Allarme ambientale a Piazzola? Scontro comitati-privato (e il sindaco tace)

I residenti accusano: «sostanze pericolose nell’aria». L’esposto del Consorzio locale di bonifica. La ditta Sir: «strumentalizzazione vergognosa»

A Piazzola sul Brenta, in provincia di Padova, c’è una ditta che trasforma materie plastiche, la Sir, che da mesi è finita nel mirino di un comitato locale che la accusa di non essere per nulla salubre: odori e rumori sono i principali indiziati,  ma si parla anche di «sostanze potenzialmente cancerogene». Tanto da avere avviato una  battaglia fatta di manifestazioni, segnalazioni alle autorità competenti e presenze costanti in consiglio comunale, che ha fatto un salto di qualità quando agli accusatori si è aggiunto, con apposito esposto penale, un ente pubblico come il Consorzio di Bonifica Pedemontano-Brenta.

CITTADINI ALL’ATTACCO
all’inizio di ottobre i cittadini, spalleggiati dal comitato PiazzolaAmbiente, durante un incontro pubblico di cui hanno parlato anche i media locali, erano andati giù duro: «Cosa si respira quando si aprono le finestre di casa visto che l’Arpav ha rilevato la presenza di sostanze cancerogene dai camini della Sir, ovvero benzene nonché aldeidi e formaldeidi le quali non erano state dichiarate come era invece d’obbligo?». A giugno, dopo uno sversamento di materiale plastico nel fosso adiacente alla fabbrica, i residenti avevano puntualmente informato il Comune. La reazione del primo cittadino Enrico Zin, un moderato a capo di una civica centrista, è affidata alle colonne de Il Mattino: «Secondo i tecnici si è trattato di un modestissimo sversamento. Siamo in attesa delle prescrizioni. Nessun rischio ambientale. Nessun rischio per la salute pubblica. Chi attacca e strumentalizza avrà prima o dopo la sua verità». Il sindaco, come rilevato peraltro un paio di giorni fa durante un dibattito pubblico sempre a Piazzola, ammette che la ditta produca emissioni insalubri, ma al contempo tranquillizza tutta la cittadinanza dal momento che tutte le autorità di vigilianza, a partire dall’Arpav, hanno appurato che tali emissioni «siano sotto la soglia di legge».

LA PROTESTA IN PROVINCIA
La qualità e la quantità di tali emissioni è oggetto di una complicata vertenza davanti al Tar veneto. Inoltre i residenti hanno chiesto alla Provincia di Padova, responsabile delle autorizzazioni ambientali, di revocare in autotutela quelle già concesse e di non concedere quelle al vaglio dell’amministrazione. Si tratta di richieste indirizzate agli uffici in previsione di un potenziamento dell’attività, le quali, sostengono i detrattori, sono da respingere al mittente proprio perché lo stabilimento non sarebbe compatibile col contesto abitativo. Non a caso il 9 novembre una trentina di attivisti del comitato (in foto) aveva fatto rotta verso gli uffici della Provincia di Padova proprio mentre era in corso una delle riunioni dedicate alle autorizzazioni ambientali richieste da Sir. In quel frangente aveva consegnato oltre tremila firme «per dire no alla concessione di altre autorizzazioni ambientali», il cui nome gergale è Aua.

DENUNCE SHOCK
In quell’occasione aveva parlato anche Renato Marcon, già sindaco di Piazzola, che nella sua veste di componente del cda del Consorzio Brenta aveva annunciato un esposto alla procura patavina dal momento in cui la Sir, in riferimento ad uno specifico iter autorizzativo, avrebbe presentato allo stesso consorzio della documentazione non veritiera. E ancora durante un lungo incontro con gli attivisti proprio sotto la Provincia (di cui Vvox può dare per la prima volta testimonianza grazie ad un video girato da chi scrive) è lo stesso consigliere a fare una rivelazione shock: «Ci sono una serie di scarichi industriali abusivi, nel senso che non sono mai stati autorizzati… quindi l’azienda scarica su scoli consortili» col risultato che quelle acque da irrigazione «andavano a finire anche nei foraggi». Di più: «Il 25 di gennaio la stessa ditta a due uffici pubblici diversi», ovvero quelli del comune di Piazzola e quelli dello stesso consorzio, «ha presentato due dichiarazioni diametralmente opposte. Il consorzio, accertato che la dichiarazione vera era quella presentata al comune e non quella presentata al consorzio». Così quest’ultimo si è reso conto di «essere stato tratto in inganno da parte di un privato firmando una autorizzazione che gli ha consentito di esercitare un’attività relativamente ai quantitativi di materiale che l’azienda può lavorare». In quell’occasione il consigliere precisò che la direzione del consorzio era stata informata per iscritto preconizzando così un esposto alla magistratura che in queste ore, precisa ancora il consigliere, è stato depositato in procura «dopo che l’azione penale è stata decisa sulla scorta di una delibera di consiglio». Parole durissime cui fanno seguito quelle di Mirella Scremin, presidente del comitato, la quale punta l’indice contro le istituzioni che avrebbero fornito alla ditta una serie di nulla osta «senza compiere precise valutazioni» al netto che si tratta di «una industria insalubre di prima classe in pieno centro abitato ad elevato rischio di incendio. Ora attendiamo dalla giunta comunale e dal sindaco risposte esaustive».

LA DITTA SCRIVE AL COMUNE
Sui media il presidente e legale rappresentante di Sir, ovvero Paolo Ferramosca Domeniconi, preannuncia querele per chiunque dovesse diffamare la Sir (la cui maggioranza societaria fa capo ad una holding, la Dofer srl). Il 14 di novembre sempre Ferramosca Domeniconi ha inviato al sindaco di Piazzola una lettera, della quale si viene a sapere solo ora, in cui stigmatizza «i molteplici profili di illegittimità che connotano l’azione» dell’amministrazione «in sede di esercizio dei propri poteri di vigilanza urbanistico-edilizia esclusivamente nei confronti di Sir…» pur «a fronte di molteplici realtà critiche sotto il profilo del perdurante inquinamento ambientale nel territorio comunale…» vista la presenza di «sostanze pericolose, degrado ambientale, insalubrità che sarà nostra cura segnalare presso i competenti organi…», soprattutto alla luce del fatto che nei confronti di queste problematiche la stessa amministrazione piazzolese «non presta invece alcuna attenzione».

Al momento, sia sul contenuto della lettera, sia più in generale sull’intera querelle, è impossibile conoscere il punto di vista dell’azienda e del sindaco. Nel primo caso il legale rappresentante Ferramosca Domeniconi fa sapere a Vvox «di non volere al momento esprimere alcun commento tranne quello per cui la vicenda si sta prestando da troppo tempo ad una strumentalizzazione quasi vergognosa». Il sindaco invece, contattato a più riprese, ha preferito la strada del silenzio più assoluto.

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