Pedemontana veneta, rischi sulla Regione. Lo dice la stessa Sis

A confermare lo scenario già delineato dalla Corte dei Conti è il prospetto informativo della recente emissione di bond da 1,5 miliardi. Ecco cosa dice

«L’investimento in obbligazioni di progetto comporta un alto (…) rischio. Riteniamo che i seguenti fattori possano influire sulla nostra capacità di adempiere ai nostri obblighi». Comincia così il capitolo dedicato ai rischi nel prospetto informativo del bond per finanziare il completamento della Pedemontana Veneta (Spv).

Il documento, depositato presso la Borsa Valori irlandese, presenta una serie di criticità che la Regione Veneto, concedente della superstrada Spresiano-Montecchio Maggiore, non aveva mai evidenziato a pieno sino ad oggi. Nell’ultimo periodo da Palazzo Balbi c’erano stati sospiri di sollievo quando alcuni investitori avevano «finalmente» dato l’ok al prestito da 1,5 miliardi di euro necessario per proseguire un’opera ideata tramite project financing, in cui la gran parte della infrastruttura dovrebbe essere pagata grazie all’intervento dei privati. Allo stesso modo anche il concessionario dell’opera, l’italo-spagnola Sis, aveva espresso fiducia dopo lo sblocco dei fondi. Ora però bisognerà vedere se la Sis sarà in grado di superare agevolmente quegli scogli che esso stesso ha evidenziato nel prospetto che Vvox.it ha potuto visionare e che pubblica oggi per la prima volta.

Globalmente il documento consta di 764 pagine mentre la parte dedicata ai fattori di rischio ne contiene settanta, da pagina 27 a 97. In questa sezione c’è un passaggio importante: «La maggior parte di questi fattori sono contingenze che possono o meno verificarsi… e non siamo nella posizione di esprimere un’opinione sulla probabilità che si verifichi una simile eventualità».

Quanto alla stima di traffico futuro, l’alta stima dei flussi si giustificava in base ad un asserito intasamento della circolazione ordinaria. Non è un caso che la procedura sprint adottata anni fa dal governo Berlusconi per dare il via all’iter amministrativo sia stata la dichiarazione dello stato di emergenza dovuto al traffico: una circostanza che ancora oggi fa gridare allo scandalo gli oppositori della Spv, in quanto «è prevedibilissimo e non si presenta all’improvviso come un terremoto o un’alluvione». Una bassa stima, di converso, non avrebbe giustificato disagi ambientali ed esborsi economici da parte degli enti pubblici. Ad ogni modo negli anni le stime hanno oscillato tra i 30-50mila passaggi giornalieri identificati inizialmente dal proponente per passare poi ad uno striminzito dato di 15mila transiti previsti in uno studio molto accurato della Cassa Depositi e Prestiti, poi rivisto al rialzo sino a 20 mila sempre dalla Sis e dalla Regione motivandolo con una diminuzione del costo del pedaggio che avrebbe incentivato l’uso della superstrada.

Ed è proprio di questo saliscendi che alla fine lo stesso proponente è stato costretto a considerare la pericolosità. Tanto da scrivere che «… un peggioramento dello scenario economico, un eventuale aumento dei prezzi dei carburanti in Italia, un aumento delle tariffe, un rafforzamento della legislazione ambientale… comprese misure tese a limitare l’uso delle automobili nelle aree urbane al fine di ridurre l’inquinamento atmosferico …» nonché «… persistenti condizioni meteorologiche avverse possono portare ad una diminuzione del traffico stradale».

Uno dei passaggi più delicati è quello di pagina 29. Detta in estrema sintesi il proponente spiega come in capo alla Regione Veneto corra l’obbligo, quando l’opera sarà a regime, di corrispondere a Sis un canone di disponibilità per la Pedemontana (in foto uno scorcio di un cantiere in valle dell’Agno). La Regione dovrebbe invece rifarsi sugli incassi che per contratto le spettano. Tuttavia, si legge ancora nel prospetto, ci potrebbero essere comunque dei problemi nel rendere a coloro che hanno emesso il prestito (un pool di banche nazionali e internazionali) quanto pattuito in termini di capitale ed altri oneri finanziari. Questo quantomeno potrebbe accadere ove la Regione non fosse in grado di pagare il dovuto alla Sis se gli incassi da pedaggio fossero inferiori al previsto.

Questo elemento non solo conferma le incognite per la Sis, ma che il rischio d’impresa è stato scaricato per buona parte sulla Regione, la quale con la strada in funzione, come da contratto di convenzione, dovrà pagare comunque a Sis, e con cadenza regolare, un vero e proprio affitto. Con la conseguenza che i veneti, soprattutto se il traffico sarà sotto la soglia ipotizzata, pagheranno l’opera due volte, prima col pedaggio e poi con le tasse. Questa circostanza aveva già suscitato polemiche a non finire anche se la giunta Zaia aveva sempre negato che il rischio d’impresa sarebbe stato scaricato sulla collettività.

Rimane da capire come questo scenario potrà essere valutato alla luce del recente pronunciamento dell’Anac in merito al progetto Spv. I fautori dell’opera ritengono che il documento prodotto dell’autorità presieduta da Raffaele Cantone, pur con qualche prescrizione, costituisca un buon viatico. I detrattori sostengono il contrario. Tra qualche mese si pronuncerà infine la Corte dei Conti, che fino ad oggi sulla qualità del progetto è stata tranchant, appunto perché, tra le tante, la vede troppo sbilanciata a favore del privato.