Fondo Monetario Europeo, il Tav e i politicanti da strapazzo

La tratta Verona-Padova e lo snodo di Vicenza sono la metafora del malgoverno italiano

Trentanove osservazioni in Comune a Vicenza sul progetto Tav, che s’inseriscono in una procedura da paese sudamericano politicamente presieduta da un vecchio signore che ha sempre campato di politica, ovvero Achille Variati. Costui sta prendendo in giro i suoi concittadini con l’appoggio di spregiudicati tecnici di società pubbliche che frantumano le leggi dello Stato. Tecnici che gestiscono 13 miliardi di trasferimenti annui dello Stato e che agli incontri pubblici si presentano in quindici con l’onere presentare slides.

La vicenda della tratta Verona-Padova dell’alta velocità rappresenta la metafora plastica di un Paese in disfacimento che vive di promesse, dichiarazioni di signor nessuno che non hanno alcun potere di spesa, e cariatidi della Prima Repubblica. Che volutamente ignorano che l’altro giorno è passata all’unanimità la proposta di riforma dei Trattati dell’Unione Europea. Una riforma che incorpora il Fiscal Compact e istituzionalizza la Troika Fmi-Bce-Ue nella veste del Fondo Monetario Europeo in sostituzione dell’Esm (Meccanismo Europeo di Stabilità). L’unico giornalista che sul Corriere della Sera, giornale filo-Ue a prescindere, scrive delle cose serie è Fabio Fubini: «i politici italiani continuano a pensare come se fossero all’interno di uno stato sovrano indipendente». Esattamente il modo di pensare di chi ha concorso alla espansione del debito pubblico italiano in questi anni.

L’unico risultato certo della farsa berica sul Tav sarà quello di aver distrutto i valori patrimoniali delle proprietà di cittadini e imprese interessate dal tracciato. Null’altro. Ma a qualche attore di questacommedia grottesca gliene importa zero: vivrà benissimo con la lauta pensione maturata in una vita da politicante a spese nostre.

(ph: http://www.ecuavisa.com)