«Alluvioni, bacino di Caldogno non basta»

Il bacino di laminazione di Caldogno? «Per mettere in sicurezza la città di Vicenza bisognerebbe raddoppiarne la capacità d’invaso, portandola a 10 milioni di metri cubi». Così, in un articolo di Roberto Luciani sul Giornale di Vicenza a pagina 15, il professor Luigi D’Alpaos, docente universitario a Padova (in foto), intervenuto ieri ai Chiostri di Santa Corona nel corso del ciclo d’incontri incontro sui corsi d’acqua veneti “Appuntamenti in riva al fiume” voluto dalla Regione. Il bacino di Caldogno è stato al centro della prima parte della serata. Il suo obbiettivo, ha ricordato Marco Puiatti, responsabile della Direzione regionale della difesa del Suolo, è quello di scongiurare una nuova alluvione disastrosa come quella che colpì Vicenza nel novembre del 2010.

Si tratta di «110 ettari di superficie, che possono comunque continuare ad essere sfruttati a uso agricolo – ha sottolineato Puiatti -; un milione e mezzo di metri cubi di terreno scavato e utilizzato, 55 ditte coinvolte nell’opera, quasi due anni e mezzo di lavoro». «Per evitare che Padova finisca sotto acqua – ha aggiunto D’Alpaos estendendo l’orizzonte del problema – si dovrebbe intervenire sull’Astico-Tesina. L’alluvione del 1966, quando la città patavina fu letteralmente miracolata dal suo Santo grazie alla rottura degli argini a Bolzano Vicentino, deve farci riflettere. Certo, servirebbero 20 milioni di euro».