«BpVi era solida, disastro colpa anche di Iorio»

«Francesco Iorio ha molto contribuito al disastro della nostra banca». Così l’ex presidente della Banca Popolare di Vicenza Gianni Zonin ieri all’audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche punta il dito contro il penultimo ad dell’istituto. Come scrive il Giornale di Vicenza a pagina 13, il riferimento è al 2015 anno in cui venne dato il benservito a Samuele Sorato (che il vicepresidente della commissione, Renato Brunetta, ha detto di voler convocare). In quell’occasione Zonin volle chiamare il fedelissimo Divo Gronchi, ma davanti all’opposizione di Francoforte, arrivò invece Iorio (in foto). Iorio diede poi il via all’operazione Atlante con cui si prospettava l’azzeramento dei vecchi soci in cambio di un salvataggio poi mai avvenuto.

L’operazione invece passò attraverso l’acquisto della banca al prezzo di un euro simbolico da parte del gruppo Intesa Sanpaolo sotto la guida di Fabrizio Viola. «BpVi aveva un patrimonio molto consistente – ha detto Zonin – eravamo il primo socio di Cattolica, assicurazione leader ora venduta a prezzi modesti. Io e la mia famiglia eravamo soci e abbiamo perso una cifra molto consistente. Ma il tutto è avvenuto dopo che io sono uscito». Di quel patrimonio faceva parte anche palazzo Repeta, sede di Banca d’Italia a Vicenza, poi acquistato da BpVi per 10 milioni. «L’idea era quella di valorizzare il centro della città – ha chiarito l’ex presidente della popolare -. La Popolare, in quanto società cooperativa, doveva avere una visione più ampia e pensare al territorio. Un palazzo importante come quello, con la sede della ex Camera di commercio e con il cinema Corso lì vicino, poteva diventare un polo importante per la cultura. Era un progetto ambizioso e secondo me si accordava bene con lo spirito cooperativo della banca».