Veneto Banca, Consoli: «io capro espiatorio»

L’ex dg di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, lancia un duro contrattacco contro tutte le accuse rivolte nei suoi confronti dall’azione di responsabilità da 2,3 miliardi per il crac della banca. Come scrive Sabrina Tomè su La Tribuna a pagina 2, la replica punto per punto del manager, si trova in una memoria difensiva di oltre 400 pagine depositata il mese scorso al tribunale delle Imprese di Venezia. Consoli rivendica il suo buon operato e attacca la nuova gestione insediatasi nel 2015 accusandola di inadeguatezza e di aver «preso il sopravvento» portando la banca alla rovina: «senza che ve ne fossero i presupposti, Veneto Banca viene distrutta sotto il profilo patrimoniale e reputazionale, sino ad approdare alla procedura di liquidazione coatta amministrativa», si legge nelle carte.

Consoli definisce «dissennato» il biennio 2015-2017 e si dice sorpreso per il fatto che la nuova governance non sia stata chiamata in causa nell’azione di responsabilità. Di contro l’ex dg sostiene di essere stato individuato dal «teorema avversario» come un capro espiatorio per tutti gli illeciti contestati mentre «amministratori e sindaci dell’epoca sono esonerati da ogni ipotetica responsabilità». Consoli si difende anche sulle accuse di aver concesso credito facile sostenendo che non era competenza del direttore generale.

E ancora: inadeguatezza delle garanzie? Casi isolati. I conflitti di interesse? Insussistenti. Il prezzo delle azioni? Il cda formulava proposte e il valore veniva poi deciso dall’assemblea dei soci. Consoli si difende anche sul caso delle operazioni baciate dicendo che i fenomeni distorsivi riferiti all’aumento di capitale 2014 hanno avuto un «un rilievo puramente locale e non significativo (…)  la circostanza non assume rilievo sistemico all’interno della banca». Consoli sostiene infine che lui stesso «si era adoperato affinché l’intera rete commerciale dell’istituto fosse avvertita».