Boschi: «è caccia alla donna, ma non farò capro espiatorio»

Maria Elena Boschi, intervistata da Francesco Bei su La Stampa, sostiene che il ciclone che la sta investendo sia una vera e propria «caccia alla donna». Il ministro non ci sta a tutte le accuse che le vengono mosse e chiarisce: «non sono stata io a chiedere di acquisire (a Federico Ghizzoni, Unicredit, nei confronti di Banca Etruria, ndr). Io mi sono informata sul se, non ho chiesto di. É una informazione, non una pressione. C’è una differenza abissale».

«Ci sono stati scandali, perdite bancarie per almeno 44 miliardi di euro, vergognose mistificazioni e di che cosa parlano gli addetti ai lavori? Solo della mia agenda e dei miei appuntamenti che sono, peraltro, del tutto legittimi e doverosi. Ognuno è responsabile di ciò che fa: il Pd fa bene a insistere per fare chiarezza».

 

«Non ho fatto pressioni, non ci sono stati favoritismi, mio padre è stato commissariato, mio fratello si è licenziato per non creare difficoltà ad altri dipendenti – precisa -. Se qualcuno mi dimostra che ho favorito i miei, tolgo il disturbo domattina. Io penso di averli danneggiati, ma è un’altra storia. Rivendico invece il fatto di aver chiesto informazioni. Sarebbe stato assurdo il contrario. Parlare con gli amministratori delegati e ascoltare gli amministratori delegati è una delle attività di chi sta al governo: chi non lo capisce o è in malafede o è totalmente vittima della demagogia qualunquista».

La Boschi rimane convinta che il tentativo in atto è quello di «trovare un ottimo capro espiatorio per non discutere delle vere vicende che hanno riguardato il sistema bancario italiano. Io non mi faccio utilizzare come foglia di fico per coprire chi ha sbagliato in questi anni».

 

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