Pfas, medici contro Lorenzin: «plasmaferesi sicura»

«Vengono effettuate ogni anno milioni di plasmaferesi nel mondo… se ci fosse anche lontanamente il sospetto di inaccettabili frequenze di reazioni avverse, la procedura non sarebbe certo applicata ai donatori di sangue». Così, in una lettera, il coordinatore del Centro regionale attività trasfusionali Antonio Breda e i direttori dei Dipartimenti trasfusionali del Veneto, (Giustina De Silvestro, Alberta Alghisi, Loredana Martinelli, Stefano Capelli, Gianluca Gessoni, Francesco Chiavilli e Andrea Frigato), hanno risposto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Come scrive Michela Nicolussi Moro sul Corriere del Veneto a pagina 7, la Lorenzin mercoledì in Parlamento aveva detto che tale pratica, usata per rimuovere i Pfas, «è fortemente sconsigliata e invasiva», nonchè «priva di evidenze scientifiche». In seguito alle pressioni della ministra, le operazioni di plasmaferesi sono state poi sospese dalla Regione.

«Il regime applicato in Veneto per la rimozione dei Pfas è di gran lunga meno invasivo di quello applicato ai donatori di sangue in molti Paesi europei» si tratta di «pratica sicura e sostanzialmente scevra da rischi», continua la lettera inviata al presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi, e al governatore Luca Zaia. Ma Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro nazionale Sangue dissente: la plasmaferesi «è una terapia che si fa sui malati, non è un’endovenosa. Si rischia di far passare un messaggio sbagliato dicendo che la donazione ha lo stesso livello di sicurezza della plasmaferesi terapeutica – avverte Liumbruno -. Non è così, quest’ultima può scatenare effetti collaterali come l’ipotensione, perchè l’apparato cardiocircolatorio è sottoposto a stress per ore».

(ph: sivempveneto.it)