Treviso, sinistra a Manildo: «no al Daspo»

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta sul Daspo urbano indirizzata da “Verso una Coalizione Civica per Treviso” al sindaco Giovanni Manildo.

Noi siamo tra le persone che nel 2013 hanno contribuito alla vittoria del centrosinistra e alla Sua elezione a sindaco, in maniera più o meno diretta, convinti ciascuno a suo modo che Lei rappresentasse la speranza di una città inclusiva, democratica, antirazzista e antifascista. Ci ricordiamo, oggi come quattro anni fa, le dichiarazioni a proposito degli immigrati dell’allora sindaco Gentilini – come dimenticare l’infelice e squallido “Dobbiamo vestirli da leprotti e aprire la stagione di caccia” – dichiarazioni che avevano scioccato il Paese, umiliando la nostra città, e fatto scalpore in buona parte dell’Europa. Dopo anni di dure battaglie e un grande lavoro svolto dalla società civile e dalle forze democratiche eravamo riusciti a gettare le basi per poter alzare la testa, per provare a raccontare una città che non si riconoscesse più in queste pratiche, per finalmente costruire e ricostruire i luoghi dell’ascolto e del dialogo.

Purtroppo oggi sentiamo che questo lavoro di cooperazione sociale rischia di interrompersi. Rischia di interrompersi su un tema, quello dell’accoglienza e delle marginalità, che negli ultimi anni è stato quotidianamente affrontato con un dibattito violento, politicista, paranoico e quindi incapace di affrontare il tema reale di porre tutte le persone nella condizione di avere un’opportunità per migliorare la loro condizione di vita. L’esito di questo dibattito avulso dalla realtà è stato un decreto-legge, l’enfatizzato Minniti-Orlando, che dimostra perfettamente come ci sia stata una resa culturale e sociale nei confronti di chi, per mera strumentalità politica, ha alzato di proposito i toni e creato paure inesistenti.

Questo decreto non affronta le situazioni di marginalità, ha creato semplicemente un ulteriore confine: quello tra chi può vivere liberamente la città e chi non può. Coloro che risultano ancora una volta esclusi sono i senza fissa dimora, i migranti, i disagiati, quelli che per i motivi più disparati sono le vittime di una società iniqua, che già quotidianamente vengono “esclusi”. Partendo proprio dalle esigenze degli esclusi, noi vogliamo costruire una  politica sociale inclusiva. Pertanto le chiediamo a Lei ed alla coalizione che la sostiene in Consiglio Comunale di non arrendersi alla cultura del combattere i poveri, invece che combattere la povertà. Chiediamo di non eliminare il disagio sociale negandolo, cancellandolo. Chiediamo di non accettare quell’ idea del decoro che si concretizza nell’impedire ad alcuni l’accesso alle piazze, ai giardini pubblici, di fatto, alla città.

Pensiamo dunque sia necessario interrompere l’iter di approvazione dell’inserimento del Daspo urbano nel regolamento comunale di Treviso dato che, com’è ovvio, non agirebbe alla radice del problema. Un tale provvedimento non farebbe altro che spostare la questione da una parte all’altra della città, e non è chiaro secondo che principio certi isolati e certi quartieri dovrebbero essere più o meno “tutelati” di altri — ‘tutelati’, sottolineiamo, dalla presenza degli ultimi. Coloro che in realtà più di tutti necessitano di una tutela. Chiediamo di riflettere insieme per arrivare ad una vera soluzione, che non consideri gli ultimi il problema. La povertà non si combatte con i Daspo; la povertà si vince con casa, lavoro, diritti, istruzione.

Verso una Coalizione Civica per Treviso