Caro Bulgarini, di bellezza non hai capito niente

Dopo cinque anni l’assessore alla Crescita umiliato alle primarie consegna una città più sporca e brutta. Nonostante le mostre “spot” di Goldin

Molti e bene argomentati sui quotidiani locali sono stati i commenti ai risultati delle primarie per la scelta del candidato del centrosinistra alle prossime elezioni amministrative a Vicenza. Hanno sottolineato con la vittoria di Otello Dalla Rosa, di stretta misura su Giacomo Possamai, la clamorosa sconfitta di Jacopo Bulgarini d’Elci, vicesindaco e assessore alla Crescita, delfino del sindaco Achille Variati. Una sconfitta tanto netta da essere definita dallo stesso interessato un fallimento. Termine che indica sia lo smacco subito per come è stata gestita la politica culturale sia la bocciatura di un progetto di governo basato sulla fantomatica idea di bellezza.

Il profilo umano del personaggio, caratterizzato da una supponenza che ne offusca l’obiettività di giudizio, bisognoso di continue rassicurazioni sul suo operato, non ha giovato a vincere la sfida di un giovane dai nervi di acciaio, sostenuto dall’apparato del partito, e di un manager navigato, che sa quello che dice e quello che fa. Una sconfitta annunciata, dunque, ma di proporzioni tali da metterlo fuori gioco, come ha sostenuto qualcuno, suscitando in molti una non celata soddisfazione.

«Per quanto riguarda Bulgarini – ha scritto Giuliano Zoso su questo quotidiano online – ho visto con i miei occhi gente per bene, non particolarmente attiva in politica, brindare non al successo di Dalla Rosa, ma alla sconfitta del vicesindaco. E posso dire che molti sono andati a votare proprio per il timore che vincesse Bulgarini: questi non potevano che dare il voto a Dalla Rosa che appariva come il più lontano e distinto rispetto a Possamai». Io posso solo testimoniare che, conosciuto l’esito delle primarie a Firenze, dove mi trovavo per la mostra “Il Cinquecento a Firenze”, gli amici dell’arte vicentini che erano con me hanno tirato un respiro di sollievo.

È incredibile come gli avversari politici di Bulgarini abbiano rimarcato con tanta precisione, a partire dagli infelici investimenti culturali, i limiti della sua azione pubblica. «Dalla Rosa, molto più degli altri candidati – ha osservato Giorgio Conte – ha fatto politica nella polis, ha incontrato la gente, ha interpretato le aspettative del suo popolo di uscire dalla terrazza della Basilica e provare a dare una visione meno autoreferenziale del governo della città». E Claudio Cicero ha aggiunto: «nel riconoscere una così ampia partecipazione di cittadini, certamente positiva, il sindaco e il suo vice dovrebbero riconoscere anche, con umiltà, che vi è una vera e propria bocciatura delle politiche culturali e della bellezza tanto predicata da Bulgarini. Una bocciatura senza appello, che ha visto gli stessi elettori di centro sinistra rigettare con chiarezza tutto l’apparato mistico-estetico della proposta politica di Bulgarini ».

Come si presenta oggi la città del Palladio, patrimonio dell’Umanità, dopo cinque anni di politica culturale di Bulgarini d’Elci? Vicenza non è né più pulita, né più sicura, né più bella, soffre anzi di un impressionante degrado ambientale e di un preoccupante calo demografico. Argomenti tutti all’ordine del giorno nelle cronache cittadine, che continuano però a sponsorizzare le comparsate del nulla. Quindi, a dispetto di ciò che ufficialmente si vuole far credere, la città è molto più sporca, pericolosa, brutta di cinque anni fa, quando l’assessore alla Crescita la prese in mano. Le mostre di Goldin non hanno risollevato i problemi dell’economia in sofferenza. Nel centro storico molti esercizi commerciali hanno chiuso definitivamente i battenti.

Il sistema mostre si regge sulla pubblicità delle pagine che gli organizzatori comprano in blocco sui grandi e piccoli quotidiani. «I grandi mostrificatori – scrive Tomaso Montanari nel suo ultimo libro riferendosi a Marco Goldin – rispondono che si tratta di preoccupazioni elitarie e radical chic, e che le mostre blockbuster senza capo né coda, quelle che mettono insieme Tuthankamon, Caravaggio e Van Gogh, sarebbero invece intimamente democratiche. Una giustificazione, questa sì, al limite del razzismo culturale, e sociale: perché presume che al popolo bue si possa ammannire solo merce intellettualmente scadente, o avariata». Montanari insiste su quello che chiama “contesto” «che è quell’inestricabile groviglio di paesaggio e arte, memoria e storia, bellezza e conoscenza che dà senso al rapporto tra presente, passato e futuro».

Che credibilità poteva avere chi ha costruito la campagna per le primarie «sulla speranza, sul coraggio, sulla visione di una città che poteva riscoprire ambizione e grandezza»? Al posto di ambizione e grandezza, perché non pensare a ciò che è necessario ed educativo? Il “grande Chiericati” non è ancora decollato dopo decenni di episodici interventi. Nessuno sa dire che fine farà e chi lo reggerà. L’attuale direttore emerito è un supplente illustre senza scettro. Privi dell’indispensabile coordinamento, operano in città il Palladio Museum e l’Accademia Olimpica, istituzioni benemerite ma che incidono poco sul tessuto civile. Quanti le frequentano, quanti le ascoltano? Non sarà facile per le prossime amministrazioni trovare un assessore alla Cultura che faccia crescere la città in armonia e conoscenza.