Referendum veneto già dimenticato, già tornati al sonno centralista?

Il dibattito sull’autonomia è sparito dai radar. E dai programmi elettorali dei partiti

Che fine ha fatto il dibattito sulle autonomie e il federalismo a due mesi dalla consultazione che ha coinvolto i cittadini di Veneto e Lombardia? È stato davvero tutto derubricato a trattativa economica o ad un mero dialogo su questa o quella concessione? A leggere, o meglio non leggere ciò che viene pubblicato sul tema dai quotidiani nazionali sembra proprio di sì. Un dibattito fondativo e prepolitico, come molte volte abbiamo avuto la premura di scrivere qui, che sembra essere totalmente scomparso dai radar della politica, impegnata in questioni quali la priorità dello ius soli, il temibile pericolo del ritorno dei neofascismi, il ruolo di Silvio Berlusconi o le paranoie sulle fake news.

Una questione statualmente emergenziale come quella delle identità locali e della giusta valorizzazione del regionalismo viene così sacrificata, dopo che vi era un’occasione più unica che rara per notare quanto ancora oggi molti italiani richiedano maggiori responsabilità ai territori più vicini e alle istituzioni più prossime presenti sul territorio, quasi più intime e carnali dopo secoli di storia passata tra i comuni, le signorie e gli stati regionali.

Stupisce che il tema del federalismo e del decentramento sia pressoché assente pure nei programmi elettorali e negli auspici delle coalizioni e dei partiti che si sfideranno alle prossime elezioni, anche perché dopo il 18 ottobre molte speranze sono ben lungi dal vedersi rappresentate o addirittura soddisfatte. Spiace notare come nessun partito, anche tra quelli che magari avrebbero il pedigree o le caratteristiche, riesca a tirar fuori il coraggio per innovare e rendere più coerente con la storia italica l’assetto della Repubblica Italiana, promuovendo una seria riforma federale, ancor più dirimente di quella presidenziale.

Probabilmente c’è da mettere in conto una certa dose di timore nel risvegliare istinti localisti che potrebbero turbare il sonno di qualche sonnolento burocrate, ma viene da chiedersi perché non ci sia l’interesse quantomeno elettorale per tornare a ragionare su certi temi a pochi mesi dal voto, assecondando un risultato così importante come quello raggiunto, tra le altre cose, proprio nella nostra regione.

Chi vivrà vedrà, si spera, il risveglio dal torpore centralista, che pare averci consegnato una amministrazione statale irriformabile e una nazione destinata ad altri 150 anni di immobilismo. Peccato, perché le opportunità ci sarebbero, le motivazioni pure e non mancherebbe nemmeno l’elettorato, come abbiamo visto solo due mesi fa.

(ph: democratica.com)