Primarie Vicenza, ecco perchè Possamai ha perso per così poco

Il candidato di gran parte del Pd ha commesso un errore iniziale. Mentre Variati ora, ridicolmente, scarica i suoi sul partito

Secondo il sindaco di Vicenza, Achille Variati, il colpevole della rovinosa débâcle del suo pupillo Jacopo Bulgarini alle primarie di centrosinistra c’è, e ha un nome ben preciso: il Partito Democratico. Cioè il suo partito. Intervistato dal Corriere del Veneto, oggi l’Achille borioso non solo ha rivendicato la scelta suicida di puntare su un candidato senza rete e senza appeal nella sua stessa maggioranza – e fin qui, per l’orgoglio tipico dei perdenti, ci può anche stare – ma ha pure puntato il dito contro un Pd che si è diviso fra Giacomo Possamai, in larghissima parte, e Otello Dalla Rosa, per una quota assolutamente minoritaria. Voce dal sen fuggita, in attesa com’è di capire se quello stesso partito gli darà un posto in lista per il parlamento a marzo?

Diciamola tutta: Variati ha perduto la lucidità da un pezzo, almeno quando si tratta di Bulgarini. Lo ha voluto come spin doctor e consigliori, lo ha portato in palmo di mano facendogli fare carriera politica, lo ha issato a suo vice senza passare dalle elezioni, lo ha appoggiato a spada tratta, fino ad eccessi di involontaria comicità come la formula dell’intervista a teatro, e ora si ritrova a piangere in morte (elettorale) del delfino arpionato ributtando la responsabilità al partito cattivo che gli si è rivoltato contro. E cosa avrebbe dovuto fare, un partito che per nove lunghi anni è stato esautorato, bypassato, schiacciato, svillaneggiato e zerbinato da un sindaco-autarca che ha sempre ostentato quasi di non farne parte, beandosi di segretari cittadini consistenti come l’aria fritta, maltrattando ripetutamente i suoi esponenti di punta (Isabella Sala è stata una grande elettrice di Dalla Rosa per qualche motivo, ossia proprio per questo)? Fisiologico che alla fine del secondo mandato, quando Variati non aveva più alcun potere di ricatto sulle candidature al consiglio comunale, scattasse il libera tutti, e vai col tango della vendetta. Il sindaco ha scontato la sua protervia.

Chi esce come lo sconfitto più sconfitto di tutti non è, tuttavia, il Bulgarini che macera di rabbia (si è sfogato su Facebook contro non meglio nominati fa di Dalla Rosa che gli hanno augurato di andare finalmente a lavorare, tradendo così, con ingenuità psicologica forse dovuta al momentaccio, quanto lo abbia toccato la critica). No, è Possamai. Che paradossalmente può congratularsi con se stesso come trionfatore politico contro Variati, e deve invece elaborare il lutto di non essere risultato credibile come candidato all’amministrazione dela città. Il piccolo Letta ha beneficiato ben più di Dalla Rosa della rivolta del Pd – attenzione: del Pd – ai danni del sindaco-tiranno, per la semplice ragione che in questi anni ha lavorato nelle pieghe del cosiddetto “apparato” (niente a che vedere coi partiti d’un tempo, ma si fa per capirsi) proprio con questo obiettivo: rendersene il punto di riferimento e il nome su cui puntare. Il fatto è che, da apparatchick quale è nonostante i suoi 27 anni – lo abbiamo sempre scritto, che era il più vecchio, cioè il più scafato dei tre – ha fatto politica di manovra e tessitura, abilmente e con certosina pazienza, ma sempre sottobanco. Non è mai uscito allo scoperto, alzando la bandiera dell’anti-variatismo interno. Eppure avrebbe potuto farlo eccome, anche da capogruppo del Pd. Anzi, proprio da capogruppo di un Pd in stragrande maggioranza anti-variatiano di fatto.

Possamai ha pagato il non aver preparato per tempo il terreno alla propria candidatura: avrebbe dovuto disseminiarlo di prese di posizioni e iniziative pubbliche e visibili che gli avrebbero conferito il profilo di alternativa all’avatar snob di Variati. Così è giunto all’ultimo tratto della partita depotenziato dell’arma decisiva, ovvero il poter impersonare chi aveva le carte in regola per indicare tutti problemi non risolti dal sindaco uscente. Ha dovuto al contrario recitare l’ingrata parte di chi accennava timidamente a voler aprire un’altra storia, senza però lanciare messaggi chiari di discontinuità. Uno spazio lasciato tutto a Dalla Rosa, che ha catalizzato i voti dei più decisi e arrabbiati anti-variatiani e, complice l’età più adulta e dunque l’immagine più rassicurante, anche quelli di quegli elettori non di centrosinistra che al rischio di un Bulgarini sindaco nel 2018 si sono fatti violenza politica e hanno ingrossato le fila dei partecipanti al voto. Possamai è partito troppo tardi, avendo troppo tentennato. Specie rispetto a Bulgarini. E il grosso del partito, al giovane eccessivamente prudente, non è bastato. Perdere per 38 voti fa male. Si consoli così: lui ha perso ma a testa alta, benchè con un rodimento là dietro, l’erede di Variati ha perso – e almeno lo ha ammesso, bisogna dirlo – come peggio non poteva.