Energia dai fiumi, pieni poteri solo al Trentino

È guerra tra Trentino Alto Adige e Veneto sulla produzione di energia dai fiumi. Come scrive Monica Zicchiero sul Corriere del Veneto a pagina 4, al centro della diatriba c’è un emendamento alla legge di bilancio che il 29 novembre è stato approvato in commissione Bilancio al Senato. L’articolo 69 stabilisce che da gennaio 2018 le province autonome di Trento e Bolzano abbiano pieni poteri sulla produzione di energia elettrica dai fiumi. Le due provincie non solo potranno decidere i criteri di ammissione ai bandi di concessione alle turbine, ma anche stabilire i canoni e le tariffe per l’utenza. Inoltre le turbine diventeranno di proprietà della provincia e riceveranno 220 kilowatt ore per ogni kilowatt di potenza nominale di concessione da girare gratis o a prezzi agevolati a famiglie o imprese in difficoltà.

Il Veneto ha chiesto lo stesso ma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per gli Affari Regionali, Gianclaudio Bressa (in foto), ha risposto picche: «l’emendamento – spiega – arriva dopo trent’anni di leggi, decreti, sentenze, contestazioni e tira e molla e dà attuazione ad una competenza che discende dall’accordo tra l’Italia e l’Austria del 1969. Il governatore Luca Zaia chiede pari poteri? Purtroppo le competenze del Veneto non sono stabilite da trattati internazionali». «In Trentino, chi vuole fare un impianto deve pagare la concessione, regalare l’impianto, regalare l’energia e pagare la compensazione ambientale – commenta l’assessore all’Ambiente Giampaolo Bottacin – Ma secondo voi, un’impresa vorrà fare un impianto lì o qui, dove non possiamo mettere questi limiti? Abbiamo già 150 domande giacenti. A noi le nuove centrali non interessano. Sono pura speculazione. E vogliamo avere armi pari al Trentino».

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