«”Baciate”, nel 2012 i vertici BpVi sapevano: la lettera di prova»

La rivelazione dell’Unione Nazionale Consumatori che cita una missiva dei sindacati all’ex dg Sorato

«In tempi non sospetti, ovvero ancora nel 2012, tutte le sigle sindacali avevano manifestato alla direzione generale» della BpVi tutte le loro perplessità in merito «agli aumenti di capitale che la banca stava preparando soprattutto in ordine all’acquisto delle azioni proprie. Questo è un documento di indubbia rilevanza il quale mette in chiaro che tutti, dai vertici sino ai dirigenti e ai funzionari, sapevano che c’era qualcosa che non andava rispetto a ciò che si sarebbero apprestati a compiere di lì a pochi mesi». La rivelazione su un retroscena importante dell’inchiesta sul crac della BpVi l’hanno resa poche ore fa i legali dell’Unione nazionale consumatori (Unc), una delle associazioni che sta assistendo i risparmiatori che si dicono truffati dalla BpVi. Più nel dettaglio è stato l’avvocato Filippo Piovan del foro di Vicenza, uno dei legali di Unc, a rivelare poco dopo la fine dell’udienza filtro che la lettera, ricevuta in forma anonima e che era stata protocollata «presso direzione generale» di via Framarin il 20 ottobre 2012, era stata consegnata alcuni mesi fa in gran segreto ai magistrati che indagano sul rovescio dell’ex popolare berica. Una lettera «decisamente rilevante ai fini dell’inchiesta», a detta di Piovan (al centro della foto in mezzo agli altri legali dell’Unc), ma anche di Antonio Tognoni, presidente dell’associazione che oggi rappresenta oltre 400 risparmiatori che chiedono di essere accettati al processo quali parti civile.

Nella missiva firmata da diverse sigle sindacali (DirCredito, Fabi, Fiba Cisl, Fisa Cgil, Ugl e Uilca Uil) è scritto testualmente che «Le… organizzazioni sindacali diffidano altresì l’azienda dal mettere in atto prassi aziendali in palese violazione dell’articolo 2358 comma 1 del codice civile». Norma che testualmente recita: «La società non può accordare prestiti, né fornire garanzie per l’acquisto delle azioni proprie». Nella lettera viene inoltra citato anche il manuale soci, che prescriveva come «… in nessun caso gli addetti alle filiali promuovono di propria iniziativa l’investimento in azioni BpVi. La banca non prevede alcuna forma di incentivo alla rete di vendita in relazione alla attività di collocamento o di vendita delle azioni, né include le stesse all’interno di campagne commerciali». Si tratta di documenti che pesano come pietre non solo perché attorno ai finanziamenti a terzi concessi per l’acquisto di azioni proprie, le cosiddette baciate, ruota gran parte dell’indagine. Ma soprattutto perché da mesi i protagonisti della vicenda finiti nel mirino degli investigatori adducono la mancata conoscenza di questa pratica quale ragione a sostegno della loro innocenza.