Lotti la fa giusta: lo sport in Finanziaria

Molte novità positive (no tax area fino a 10 mila euro, “sport bonus” e riforma della Legge Melandri). Ma nulla per eliminare il finto dilettantismo

La legge di bilancio 2018 si avvicina alla approvazione definitiva: entro il 31 dicembre la Camera dovrà approvare in seconda lettura il testo emendato che il Senato ha varato il 30 novembre con voto di fiducia. Fra i provvedimenti che comunque non possono più essere modificati ci sono quelli inseriti nel cosiddetto «pacchetto sport» contenuto quasi interamente nell’art. 40 della legge.

È la prima volta che un governo introduce lo sport nel contesto di quella che una volta si chiamava «finanziaria» e questo è un merito da riconoscere al ministro (in carica giusto da un anno) Luca Lotti, che ha definito la novità «un risultato importante dal punto di vista culturale, prima che economico».

In effetti lo sport non è mai stato molto considerato dai politici e dalle istituzioni, che hanno invece sempre delegato il potere al Coni (ente pubblico non economico posto sotto la vigilanza del Ministero per i beni e le attività culturali) ed al suo presidente, dando vita ad un vero e proprio dicastero esterno alla struttura governativa. E ciò in nome di una spesso malintesa «autonomia» dello sport, che ha la sua principale applicazione in materia di giustizia. Autonomia che non equivale però ad autarchia: da quando il Coni non è più finanziato dagli introiti del Totocalcio (di cui era nel contempo gestore e beneficiario), il suo bilancio e, in conseguenza, quelli delle federazioni sono sostenuti in prevalenza dai contributi statali.

Lasciare la gestione dello sport in mano al Comitato Olimpico, alle Federazioni ed alle Leghe non si è rivelato certo la migliore delle soluzioni. Sono infatti tutt’altro che un esempio di buona gestione e di trasparenza le istituzioni sportive, in cui si trovano figure apicali non solo di capacità modeste ed inadeguate al ruolo ma anche protagoniste di carriere di vertice decennali e dispotiche.

Il tentativo di Lotti di portare (almeno in parte) lo sport sotto il controllo dello Stato serve quindi per ricondurlo ai principi ed alle regole del lavoro, delle tutele, della concorrenza e della competenza che sono o dovrebbero essere i cardini di tutti i settori della società.

La mini-riforma introdotta con la legge di bilancio non risolve uno degli equivoci più vistosi e pregnanti dello sport: il finto dilettantismo. Le federazioni che hanno riconosciuto il professionismo sono quelle del calcio, del ciclismo, del golf e del basket. Anche la Federazione Pugilistica e quella Motociclistica sarebbero nel perimetro del professionismo ma non vi hanno finora fatto ricorso. È evidente la distorsione che il finto dilettantismo comporta per gli atleti, soprattutto sotto il profilo contrattualistico, retributivo, pensionistico e fiscale . È ridicolo pensare che siano dilettanti ad esempio i pallavolisti, i tennisti o i nuotatori. Eppure è così e le società sportive sono costrette a fare i salti mortali per pagare i loro compensi. Che, e non ci vuole molto a intuirlo, sono in buona parte corrisposti in nero.

Nel pacchetto sport ci sono due provvedimenti che, senza dare una soluzione al problema, almeno servono a limitarne i danni: l’innalzamento della no tax area per i dilettanti da 7500 a 10mila euro e la introduzione delle società sportive dilettantistiche lucrative. Ci potranno cioè essere, accanto a quelle già esistenti con o senza personalità giuridica e di capitali, società non professionistiche ma con scopo di lucro, che cioè potranno distribuire utili. Saranno costituite in una delle forme previste dal Codice civile ed è prevista l’obbligatorietà di una serie di prescrizioni nello statuto al fine di garantire che sia svolta effettivamente attività dilettantistica. Per questa nuova categoria l’imposta sul reddito delle società (IRES) è ridotta al 50%.

Un’altra riforma importante introdotta nel pacchetto è quella della ripartizione dei diritti televisivi, finora regolata dalla Legge Melandri di dieci anni fa. Mettere il naso nel calcio professionistico è sempre impresa delicata e quindi ben vengano le novità (anche se non sono eclatanti): innalzamento dal 40% al 50% della cifra da dividere in parti uguali, adeguamento della parametrazione (punti in classifica, posizione negli ultimi tre campionati, pubblico e audience televisiva) per la ripartizione del rimanente.

Un altro buon punto messo a segno da Lotti è la introduzione dello “sport bonus” (omologo dell’”art bonus” ideato dal collega Franceschini). Le imprese che nel 2018 avranno pagato interventi di restauro e ristrutturazione di impianti sportivi pubblici, avranno un credito d’imposta pari al 50% delle loro erogazioni fino a 40.000 euro.