Vicenza 2018, Rucco: «il mio modello è Sboarina»

Il candidato sindaco delle civiche di centrodestra: «Fi e Lega presentano i loro? Io andrò fino in fondo». E fa parziale autocritica su Borgo Berga

Francesco Rucco è uno dei più “vecchi” consiglieri comunali in carica a Vicenza: la sua prima volta fu nel 2003, quindici anni fa, sindaco Enrico Hullweck, maggioranza di centrodestra. Lui è uomo di destra tout court, ex Alleanza Nazionale, l’ultima tessera quella del Pdl berlusconian-finiano risalente a vari anni fa. Ma è sotto la sigla locale “Idea Vicenza” che in quest’ultima consiliatura ha svolto una funzione di sparuto oppositore al centrosinistra di Achille Variati (Pd). Avvocato, 44 anni, nato a Lecce ma sempre vissuto a Vicenza dove arrivò che non aveva neppure un anno, com’è noto Rucco si è candidato a sindaco per le elezioni municipali del 2018 alla testa di sei civiche, mettendo di fronte al fatto compiuto i due partiti maggiori dello schieramento, Forza Italia e Lega. Per tutta risposta, la seconda ha estratto la carta Roberto Ciambetti, candidato di bandiera (è appena stato riconfermato alla presidenza del consiglio regionale veneto), e la prima promette di fare altrettanto. In questa intervista, la prima in esclusiva ad ampio raggio dopo la discesa in lizza, l’uomo scelto dal centrodestra civico vicentino spiega meglio le sue mosse. Recenti, e future.

Perchè si è candidato così, Rucco, strappando coi partiti? Se vuole le concedo la risposta ufficiale, tipo che lo fa per il bene della città eccetera eccetera, ma mi dia anche per favore quella ufficiosa. Cioè quella vera.
Da alcuni mesi andava avanti un dialogo fra le civiche, ma anche coi partiti, per trovare un candidato unitario del centrodestra. Erano stati valutati anche dei nomi, come Claudio Ronco e, prima, Lino Dainese. Poi c’era stato uno stallo dovuto all’apertura del tavolo sulle elezioni politiche, il che vuol dire aspettare fino a febbraio.

Perchè le politiche dovrebbero essere a marzo.
Esatto. Ora, dall’altra parte, contemporaneamente, il centrosinistra aveva già cominciato a fare la sua campagna per le primarie interne. La gente per la strada ci chiedeva: “e voi, quando cominciate?”. Alla fine, abbiamo deciso in 36 ore, e il primo che me l’ha proposto è stato Cicero, anche se uno non lo direbbe mai. E poi tutti gli altri, senza che io prima lo sapessi.

L’hanno messa all’angolo, praticamente.
Sì.

Ma scusi non avete pensato alla reazione dei partiti, che infatti non l’hanno presa niente bene?
C’era la necessità di muovere le acque che stagnavano. Sono stati i partiti a dirci chiaramente che si sarebbe dovuto aspettare che si chiudessero le trattive sulle candidature alle politiche. Poi voglio dire, da sondaggio sono un buon candidato: certo non conosciuto come Variati, ma di sicuro più di com’era all’inizio Dalla Rosa, per esempio.

Ma i partiti…
…coi partiti cercheremo il confronto per una candidatura unitaria. Ma vera.

Cioè la sua? Quella del leghista Ciambetti non lo è?
Ciambetti è un bel nome, ma l’ho sentito dire da lui stesso su Rete Veneta che è disposto a fare un passo indietro.

Lei no? Andrà fino in fondo?
Fino in fondo.

Ma è arcinoto che, se a Treviso il candidato sindaco è andato alla Lega, a Vicenza dovrà andare a Forza Italia. E quindi deciderà Berlusconi, dall’alto.
Queste sono le logiche dei partiti, che io rispetto e sottolineo che non voglio imporre candidature a nessuno. Ma l’esempio per me è quello di Federico Sboarina a Verona. Dove Forza Italia si è spaccato, ma alla fine la decisione è andata su di lui, che si era staccato dai partiti da anni fondando l’associazione Battiti.

Insomma, lei intanto si è piazzato, sperando che Berlusconi dia la sua benedizione finale, dopo la sceneggiate delle candidature farlocche, come ha fatto in riva all’Adige. La stessa cosa sembra fare anche Giorgio Conte.
Attenzione: Conte non si è candidato. Si è messo a disposizione.

Su, non formalizziamoci, per piacere.
Guardi, Conte è sicuramente una risorsa. Ma è giunto il momento di dare un rinnovamento alle figure di questa città.

Molto chiaro. Senta, veniamo ai temi. Questa sicurezza pare essere la priorità, come fosse un’emergenza. Ora, posto che l’insicurezza percepita è pur sempre reale, i reati però sono quelli nella norma di altre città come Vicenza. E’ davvero un problema tale da impostarci una campagna elettorale?
In alcune aree c’è un problema di spaccio e risse, come a Campo Marzo, e in altre di microcriminalità, di furti, di aggressioni di carattere sessuale. A Campo Marzo ricordo che c’è stato anche un morto, un ragazzino tunisino. Poi c’è il degrado, ovvero prostituzione in strada, zone dismesse e abbandonate, insicure. Io mia figlia non la lascerei girare da sola.

