Primarie Vicenza, Dalla Rosa votato anche da centrodestri anti-Bulgarini

La massiccia affluenza alla sfida di centrosinistra può avere una sola spiegazione: l’afflusso di cittadini esterni allo schieramento. Che hanno votato “contro”

Prevedendo, senza alcun merito giacché prevedibilissima, la sconfitta del vicesindaco di Vicenza alle primarie del Pd, avevo in animo di scrivere un pezzo su questo tema: Variati ha sempre considerato Bulgarini un genio, e più volte lo ha detto. Ebbene, solo un genio può perdere delle primarie avendo il sindaco dalla sua e cinque anni di campagna elettorale, di cui almeno due con la fascia tricolore in accomandita.

Solo che mi aspettavo una sconfitta di misura, non una batosta di proporzioni imbarazzanti. Sparare sulla Croce Rossa, per giunta finita in fondo alla scarpata, è cosa da evitare. Meglio parlare d’altro, di cose più interessanti.

Cosa interessantissima è il ragguardevole successo di partecipazione delle suddette primarie. È vero, se ne era parlato, c’erano stati dei dibattiti ripresi dalla stampa e dalle Tv locali, iniziative varie, qualche lettera, massicce dosi di mail e post. Ma si trattava, in fin dei conti, di una competizione di partito, nessuno dei concorrenti in lizza è un trascinatore di folle, il clima del confronto si è sempre mantenuto pacato e sereno.

Soprattutto, in questo momento di crisi della politica, e dei partiti in particolare, non era facile portare ai pochi seggi, in una domenica assolata anche se fredda, migliaia di cittadini.

Tale successo ha, a mio parere, una sola spiegazione: i cittadini hanno maturato la convinzione che ieri si sceglieva non un candidato, ma il futuro sindaco di Vicenza. Come quando, in una competizione sportiva a eliminazione diretta, si scontrano, in semifinale, il n. 1 e il n. 2. Si usa parlare, in quel caso, di finale anticipata. Chi ha la meglio sarà quasi certamente il vincitore finale.

Sono convinto, e ne ho più di qualche indizio ed esempio, che molte persone che non hanno mai votato a sinistra hanno vinto ogni riluttanza e sono andate ai seggi. Ma non, si badi, per truccare il risultato e far vincere il candidato più debole in modo da favorire, alle elezioni vere, la propria parte politica. Questo nelle primarie può avvenire e avviene. Non nel nostro caso. A Vicenza la gente è andata a votare perché passasse la persona meno lontana dalle proprie idee e convinzioni, come se fosse l’unica e ultima possibilità che aveva.

È superfluo dire che questo ha enormemente favorito Otello Dalla Rosa. Possamai è comunque chiaramente un uomo di partito, un uomo del Pd; difficile che un elettore di destra possa votarlo. Per quanto riguarda Bulgarini, poi, ho visto con i miei occhi gente per bene, non particolarmente attiva in politica, brindare non al successo di Dalla Rosa, ma alla sconfitta del vice sindaco. E posso dire che molti sono andati a votare proprio per il timore che vincesse Bulgarini: questi non potevano che dare il voto a Dalla Rosa, che appariva come più lontano e distinto rispetto a Possamai.

Voglio dire, con tutto questo, che i cittadini si sono comportati come se alle prossime elezioni amministrative ci fosse in campo solo la sinistra. Bel risultato, straordinario risultato in una città da sempre di destra e che continua a votare a destra ogni volta che ne ha la possibilità. Praticamente tutto un elettorato, un blocco sociale, è stato abbandonato a se stesso, senza rappresentanza e senza espressione. Allo sbando.

Nel frattempo, mentre gli elettori di destra vanno a scegliersi il candidato meno sgradito nelle file della sinistra, nel loro campo spuntano candidature sempre più improbabili. Ieri Rucco, oggi Conte. Con il relativo corteo di naufraghi, reduci e neofiti alla ricerca del loro quarto d’ora. Da notare, più sono fragili, estemporanei e autoreferenziali e più questi candidati mostrano il viso dell’arme: andranno fino in fondo. Muoia Sansone con tutti i filistei.

I partiti, prima silenti, o alzano candidati-bandiera strafelici di stare dove stanno, o lasciano trapelare iperboliche candidature “foreste”, ignare del massacro che li attende.

Difficile raccogliere dove non si è seminato.