Mamma licenziata, bufera sui social: «boicottiamo Ikea»

Ha fatto molto discutere in questi giorni il licenziamento da parte di Ikea di Marica Ricutti (in foto), 39 anni, di Cassolnovo, madre di due figli di cui uno disabile, che lavorava presso lo stabilimento di Corsico, in provincia di Milano. Marica è di fatto una madre single dopo la separazione dal marito. «Parlai con i miei responsabili dicendo chiaramente che per me era impossibile rispettare quell’orario – ha detto la donna- per prendere servizio alle 7 mi sarei dovuta avviare da casa un’ora prima e, poi, come avrei fatto ad accompagnare i bambini a scuola? Ricevetti molte rassicurazioni, mi fu detto di non preoccuparmi, che non mi avrebbero fatto lavorare in quel turno, se non di sabato o di domenica, quando comunque i miei bambini sono con il papà».

Secondo l’ex dipendente però, nonostante le rassicurazioni, le sono stati comunque assegnati turni che non poteva rispettare, soprattutto il martedì, giorno in cui il figlio minore deve sottoporsi a terapie. Dopo aver inizialmente accettato questi turni, la donna ha deciso, assieme ai sindacati, di comunicare il cambiamento di orario, come da accordi verbali. Non si aspettava quindi il licenziamento in tronco, avvenuto il 21 novembre, e nemmeno il clamore che il suo caso sta sollevando sui social. La sua storia infatti è stata raccontata da lei stessa su Facebook e i messaggi di solidarietà sono stati moltissimi, al punto da indurla a rendere privato il suo profilo.

La pagina Ikea Italia, che posta messaggi in difesa delle minoranze e delle questioni di genere, è stata tempestata di commenti che accusano l’azienda di ipocrisia: «dopo il licenziamento di Corsico, non avete proprio nulla da dire sulla violenza sulle donne, che si esprime anche in atteggiamenti discriminatori verso donne sole con figli. Vergogna» Anche su Twitter il caso è diventato popolare ed è stato creato l’hashtag “pessimaikea”. Il 5 dicembre i sindacati hanno indetto uno sciopero.

I responsabili dello stabilimento dal canto loro non ci stanno ad essere dipinti come mostri e cercano di difendersi spiegando in una nota che negli ultimi 8 mesi «la signora Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio. Nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice per sua stessa ammissione si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili. Di fronte alla contestazione di tali episodi e alla richiesta di spiegazioni da parte dei suoi responsabili su questo comportamento, la signora Ricutti si è lasciata andare a gravi e pubblici episodi di insubordinazione. Alla luce di questa insostenibile situazione, l’azienda è giunta alla decisione di interrompere il rapporto di lavoro». Nel frattempo però un altro dipendente Ikea, questa volta di Bari, accusa di essere stato licenziato ingiustamente dopo 11 anni di lavoro. Secondo Claudio Amodio infatti, il motivo dell’interruzione del rapporto di lavoro sarebbero alcuni minuti di pausa in più rispetto alla mezz’ora timbrata.

Fonte: Huffington Post
ph. Marica Ricutti/Facebook

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