Biotestamento, una legge tragica. Ma che ci voleva

Non si introduce alcun omicidio. Semmai si apre la strada al principio secondo cui la vita è un bene disponibile per il singolo individuo

Non sono d’accordo con l’amico Giuliano Guzzo che su queste colonne online ha elencato tutta una serie di ragioni contro il biotestamento. E visto che lui stesso invitava a confrontarsi, confrontiamoci.

Premettendo che un giudizio libero prescinde dal marchio “radicale” (Bonino, Cappato e compagnia) o “progressista” affibbiato alla nuova legge, cosa ci sia di radicalmente sbagliato nell’unica sostanziale novità che essa introduce, ovvero decidere contro l’accanimento terapeutico in anticipo, premunendosi nell’eventualità di diventare un vegetale, resta un mistero della fede. I contrari che l’attaccano con gentile favella (“assassini”, “morte legalizzata”) sostengono che si è aperta la via all’eutanasia, perchè da adesso in avanti un individuo potrà mettere per iscritto di voler rifiutare in futuro i trattamenti sanitari inclusi la nutrizione e l’idratazione artificiale.

Ora, a parte che ciò non è vero in quanto l’eutanasia passiva (staccare la spina) interviene semmai dopo, e non prima che siano messe in atto cure giudicate dal soggetto cosciente come sproporzionate o inutili, l’articolo 32 di quella Costituzione cui tutti guardano come faro, e che fino a che c’è va rispettata, è inequivocabile: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Dice: ma la sacra Carta prescrive anche il diritto alla salute. Certo: ma non il dovere, almeno per il malato. La vicenda della donna veneta Anna, morta per essersi ostinatamente negata alla chemio preferendo per sua libera, benchè discutibilissima scelta la medicina olistica, è straziantemente indicativa: non si può costringere chi non vuole essere curato o non vuole sottoporsi a determinati tipi di cura.

Questo per stare alla norma appena approvata. E’ tuttavia chiaro – e su questo i critici hanno ragione – che su una tale china l’eutanasia, anche quella attiva (somministrazione di veleno) fino al suicidio assistito, potrà guadagnare terreno nel nostro ordinamento. Che a tutt’oggi punisce l’omicidio del consenziente (chi uccide un altro col suo consenso, art. 579 codice penale), l’istigazione al suicidio (articolo 580 codice penale) e l’autolesionismo grave che causi una “diminuzione permanente dell’integrità fisica” (articolo 5 codice civile). E questo perchè in nuce viene invertita una logica data finora come assioma: l’indisponibilità della propria vita. Chi dispone del mio corpo e della coscienza che lo anima? Secondo i cattolici, Dio. Secondo i non cattolici, è la singola persona e nessun altro.

Il suicidio, infatti, non è vietato, perchè un diritto laico non può considerarlo “peccato” e per l’ovvia ragione che non si può sanzionare un suicidato. Per quel che può valere la mia opinione, credo che non sia giusto espropriare un essere umano della propria morte – chiamiamola morte, per favore, non “fine vita”. Chi non intende lasciarla a un Dio cui non crede, o a una Tecnica che vorrebbe prenderne il posto, deve poter scegliere se e come lasciare questo mondo finchè è in grado di farlo. Il padrone della propria vita è solo colui che ne porta il fardello, nella gioia come nell’assurdità di un dolore insopportabile o di una malattia terminale.

Solo e soltanto se non è lui a decidere, ma è un terzo (la famiglia o lo Stato o il medico) a cui fa magari comodo eliminare un peso morto per la sanità o la società o il proprio meschino egoismo, solo allora si può parlare di omicidio. Con quale diritto si può proibire ad un uomo di assumere la decisione libera, in coscienza, potendo cambiarla fino all’ultimo, di andarsene secondo un’idea di dignità che non può essere che sua e solo sua? La compassione di cui hanno sempre la bocca piena i buoni e i giusti non dovrebbe indurre ad astenersi dal giudicare scelte tragiche, anzi la scelta forse più tragica di tutte, quella di fronte all’Assurdo della morte?