e non supportato da evidenze scientifiche. Senza prove certe di correlazione tra Pfas e danni sanitari dunque, l’inchiesta sulla contaminazione da tali sostanze rischia così di avere una valenza minore.

(ph: YouTube –ACUCUBUI Marche)