Conflitto d’interessi, bravo Brugnaro: primo blind trust d’Italia

Lo aveva annunciato su Vvox e, anche se dopo mesi, ha mantenuto. Ma le legge Frattini, foglia di fico berlusconiana, andrebbe cambiata

Bravo Brugnaro. Quando ci vuole ci vuole, e quando ad un politico va detto bravo, gli va detto bravo. Il sindaco di Venezia ha finalmente dato seguito all’annuncio fatto su VVox l’11 marzo scorso: risolvere il conflitto d’interessi all’americana, con un “blind trust”. E’ notizia fresca di oggi, sia pur preannunciata con una sua dichiarazione al Sole 24 Ore di stamane: tutte le proprietà e i titoli che fanno capo al primo cittadino-imprenditore saranno raggruppate nell’holding denominata Lb (le iniziali di Luigi Brugnaro), che verrà affidata ad un “fondo cieco” con sede a New York, gestito dall’avvocato Ivan A. Sacks, con tre non meglio specificate persone di fiducia che controlleranno «che il trust operi secondo i principi che ispirano il gruppo». Fra l’agenzia di lavoro Umana, la squadra di basket Reyer e altre società nel vetro e nell’agricoltura (fra cui quella “Porta Venezia Spa” proprietaria di una fetta dell’area Pili interessata al progetto di nuovo palazzetto dello sport), si parla di un fatturato di 600 milioni.

E’ la prima volta che un uomo di impresa impegnato in politica ricorre alla legge Frattini del 2004. Pensata per la arcimega-incompatibilità dell’allora premier Silvio Berlusconi, questi non se n’è ma avvalso. Brugnaro, bisogna dargliene atto, lo ha detto e lo ha fatto. Certo, ci ha messo un po’, per l’esattezza nove mesi. E un osservatore malizioso potrebbe ipotizzare che si sia deciso non per dovere di trasparenza, ma per togliere di mano all’opposizione di M5S e dell’ex piddino Felice Casson un’arma di delegittimazione politica all’operazione palasport, che rappresenta la vera questione sul tappeto (e difatti in conferenza stampa, facendo sarcasmo su costoro, se ne è uscito con una frase rivelatrice: «i conflitti d’interessi ventilati non ci sono e non ci sono mai stati»).

Ad ogni modo sarebbe il caso che la Frattini, una ciofeca all’italiana più che una soluzione all’americana, obbligasse chi detiene un patrimonio in collisione con la pubblica amministrazione a disfarsene non quando gli aggrada, bensì in concomitanza con l’avvenuta elezione. Non si può lasciare la scelta alla magnanimità del singolo, come fosse una concessione. Il senso di opportunità, nell’Italia povera di senso civile, è regolarmente l’eccezione. Occorre renderlo regola. Specie se riguarda quella classe dirigente industriale che non manca mai di invocare per la società e l’economia la vittoria dei princìpi liberali, salvo poi spesso distrarsi e dimenticarsene al momento del dunque.

Per ora con Brugnaro, sempre rodomontesco e sopra le righe ma questo giro fattivo, siamo ancora all’anomalia (felice, stavolta). Ne prendiamo atto soddisfatti, qualunque sia la motivazione profonda. Ma lo saremo del tutto quando questo nostro Paese, civicamente scoliotico, drizzerà la schiena con una legge sul conflitto d’interessi seria e rigorosa. Non alla vongole, com’è nostra abitudine.