Ovest Vicentino, pizzeria chiusa per rischio ‘ndrine: ci lavorava un consigliere M5S

È Ciambrone, già candidato sindaco pentastellato a Valdagno. Nessun precedente e non indagato: «part-time per un breve periodo»

C’è una novità di rilievo, almeno sul piano politico, che emerge dalla vicenda della chiusura per rischio di infiltrazione di ‘ndrangheta di una pizzeria di Trissino nell’Ovest Vicentino. Tra coloro che hanno collaborato nella gestione dell’esercizio c’è un attivista del M5S. Si chiama Giuseppe Ciambrone, è originario della Calabria ed alle comunali del 2014 aveva corso come candidato sindaco a Valdagno in quota Cinque Stelle per i quali oggi siede consigliere tra i banchi dell’opposizione.

La vicenda della chiusura coattiva è deflagrata pochi giorni fa quando i media locali hanno dato la notizia della interdittiva antimafia comminata alla pizzeria “Il Gaglioppo” di Trissino. Al centro dell’atto amministrativo che sanziona non la condotta mafiosa ma il pericolo che questa si materializzi, c’è il calabrese Gaetano Aloe. Secondo il GdV del 16 dicembre, Aloe vive da qualche anno a Trissino. È stato sottoposto alla misura di prevenzione e non gli è mai stata concessa la cosiddetta riabilitazione perché gli è stata «applicata in via definitiva la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza». 40 anni, figlio di Nicodemo Aloe, «già capo della cosca di ’ndrangheta “locale di Cirò”, assassinato nel novembre 1987», sarebbe legato «ad una cosca calabrese» ed è «pregiudicato per reati, anche di tipo associativo, di particolare gravità».

Ma come mai Ciambrone (in foto), che all’epoca era già in consiglio comunale, avrebbe collaborato con quella pizzeria che poi è stata chiusa dalla prefettura? Quando e in che contesto ha conosciuto Aloe e la sua cerchia, la quale, come ricorda sempre il Giornale di Vicenza, era sottoposta alla sorveglianza delle forze dell’ordine? Interpellato da chi scrive, Ciambrone, sul cui conto non è mai emerso alcunché di penalmente rilevante né tantomeno alcuna affiliazione malavitosa né precedente di polizia, ha preferito non commentare, ad eccezione di una battuta telegrafica: «In realtà non è che abbia molto da dire se non che ho lavorato lì part time appena hanno aperto nel 2015. Dopo pochi mesi mi sono licenziato e ho cambiato lavoro».