Treviso, la casa di Zoppas e il caso Contini

La ristrutturazione di un palazzo del presidente di Confindustria Veneto scatena una reazione a catena che investe la commissione edilizia. Il leghista Conte attacca. Ma il suo partito…

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Il restauro di un palazzetto in centro a Treviso di proprietà del presidente dei confindustriali industriali veneti Matteo Zoppas potrebbe trasformarsi in una bella grana per l’amministrazione comunale guidata dal sindaco del Pd Giovanni Manildo. Ieri, tra le polemiche, la pratica ha avuto l’ok della commissione territorio, ma in attesa del voto definitivo dell’aula la situazione a Ca’ Sugana si prospetta incandescente.

LA RICHIESTA
Nel dettaglio la richiesta presentata da Zoppas in persona riguarda un palazzetto antico in via Inferiore, in pieno centro di Treviso a pochi passi dalla torre del Visdomino. L’imprenditore domanda all’amministrazione di declassare il vincolo imposto dal piano regolatore comunale in modo da eseguire un restauro che ne renda fruibili gli spazi interni. Come accade sempre quando un Comune concede una deroga le critiche non mancano perché si stratta di un provvedimento che per accontentare le pur legittime aspettative di un singolo, impone di fatto all’amministrazione, nello specifico al consiglio comunale, di modificare il Piano regolatore generale. EZoppas lo fa con una nota degli architetti cui si è affidato per approntare il progetto: «Questa richiesta – si legge – è indispensabile per poter anche solo utilizzare l’edificio oltre che adeguarlo dal punto di vista igienico sanitario, strutturale agli standard abitativi contemporanei e alle norme tecniche oggi in vigore. Si tratta quindi di una richiesta assolutamente contemplata dalla normativa vigente, finalizzata ad una riqualificazione necessaria visto lo stato di abbandono dell’immobile e sulla base di una analisi portata avanti insieme alle autorità preposte».

COMMISSIONE TERRITORIO
La commisisone territorio ieri ha dato il suo benestare: favorevoli la maggioranza di centrosinistra e l’opposizione leghista. L’oppositore civico Alessandro Gnocchi si è astenuto, mentre contro hanno votato Said Chaibi di Sel-Si e Maristella Caldato, la dissidente del Pd allontanatasi dal partito da anni in rotta con la maggioranza. Quest’ultima dopo aver tirato le somme della votazione è partita lancia in resta contestando la decisione sia sul piano amministrativo che su quello politico. Parole durissime che sono state affidate anche alla sua bacheca Facebook: «Il privato ha presentato una relazione tecnica nella quale si asserisce che l’attribuzione del grado di protezione due, assegnato all’immobile oggetto di intervento, non trova riscontro nella valenza architettonica dell’edificio medesimo. Tesi che viene peraltro confermata totalmente anche dal dirigente del settore sportello unico del Comune di Treviso, l’ingegner Roberto Manfredonia, nel parere favorevole espresso alla proposta di deliberazione in discussione». E ancora: «In buona sostanza, tale discutibile teoria sembrerebbe asserire che, quando è stato redatto il Prg nel 2003, vi è stato un madornale errore nell’attribuire il grado di protezione due alle unità immobiliari di via Inferiore, oggi di proprietà del signor Zoppas». Poi un j’accuse al vetriolo tutto politico: «L’amministrazione comunale del formalmente sindaco Manildo non è nuova a queste discutibili concessioni di rilevanti deroghe a privati, permettendo quindi di realizzare interventi che, invece, secondo la normativa vigente, non potrebbero essere realizzati, peraltro senza alcun beneficio per la collettività».

CARTE DI PADRE INCERTO
C’è poi un altro fatto che potrebbe togliere il sonno a Giovanni Negro, presidente della commissione territorio in quota maggioranza per la civica Impegno civile. Le richieste di modifica dei vincoli, sia quella avanzata da Zoppas, sia quella avanzata da un altro privato, ovvero Loredana Ravello per un edificio in vicolo del Vento, non presentano alcun numero di protocollo, le firme dei dirigenti o dei responsabili di procedimento sono solo dattiloscritte. Lo stesso vale per i pareri preliminari degli uffici. Questi almeno sono i documenti forniti ai consiglieri prima che la commissione si riunisse.

OMBRE SULLA COMMISSIONE TECNICA
Tra gli organi che hanno vagliato favorevolmente le richieste presentate dai privati c’è anche la Commissione edilizia integrata, meglio nota come Cei o Cein. Si tratta di un organo tecnico consultivo previsto dalle norma regionale (tanto per cambiare oggetto di un duro contenzioso giuridico) che fa a pieno titolo parte dell’amministrazione del capoluogo della Marca. É costituito da professionisti esterni e ricorda molto da vicino la commissione edilizia presente nei comuni prima della riforma che ha introdotto la elezione diretta del sindaco. Non mancano però le amministrazioni che sono ancora dotate di questo strumento. La Cei di Treviso è stata rinnovata da Manildo nel dicembre 2013 per il quinquennio 2013-2017 e vede quali componenti effettivi l’ingegnere Giulio Contini, l’architetto Fabrizia Franco e l’architetto Giuseppe Cangialosi. Quest’ultimo è un professionista molto noto in città. La Franco, è uno dei volti di spicco del Pd Trevigiano, nel 2010 era stata nominata nella direzione provinciale. Contini invece è il marito della cugina di primo grado del sindaco Manildo. Ma soprattutto, e questo è un aspetto cruciale perché potrebbe avere dei risvolti da chiarire in termini di incompatibilità, Contini è il progettista del restauro di palazzo Giustinian, uno degli edifici storici più prestigiosi in centro a Treviso. Che poi è la residenza dell’assessore all’edilizia Paolo Camolei (in foto).

CONTE ATTACCA
«Sapevamo della posizione di Contini. Sapevamo della sua prossimità col sindaco. Sapevamo che è stato il progettista della ristrutturazione della residenza di Camolei. E per questo ci siamo ripromessi di chiedere agli uffici e alla giunta tutti i chiarimenti del caso. Vogliamo capire se esistano condizioni di incompatibilità sotto il profilo amministrativo e deontologico. Ma ci chiediamo anche se la cosa abbia un senso sul piano dell’opportunità». Queste sono le parole proferite poche ore fa dal capogruppo del Carroccio ai Trecento,e  candidato sindaco della Lega, Mario Conte. Bisognerà però capire bene come il movimento si muoverà nei prossimi giorni poichè in commissione, almeno stando al resoconto di Caldato, la Lega ha votato con la maggioranza. Più complicata è la partita nel Pd. Basti ricordare le intemerate della Franco quando nel 2011 sparava a palle incatenate contro l’urbanistica propugnata dall’allora amministrazione di centrodestra. Per non parlare del dossier in salsa orwelliana contro l’occupazione del potere da parte della Lega nel Veneto firmato da Manildo e da altri democratici nel 2010.

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