Veneto Banca, Trinca: «sono una vittima anch’io»

L’ex presidente di Veneto Banca, Flavio Trinca, ha respinto nella sua memoria difensiva depositata ad ottobre, la richiesta di danni da 2 miliardi di euro avanzata nei suoi confronti dalla nuova gestione dell’istituto con un’azione di responsabilità. Come scrive Sabrina Tomè sul Mattino a pagina 17, Trinca sostiene di essere stato danneggiato dal crac dell’ex popolare avendo perso, insieme ai suoi stretti famigliari, 43.442 azioni. Trincasi chiama fuori dallo schema accusatorio contro la dirigenza sostenendo che la banca è fallita a causa della crisi economica e in seguito a schemi di controlli più stretti sul capitale attuati dalla vigilanza europea.

Secondo l’ex presidente la responsabilità delle operazioni baciate che hanno gonfiato il prezzo delle azioni non è da ricercare nella figura del presidente del cda che «ha un ruolo non esecutivo ed è privo di deleghe». Trinca sostiene invece che il prezzo gonfiato a 39,5 euro per azione fu deciso da esperti indipendenti e approvato dal collegio sindacale mentre, sulle operazioni baciate, punta il dito contro l’allora dg Vincenzo Consoli e contro il dirigente commerciale Mosè Fagiani accusandoli di aver operato «al di fuori di ordinarie procedure aziendali tenendo celate proprio agli organi di vertice le condotte poste in essere». Infine l’ex presidente sostiene che i fatti contestati si riferiscono a un periodo in cui lui non c’era già più.

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