Vicenza, what’s primarie?/3: Possamai il finto giovane

Analisi della comunicazione (e delle idee) dei tre sfidanti del centrosinistra berico

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Eh, il vecchio Jack. Ha cominciato a mangiare pane e politica praticamente col biberon, Giacomo Possamai. Ora, da capogruppo Pd in consiglio comunale a Vicenza (dopo essere stato vicepresidente nazionale dei giovani del partito), ragiona e parla come se invece dei 27 anni che ha, ne avesse una cinquantina abbondante. Lo sfasamento fra età anagrafica ed età mentale è la sua croce e la sua delizia, in questa corsa da candidato a sindaco del centrosinistra contro Jacopo Bulgarini e Otello Dalla Rosa: troppo giovane, dunque con troppa poca esperienza e perciò con un profilo poco credibile al ruolo. Questa l’accusa. In realtà è il più vecchio dei tre, nel bene e nel male: nel bene, perchè è raro che un ragazzo sia già così smaliziato, che abbia la prudenza (iperprudenza), la capacità di calcolo e manovra, la moderazione, la conoscenza dei meccanismi istituzionali di un adulto navigato; nel male, perchè nonostante dentro sia questo, fuori, inevitabilmente, la percezione immediata resta quella di un giovanotto imberbe (nonostante la barbetta a coprire le gote post-puberali). La gente, alla fine, anche la più politicizzata, se vede uno a fianco all’altro lui, 27enne in un corpo da 50enne, e dall’altra parte un 50enne a tutti gli effetti, a parità di doti politiche è portato a scegliere il secondo.

Questo benchè Possamai, umanamente, non sia un pezzo di legno, e neppure antipatico come taluni stronzetti carrieristi che ogni tanto sgomitano in quell’ufficio di collocamento per insipienti che è la politica. Come politico, poi, è già fatto e finito. Come amministratore, si è fatto un po’ le ossa in questi anni in aula consiliare, ma gestire direttamente dalla giunta la macchina comunale è un’altra cosa. In questo ha un tratto variatiano: solo che a Variati, di lunghissimo corso com’è, non si può in alcun modo perdonare di politicheggiare anzichè amministrare. Possamai ha la solida giustificante che ancora non ha potuto neanche provarci. Il fatto è che la distinzione fra lui e l’attuale sindaco, che c’è eccome, risulta un po’ annebbiata dall’atteggiamento sempre dimesso, sottotraccia, circospetto, che il giovine ha tenuto finora, e continua a tenere. Mentre Dalla Rosa ha radunato tutti i più arrabbiati anti-variatiani, mettendo assieme di tutto un po’ pur di far massa e strizzando l’occhio molto a sinistra (come fa anche Bulgarini quando insiste sull’ambiente, lui che insultò i critici di Borgo Berga e degli altri ecomostri), Possamai capeggia il centro del centrosinistra dopo aver fatto l’anti-Bulgarini dietro le quinte per quattro anni. E’ il candidato di quell’establishment che non si fida del narcisista Bulgarini nè dell’armata brancaleone di Dalla Rosa, e soprattutto è il campione di gran parte del Pd, che gli garantisce un vantaggio iniziale grazie al cammellaggio delle truppe fidelizzate. Non ci fosse quest’assicurazione sulla vita, per lui sarebbe molto più dura.

Forse è per questa certa sicurezza di fondo che la sua campagna sembra deliberatamente sottotono, molto morbida, quasi innocua. “Una bella storia”, “da adesso in poi”: come dire, si volta pagina rispetto all’Achillone. Non confondetemi con lui, dice. Un messaggio indirizzato anche a qualche elettore di centrodestra, chiaramente quello più tendenza Forza Italia o comunque in mezzo al guado, che in assenza di una proposta chiara e univoca dalla propria parte, può intanto essere tentato dal partecipare alle primarie di centrosinistra del 3 dicembre. A differenza di certe ingenuità di Dalla Rosa e del maramaldismo di Bulgarini, c’è da sudare per cavare qualcosa di forte e significativo, in ogni senso, nei messaggi di Jack. Come gli altri, nel complesso segue pedissequamente il trattato comune di banalogia. Con qualche autogoal evitabile: «meno cemento, più verde (…) far rivivere luoghi abbandonati, donando loro nuova vita e nuove utilità (…) Da adesso in poi, stop al consumo di suolo». Ma su Borgo Berga e Tav non pare di ricordare pugnaci lotte ecologiste. Va meglio sulla cultura, con l’esempio di Ferrara che ha saputo richiamare turismo e interesse senza per forza pagar pedaggio al businessman Goldin, o della Biblioteca San Giorgio di Pistoia, bellissimo centro ricreativo-culturale da invidiare e bramare. Comprensibile ma ironicamente pericoloso il battage a tappeto, «casa per casa, strada per strada, mercato per mercato, negozio per negozio», rivolto specialmente agli anziani, che costituiscono una fetta importante dell’elettorato. Certo che però guardare il ragazzo in mezzo alle signore Franca, Norica e Anna rende ancora più evidente l’handicap anagrafico.

Gli è che anche dovesse fare la parte del giovane, non gli verrebbe bene. La passione per il Vicenza Calcio è trasversale alle generazioni. E’ un piccolo Letta (nel cui staff Possamai ha lavorato quando Enrico era Presidente del Consiglio): stessa compostezza, stessa serietà, stessa testa sulle spalle. Stessa esuberanza: non un guizzo, un lanciarsi, un’uscita dal binario del prevedibile. Ha riunito i sindaci dei Comuni contermini per immaginare la “Grande Vicenza”: un’idea che poteva avere benissimo, così a occhio, anche un parlamentare democristiano del 1973. Quanto cerca la frase a effetto sui social i suoi addetti escogitano mirabilia come questa: «C’è chi dice di guardare la luna e chi invece guarda il dito. Noi, la luna, intendiamo studiarla con il cannocchiale». Sconvolgente.

Sui contenuti, resta sul vago. Prendiamo la questione bruciante del disastro BpVi. Possamai sostiene che oltre al capitale finanziario, è andato in fumo quello della fiducia di un intero territorio. Giusto. Bene. Sottoscrivibile. E poi? Ora che si fa? Soprattutto: le responsabilità di chi sono? Qualcuno deve pagare? Qualche nome vogliamo farlo, per esempio di qualche ex amministratore o manager? Che ne pensa di quel che hanno fatto, o meglio non hanno fatto, Banca d’Italia e Consob? Temi che il padre di Jack, Paolo Possamai, affronta nei quotidiani che dirige, quelli veneti del gruppo Espresso-Finegil. Temi che toccano l’economia reale, quella in cui anche lui lavora come responsabile alle relazioni istituzionali del gruppo Unicomm di Cestaro. Temi che ci si aspetterebbe che toccasse con maggior vigore chi, se fosse in Austria dove il premier ha 31 anni, potrebbe già fare il ministro o il sottosegretario. Per carità, sempre col sorriso e con pacatezza. Sempre con una rassicurante noia. Ma che una qualche idea salti fuori, prima o poi. Con le cambiali in bianco, la fiducia non arriva. Dovesse diventare lui il candidato del centrosinistra, avremmo uno dei più giovani sindaci d’Italia. Sulla carta. Se provasse ad esserlo un po’ di più anche di fatto, lo sarebbe anche nella realtà. Un lucido professionista della realtà come lui dovrebbe tenerlo presente, questo. Non vogliamo morire rumoriani.

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