«Mose, rischio infiltrazioni criminali nei cantieri»

Il Consiglio di Stato rinforza con una sentenza il ruolo di sorveglianza dei commissari anticorruzione dell’Anac sui cantieri del Mose. Come scrive Alberto Vitucci a pagina 2 de La Nuova Venezia, i giudici hanno infatti accolto il ricorso dell’Autorità nazionale Anticorruzione e della Prefettura di Roma contro la sentenza di primo grado del Tar del Lazio stabilendo che «gli utili delle imprese del Mose vanno accantonati e non distribuiti, in attesa della conclusione definitiva dell’inchiesta penale».

«La gestione commissariale del Consorzio Venezia Nuova deve contemperare due opposte esigenze – si legge nel disposto -: garantire la completa esecuzione degli appalti e neutralizzare il rischio derivante dall’infiltrazione criminale nelle imprese. Una attività di pubblica utilità: il commissariamento riguarda il contratto, la cui esecuzione va completata mediante il ricorso a questa procedura di legalità controllata».

I lavori si sono infatti stati svolti fin dall’inizio senza gare pubbliche: «le imprese consorziate (Mantovani, Condotte d’Acqua, Fincosit, Mazzi, Ccc e Grandi restauri veneziani, Kostruttiva, Venezia Lavori e Venezia San Marco) non hanno con la Pubblica amministrazione alcun rapporto. E i commissari hanno l’obbligo giuridico – scrivono i magistrati – di accantonare gli utili d’impresa, senza alcuna discrezionalità. Anche per scongiurare il paradossale effetto di far percepire proprio attraverso il commissariamento che gestisce l’esecuzione del contratto il profitto dell’attività criminosa».

(ph: comune.latina.it)

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