Difesa di Guzzonato, sindaco “pulp” che si aumenta lo stipendio

Il primo cittadino di Marano Vicentino non merita il tritacarne dell’antipolitica. Perchè il sacrificio per la Polis va retribuito

Un comitato ha scritto un comunicato per criticare il sindaco di Marano Vicentino Marco Guzzonato, reo di essersi aumentato lo stipendio di primo cittadino. Guzzonato è laureato in economia e faceva il manager per la Unicomm. Da tempo impegnato in politica, si è sempre speso con impegno e fatica per il suo paese.

E’ una delle poche persone che ha attraversato il cursus honorum del buon amministratore. A 25 anni è diventato consigliere di minoranza. Nel 2012 Piera Moro ha vinto le elezioni e lo ha nominato assessore e vicesindaco: 10 anni di serate e week end dedicati al paese, pressoché gratis. Nel 2017 si presenta alle elezioni e la cittadina premia il suo impegno con un plebiscito: il 72,65% dei maranesi lo ha incoronato sindaco.

Marco canta anche da anni in numerose formazioni musicali ed io allora brindai perché finalmente nell’Altovicentino avevamo un sindaco “rock”. Qualcuno mi fece notare che, vista la militanza del “Guzzo” nei celeberrimi “Cimoria”, si trattava più di un sindaco “pulp”. Accettai con diletto la definizione, che mi pareva altrettanto rivoluzionaria e sufficientemente irriverente nel Veneto doroteo.

Il sindaco Guzzonato poteva scegliere i soldi, poteva continuare a lavorare all’ Unicomm e sommare al suo stipendio il compenso di amministratore. Invece ha fatto una scelta controcorrente, assolutamente inedita e, secondo me, apprezzabile. Ha deciso di mettersi in aspettativa e di fare solo il sindaco.

Per fare questo si è alzato lo stipendio addirittura a 2509,98 euro lordi al mese, ovvero a poco più di 1500 euro netti. Uno stipendio medio, che garantisce una esistenza dignitosa ma non ti arricchisce, tutt’altro che esagerato per chi si dedica a tempo pieno, con tutte le responsabilità che si carica sulle spalle, alla gestione di un paese di 9500 abitanti. Voi preferireste un sindaco part time, che si dedica all’amministrazione nei ritagli di tempo, oppure, per pochi centinaia di euro in più al mese, un sindaco che rivolge le proprie energie anima e corpo alla propria comunità? Io non avrei dubbi.

Questa polemica è tuttavia paradigmatica dello Zeitgeist, di questo tempo di passioni tristi. L’antipolitica nasce da una indignazione legittima contro alcuni privilegi della classe politica. E’ giusto scagliarsi contro i vitalizi, le pensioni d’oro, gli emolumenti faraonici di alcuni consiglieri regionali. Il problema è che tutti finiscono dentro questo tritacarne polemico, senza distinzione alcuna. Questo è l’esito pernicioso di campagne populiste e di un tiritera assordante mediatico per cui il problema dell’Italia sarebbe derivato dai costi della politica.

Dato per assodato che gli sprechi e i privilegi vanno combattuti, bisogna sapere che l’Italia spende per i costi diretti degli organi legislativi e governativi l’2,1% del Pil, meno della media europea. Così i moderni Savonarola anticasta hanno generato un’eterogenesi dei fini pericolosa. L’idea che si è costruita e diffusa è che la politica sia sempre sporca, sia il luogo del mercimonio e della corruzione. Ditelo alle centinaia di migliaia di consiglieri comunali, assessori di piccoli centri che sacrificano vita privata e famiglia per il bene delle loro comunità, quasi sempre per poche centinai di euro l’anno, meno delle spese che spesso devono sostenere.

Ricordo che l’idea di pagare le cariche pubbliche (con il celebre mysthos) nacque già nell’Atene periclea. Chi ritiene che le cariche politiche non debbano essere pagate, di fatto ci rigetta nell’Ancien regime, in un mondo in cui solo chi è ricco e può vivere di rendita ha diritto di fare politica. Una posizione reazionaria e antidemocratica. Siamo nell’epoca dell’atomismo e dell’individualismo assoluto, in cui ormai il primo partito è sempre quello dell’astensione. Chi ancora crede nell’etica dell’impegno, chi pensa che sia nobile la partecipazione per la costruzione condivisa della polis è cornuto e mazziato: sacrifica il suo tempo per il bene comune e invece di essere stimato, viene delegittimano, viene considerato nel migliore dei casi un opportunista, nel peggiore un ladro.

Dopo anni di instancabile impegno, Marco Guzzonato, “sindaco Pulp”, merita di guidare la sua comunità. “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”.