Rapporto Bozeglav, Sorato: «ho saputo delle “baciate” BpVi nell’aprile 2015»

L’ex direttore generale della banca sull’articolo di Vvox che ricostruiva il percorso di una relazione dell’internal audit rimasta nel cassetto per mesi

Pubblichiamo la replica dei legali di Samuele Sorato, ex direttore generale della Banca Popolare di Vicenza, all’articolo di Alessio Mannino “BpVi, rapporto interno su “baciate” nascosto per un anno” pubblicato il 17 novembre scorso.

In materia di erogazione del credito il Direttore Generale ha sempre operato trasmettendo alle strutture della banca le scelte di indirizzo e le deliberazioni del C.d.A.. Non era il D.G. a determinare le strategie e i contenuti delle stesse decisioni, considerato che, anche ai sensi dell’art. 50 dello Statuto della Banca (ratione temporis vigente), la partecipazione alle riunioni del Consiglio di Amministrazione era solo in funzione consultiva. Sorato non ha mai avuto un ruolo diretto nel processo del credito e non ha mai deliberato né concorso a deliberare alcun finanziamento verso clienti, soci e/o consiglieri e/o Gruppi/società facenti riferimento a questi ultimi. Salvo rarissimi casi, non ha mai firmato un’istruttoria e una delibera di finanziamento. È documentale che tali pratiche venivano esaminate e riportavano le firme dei dirigenti proponenti, la verbalizzazione delle delibere indicava per ciascuna di esse il nome dei consiglieri e dei componenti del Collegio Sindacale presenti. Le uniche delibere che di routine il Direttore Generale assumeva riguardavano i finanziamenti ai dipendenti. La competenza a deliberare gli affidamenti, anche quelli corrispondenti e utilizzati per l’acquisto di azioni BPVi spettava, a seconda dell’entità dell’importo finanziato, rispettivamente al Consiglio di Amministrazione, al Comitato Esecutivo e al Comitato Fidi.

Tutte le tipologie di finanziamento erano, peraltro, oggetto di adeguate procedure di controllo da parte delle molteplici strutture deputate allo stesso (Audit, Compliance, Risk Management, Ufficio Contabilità e Segnalazioni di Vigilanza, Comitato per il Controllo, Collegio Sindacale e Società di Revisione), le delibere di fido più rilevanti venivano assunte solo dal Consiglio di Amministrazione. Come si è avuto modo di appurare leggendo gli atti processuali, nelle pratiche di fido oggetto di deliberazione erano sempre indicate le finalità sottese alla richiesta di finanziamento e nei casi più eclatanti di capitale finanziato per l’acquisto di azioni proprie (cosiddette “operazioni baciate”), le intenzioni dei beneficiari del fido erano espressamente indicate seppur in modo generico (“concentrare tutte le disponibilità finanziarie presso la Banca”, “cogliere opportunità di investimenti sui mercati finanziari o nel comparto immobiliare” “sfruttare al meglio l’attuale scenario del mercato mobiliare”) ma senz’altro sufficiente. Tali finanziamenti si traducevano poi in acquisto di titoli BPVi, ma il CdA – soprattutto per i grandi soci – aveva certamente conosceva in anticipo la destinazione finale dei finanziamenti: era lo stesso organo cui venivano indirizzate le domande di acquisto delle azioni BPVI. Le domande di compravendita delle azioni BPVi erano inoltre vagliate dal Comitato Soci in cui sedevano tre consiglieri di amministrazione, uno dei quali svolgeva le funzioni di presidente del Comitato stesso. Il ruolo di Presidente è sempre stato assegnato, di anno in anno, al Prof. Marino Breganze (Vice Presidente della Banca), mentre uno dei due incarichi di consigliere è sempre stato assegnato al dott. Giorgio Tibaldo (Segretario del Consiglio di Amministrazione), la cui nomina, al pari di quella del prof. Marino Breganze, veniva rinnovata ogni anno (il terzo consigliere cambiava periodicamente).

È evidente come la perdurante presenza nel Comitato Soci di tali consiglieri garantiva al Consiglio ed al suo Presidente un costante ed immediato flusso informativo e decisionale, ancor prima del formale esame da parte del Consiglio di Amministrazione. È quindi impossibile affermare che il C.d.A. e il suo Presidente non fossero a conoscenza dei finanziamenti correlati e delle cd.operazioni baciate. Non appena ricevuta la segnalazione da parte della società di revisione il dr. Sorato con una propria lettera del 10 aprile 2015 ha dato disposizione al responsabile della Direzione Internal Audit di analizzare in dettaglio il fenomeno sia in termini quantitativi, che soggettivi ,che di volume complessivo. È in quel momento storico che il D.G. ha avuto esatta conoscenza di presunte irregolarità inerenti la sovrapponibilità tra erogazione di finanziamenti e acquisizione, da parte dei soggetti finanziati, della qualifica di soci della banca o l’incremento di volume di azioni detenute. Ed esattamente a seguito di tale iniziativa del dr. Sorato, coincidente con il periodo delle sue dimissioni, è stato avviato il processo di verifica. La successiva relazione della Direzione Audit, completata quando Zonin era ancora Presidente, ha sostanzialmente addebitato condotte irregolari solo a chi era fuoriuscito dal management della banca, non esprimendo, in modo del tutto sorprendente, valutazioni di addebito né a se stessa, né alle altre strutture di controllo della banca né, tantomeno, al Consiglio di Amministrazione o Collegio Sindacale.

avvocato Fabio Pinelli