D’accordo, ma non è il far west.
No, non è il far west. Non ancora. Ma se non riprendiamo il pieno controllo, potrebbe diventarlo.

Ma il Comune ha poteri limitati. A fare la differenza, per così dire, sono le forze dell’ordine.
Certo, ma la polizia locale può fare prevenzione. Purchè sia messa nelle condizioni di poterlo fare: è inaccettabile che venga spaccata la faccia a un vigile com’è successo al Campiello (la palazzina dove c’era, ora molto meno, una situazione di degrado legata alla prostituzione, ndr). Dico di più: il tavolo della sicurezza non solo deve essere rivitalizzato, ma deve essere aggiunta la presenza della magistratura.

Avvocato, le ricordo che i magistrati non possono tener dentro più di tanto i microcriminali, per usare una parola che ha usato lei, cioè spacciatori e rubagalline. Glielo impedisce la legge. Bisognerebbe cambiare questa.
E io le rispondo che ad esempio sulle espulsioni gli spazi di discrezionalità per i magistrati ci sono: quando vogliono, li espellono.

E quando possono.
Certo, lo so. In ogni caso, il Comune un ruolo sulla sicurezza ce l’ha: siamo una componente del quadro decisionale. Che può chiedere, per esempio, un presidio fisso a Campo Marzo.

Passiamo ad un argomento che credo pochi vicentini abbiano appreso appieno: il fondo immobiliare. Può spiegare perchè lei è così contrario?
Allora, c’è questa società, Investire Sgr, che ha proposto al Comune di aderire a un fondo immobiliare per conferirvi gli immobili di sua proprietà. Ad esempio lo stesso Palazzo Trissino, sede del Comune. In cambio, chiedono di poter fare opere come il parcheggio a Santa Corona o il nuovo municipio all’ex Domenichelli. Però che succede poi? Che paghi l’affitto per 18 anni, ma se alla fine il fondo non è in equilibrio finanziario, l’immobile non è più tuo. E’ finanza creativa, come i derivati. Voglio vedere ora se Dalla Rosa, il vincitore delle primarie, dirà di sì a Variati, dopo aver detto che è contrario durante la campagna elettorale. Noi arriveremo anche alle azioni giudiziarie. E ci devono spiegare perchè non chiedere un parere preventivo alla Corte dei Conti…

A proposito di Dalla Rosa: secondo lei ha vinto anche grazie ad elettori di centrodestra che hanno partecipato contro Bulgarini?
Può essere che una fetta dell’elettorato di centrodestra lo abbia fatto, ma hanno votato a simpatia o antipatia, non è stato determinante, perchè ad essere determinante è stato l’apparato.

Lei prima parlava di degrado. Borgo Berga è degrado, quanto meno estetico ed ambientale, secondo lei?
Il nuovo tribunale era necessario. Io l’avrei pensato in maniera diversa, recuperando l’architettura industriale dell’ex Cotorossi. Bisogna sedersi al tavolo col privato, Sviluppo Cotorossi, e ragionare sulle opere mancanti.

Lei farebbe completare i lotti?
E’ un’opera che non si può abbattere, dopo quindici anni. Bisogna trovare un equilibrio.

Almeno un minimo di autocritica vogliamo farla, visto che è stato il centrodestra a dare il via nel 2003, e mi risulta pure col suo voto in consiglio comunale?
Sì, ok. Ma è stato il voto finale su un progetto del primo mandato Hullweck. E chi è venuto dopo aveva tutti gli strumenti per migliorarlo.

Salva niente, di questi nove anni di amministrazione Variati?
Salvo la sua onestà: non è un tramacciaro. Come politico, lo salvo. Non come amministratore.

Ovvero?
Dell’80% delle promesse non ha realizzato nulla. Non lascia niente.

Lascia il Parco della Pace.
Ma non è ancora partito! E così com’è è inutile, demagogico, costoso. Abbiamo un bel progetto alternativo, ma per ora non lo svelo.

Un’ultima domanda voglio fargliela su un articolo d’opinione di Giuliano Zoso pubblicato su questo quotidiano online che ha suscitato un pandemonio di reazioni, anche volgari ed esagerate, dai suoi fan. O per meglio, più nello specifico, una cosa che ha scritto anche chi la sta intervistando, e cioè i suoi rapporti con la famiglia Amenduni, che non sono solo i noti industriali dell’acciaio Valbruna, ma coloro che, tramite Confindustria e in particolare le proprietà editoriali di quest’ultima, avevano una notoria influenza in città fino al 2008. Può chiarire se e quali sono i rapporti con loro?
Premettendo che sono fuori da logiche imprenditoriali o da legami con Confindustria, e che ho rapporti con vari imprenditori, conosco e mi pregio di conoscere Nicola Amenduni, che è stato un grande capitano d’industria.

Che è, non: è stato.
Che è. Ho avuto il piacere di incontrarlo solo tre volte in vita mia.