Consoli: «ecco le pressioni di Bankitalia su Veneto Banca»

Banca d’Italia fece pressione eccome affinchè Veneto Banca finisse in braccio mortale alla Popolare di Vicenza guidata da Gianni Zonin. E’ tutta un’altra versione rispetto alle scarne dichiarazioni di quest’ultimo, quella fornita oggi pomeriggio in commissione banche dall’ex amministratore dell’istituto trevigiano, Vincenzo Consoli.

Indagato dalla procura di Treviso per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, l’ex numero uno di Veneto Banca risponde in modo preciso e articolato alle domande dei parlamentari, presieduti da Pier Ferdinando Casini. Nel ricostruire i rapporti triangolari fra via Nazionale e le due ex popolari venete, Consoli ricorda un episodio risalente al 6 novembre 2013: «Barbagallo arriva in Veneto Banca, dove ci sono anche Franco Antiga (vicepresidente di Veneto Banca, ndr), Biagio De Varti (ispettore Bankitalia, ndr) e Maurizio Trifilidis (direttore sede di Venezia di Banca d’Italia, ndr). Ad un certo punto chiede a me e Trinca di allontanarci. Andiamo nello studio di quest’ultimo e Barbagallo dice che la banca non è più in grado di andare avanti e deve andare con una banca di elevato standing. Trinca chiede urlando con chi e Barbagallo, sottovoce, risponde BpVi. Poi torniamo nella stanza dove ci sono gli altri e Trinca dice ad Antiga: “guarda che ci vogliono portare in BpVi”. Io cerco di dimettermi ma Barbagallo mi riporta alle mie responsabilità».

Consoli continua riportando che nel dicembre 2013 Trinca suggeriva di seguire le indicazioni di Barbagallo: «quindi chiamiamo Zonin». Questi fissa l’appuntamento al 27 nella sua residenza ad Aquileia. «C’è sempre grande rispetto per Bankitalia – sottolinea – ma l’ho fatto obtorto collo». Alla domanda su come mai all’incontro fra lui, Trinca, Zonin e l’ex direttore generale della BpVi, Samuele Sorato, non fosse presente l’amministratore delegato della banca vicentina, Consoli spiega che in BpVi un ad non c’era. «E’ il dottor Barbagallo che ci chiede di chiamare Zonin. Dal 2014 la funzione di dg non ha più ruolo effettivo nella banca. Il dg era un mero esecutore in quel momento».

 

 

Il deputato Pd Matteo Orfini chiede che venga audito lunedì prossimo l’ex vicedg Antiga come testimone tenuto al dovere di dire la verità per incrociare la sua testimonianza con quella di Barbagallo di tre giorni fa in modo da «togliersi il dubbio» sulle parole udite il 6 novembre 2013 nella sede di Veneto Banca. Il presidente della commissione Casini propone di rinviare la decisione a lunedì mattina mentre Orfini insiste così da ascoltare Antiga prima, e non dopo, l’audizione del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, in programma martedì.

Prima della segretazione della seduta, dopo un lungo intervento di Renato Brunetta (FI) Consoli riassume la sua posizione “difensiva”: «Veneto Banca è stata trattata in maniera diversa. Io ho dato dei numeri: Veneto Banca 874 milioni, Vicenza 1 miliardo e 373 milioni di conversioni per superare gli stress test. Le banche popolari che hanno gli stessi problemi di BpVi e Vb sono vive, hanno crediti deteriorati altissimi, perchè allora quelle sì e le venete no? Per l’ottusità dei regolatori di Francoforte. Tutti abbiamo fatto errori, anche noi. Banca d’Italia è come una Madonna, è un’istituzione sacra, ma i funzionari possono sbagliare. Chi aveva il potere e il dovere doveva fare riforma delle banche popolari ma è stata troppo veloce. Bail-in, andare in borsa ecc hanno portato al collasso. Perchè in Puglia e a Brescia ci sono le banche che vanno avanti? Se ci fosse stato più tempo le banche venete forse sarebbero ancora li a soddisfare le richieste dei veneti».