«Benetton trasferì tutto all’estero. Ora dobbiamo proprio ascoltarlo?»

E’ sulle prima pagine di tutti i giornali da qualche giorno: Luciano Benetton torna in pista. Dopo aver criticato l’attuale gestione e il passaggio generazionale (riferendosi al figlio Alessandro), Luciano vuole riprendere le redini dell’azienda. Si parla di rilancio e si pensa al futuro. Ma in un post su Facebook diventato virale e scritto da Riccardo Grosso si ricorda invece il passato.

«Ho buona memoria e ricordo che da piccolissimo sentii parlare della dislocazione e del trasferimento all’estero perché il lavoro costava meno. C’era un signore che dava molta della sua lavorazione in mano a terzi, obbligati a lavorare in esclusiva con macchinari acquistati appositamente, accendendo mutui e leasing ventennali. Un bel giorno tutto questo tessuto di microindustrie e artigiani che davano lavoro vero e concreto a migliaia di famiglie si ritrova senza commesse. “Come mai?” “Benetton ha trasferito tutto all’estero” “ma io ho i mutui e lui era il mio unico cliente” “cazzi tuoi”. Il sunto di una distruzione spietata è questo».

«Ora, con una dichiarazione del genere, mi chiedo se Luciano Benetton debba proprio essere ascoltato – scrive Riccardo -. Perché il diritto di parola dovrebbe andare di pari passo al famoso “stramuson” (una sberla a piena mano, molto forte, data su un lato a scelta della faccia del sottoposto al trattamento. La forza ha valore variabile, ma intorno allo zero fa sembrare le sberle del compianto Bud Spencer la carezza del Papa Buono) che, oggi, insegnerebbe diverse cose ai vari Luciano Benetton e a Benetton stesso, oltre al nostro diritto di non ascoltare mentre applichiamo la suddetta tecnica».

A.Mat.