«Depressione per demansionamento, la lavoratrice va risarcita»

La Corte di Cassazione ha dato ragione ad una ex coordinatrice di settore delle Poste che, dopo essere stata demansionata, era finita in depressione. Come scrive Rubina Bon su La Nuova Venezia a pagina 10, i giudici della Suprema Corte hanno riconosciuto «uno stato ansioso-depressivo collegato a una situazione lavorativa avversa» e rinviato la causa alla Corte di Appello di Venezia che dovrà decidere su una richiesta di risarcimento alla donna per danno biologico.

La donna si era infatti rivolta al tribunale di Venezia per chiedere una mensilità per ogni mese di demansionamento (da gennaio 2002 a maggio 2006 escluso il periodo ottobre 2002-marzo 2003). La riduzione degli incarichi alla lavoratrice, già coordinatrice di settore della Sezione assegni del Cuas (Centro unificato automazione servizi centrali) di Mestre, aveva comportato lunghi periodi di inattività in «un quadro di emarginazione e isolamento aziendale». La Corte d’Appello ora dovrà tornare ad analizzare i documenti sanitari prodotti dalla donna (cure psicologiche, farmaci presi etc) per approvare o meno la richiesta di risarcimento.

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