Verona, ci voleva Report (e un giudice sveglio) contro “Torricelle selvagge”

Nella grottesca vicenda dei ripetitori fuori legge la figuraccia la fa l’intera classe dirigente del capoluogo scaligero

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Per trent’anni a Verona un manipolo di operatori dell’etere s’è appollaiato sul cosiddetto monumento di Radetzky, la seconda delle quattro torri massimiliane, trasmettendo prima in Fm e poi diffondendo ogni tipo di segnale delle più importanti emittenti locali nonchè qualcuna nazionale. Il tutto senza uno straccio di autorizzazione valida. Lo stesso è avvenuto per una vicina torre artificiale posta su un’area di pertinenza del Comune scaligero. Curandosi poco, anzi zero che esistesse una guarentigia paesaggistica col sigillo Unesco. Finché dopo un tira e molla durato tre decenni, la magistratura, che per sei lustri aveva assistito quasi senza colpo ferire, ha finalmente sequestrato tutto.

La vicenda, un vero e proprio unicum nel bestiario dell’abusivismo italico, l’ha raccontata per filo e per segno Report su Rai3. Il 18 dicembre è andata in onda «Telescrocco»: in pratica per quelle installazioni fuori norma, tra arretrati mai saldati, oneri di ripristino e altri extra à la carte, dovrebbero ancora essere pagati ad una distratta cassa demaniale la cifra monstre di 10 milioni di euro. Recentemente l’agenzia statale, in ragione di un non ben specificato ma «oggettivo» ricalcolo, aveva fatto sapere che può esserci un ribasso sull’ammenda pari al 90%: così spiega ancora la trasmissione di Sigfrido Ranucci. La materia è un campo minato perché se alle tasche dell’erario, già sforacchiate per italica prassi, scappasse un tallero in più del consentito, per i sostenitori dello sconto “libera tutti” sarebbero rogne. Quanto meno da magistratura erariale. Sta di fatto che nonostante la ventilata maxi riduzione, la colonia “parassitaria” ha continuato indisturbata a proliferare, addirittura subaffittando alcuni spazi. Ad ogni modo dei 900mila euro che potrebbero (il condizionale è d’obbligo) uscire dal nuovo computo, fino ad oggi non è stato versato nemmeno un euro. Luciano Guerrini (in foto), avvocato degli editori “abusivi”, già assessore all’ambiente a Verona in quota Verdi, ritiene appropriato un ristoro di 240mila euro: in pratica la duecentesima parte o poco più di quanto stabilito inizialmente dal demanio.

Ma è bene sapere di chi stiamo parlando, almeno stando al vecchio conteggio. Al primo posto nella hit parade di Report c’è il Gruppo Athesis, editrice di Confindustria Verona e Vicenza: deve al demanio un milione e 100mila euro per le trasmissioni di TeleArena, Radio Verona e Tele Mantova. Sotto d’un gradino c’è Telepace, la Tv fondata da don Guido Tedeschini, con 487mila euro. Per Telenuovo il conto ammonta a 436mila euro. Poco sotto c’è Ei towers del finanziere Alessandro Falciai con 400mila euro tondi. Raimondo Lagostena, legato a Telecampione, ne dovrebbe 300mila. Mtv Italia, già Beta Tv che fu di Vittorio Cecchi Gori, concorre alla graduatoria con 290mila euro. Giampaolo Bassi, editore che trasmetteva con Radio Universal e che aveva fondato il movimento politico “La voce della gente” ne dovrebbe 288mila. Più a scendere ci sono i 130mila euro scarsi che dovrebbe scucire Telecom per le trasmissioni di La7. Nella parte bassa del ranking c’è, sola soletta, la cifra richiesta per le trasmissioni di Radio Padania Libera, storicamente legata al Carroccio, per una cifra di 40mila euro. Ultimi ma non ultimi si fanno notare i ripetitori in uso all’esercito Usa collegati alle basi di Vicenza. Per gli yankee, sarà il fascino della divisa, il demanio non ha mai chiesto il becco d’un quattrino.

Ben diverso invece è l’elenco degli attori che a vario titolo avrebbero dovuto, un po’ meno strabicamente, osservare e sorvegliare. In primis c’è il Demanio: avrebbe dovuto far sloggiare chi occupava senza titolo un’area pubblica. E avrebbe dovuto chiedere senza indugio gli arretrati. Poi c’è il Comune, che avrebbe dovuto colpire gli abusi sul piano edilizio e amministrativo. E ancora non lo ha fatto. «Valuteremo» dichiara sulle spine alle telecamere della Rai l’assessore alla legalità Edi Maria Neri (già giudice, oggi nella civica Verona Pulita), che poi, beata innocenza, aggiunge: «Dal giorno X spengono ventitré emittenti. Che fa poi il cittadino contro il Comune?». Non meno vigili avrebbero dovuto essere le Belle arti. Che a fronte di un monumento e di un’area a pertinenza tutelati a tutti gli effetti non avrebbero dovuto permettere un uso allegro di quel luogo e di quel manufatto, quasi si trattasse d’una qualsiasi bifamiliare a Cazzano di Tramigna. Negli anni qualche domanda avrebbe dovuto porsela pure la municipalizzata Agsm, che in modo abusivo installò contatori e cavi.

Ma in questa specie di “Hollywood party” uno degli invitati di peso è la Procura della Repubblica. L’ultima archiviazione del caso risale al 2011. Che cosa è successo nel frattempo? Nel frattempo è arrivato il giornalismo d’inchiesta di Report. Su questa vicenda il programma, come fosse il feldmaresciallo Johann Radetzky che quelle torri volle all’inizio del XIX secolo, ha dispiegato una potenza di fuoco mediatica impressionante. Gli approfondimenti del team fondato da Milena Gabanelli e Ranucci sono stati così micidiali da far riaprire il caso, fino al sequestro di alcuni giorni fa. Senza questo intervento esterno, va detto senza ipocrisie, l’andazzo sarebbe rimasto immutato.

Verona ne esce malconcia. Perché se una città della sua importanza per ripristinare un filino di legalità ha bisogno dell’aiutino-aiutone di un programma televisivo, pur prestigioso e “pesante”, allora andiamo male. Significa che la sua classe dirigente, politica, imprenditoriale, editoriale e giornalistica non ha, o ha esaurito gli anticorpi necessari per una reazione civica, precondizione per contrastare l’illegalità.

Se poi qualcuno dovesse lamentarsi per l’ennesima invasione di campo della magistratura, che qui si è fatta le sue belle dormite, si potrebbe ribattere che se la politica e l’amministrazione non si muovono è ovvio che quel vuoto potrebbe essere occupato dai giudici. O meglio: da quel giudice che fa il giudice e fa rispettare la legge.

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  • giuseppe Mattiello

    Bravo Milioni! Anche in “provincia” esiste, per fortuna, un esemplare giornalismo di inchiesta.