«Venezia con 800 milioni di buco? Bufala di Brugnaro»

L’ex dirigente comunale Bassetto dopo la lettera aperta con i colleghi: «noi schierati? Ridicolo. Specie se a dirlo è l’assessore Venturini»

«Per anni, all’inizio della mia attività, mi sono occupato di scuole comunali. E ora che da poco più di un anno sono in pensione, devo dire che mi ha fatto accapponare la pelle sentire la testimonianza di un’insegnante che mi confidava la crescente difficoltà da parte di questi professionisti nel lavorare con la dovuta serenità. Parliamo di persone che hanno un ruolo delicato, a stretto contatto con i bambini, in un ambito che è stato a lungo una delle eccellenze del Comune di Venezia. Ecco, io penso che non ci sia nulla di antico nel promuovere la serenità nell’ambiente scolastico. Perché era questo uno dei valori che ha consentito a Venezia di distinguersi per efficienza a livello nazionale e che spero possa tornare presto». Luigi Bassetto, 64 anni di cui trentotto trascorsi a macinare esperienza amministrativa fino a ricoprire ruoli di vertice a Cà Farsetti (vicedirettore generale e ancor prima direttore dei settori scuola, decentramento e patrimonio) è uno dei sette ex dirigenti comunali (assieme a Manuel Cattani, Sandro Del Todesco, Roberto Ellero, Giulio Gidoni, Oscar Girotto, Maria Maddalena Morino e all’ex capo ufficio stampa Enzo Bon) che nei giorni scorsi hanno preso carta, penna e coraggio per dare sostanza ad una lettera aperta: un misto tra l’appello e la denuncia pubblica sulla piega che, a loro avviso, ha preso l’intera macchina amministrativa veneziana, giunta ormai al giro di boa della gestione Brugnaro.

Una piega dalla quale emergono giudizi netti, a cominciare dal fatto che «non valorizzare le risorse umane e le professionalità esistenti nel comparto pubblico veneziano è il vero spreco attuato da un’amministrazione pubblica, e alimentare con atteggiamenti e comportamenti i falsi luoghi comuni sui pubblici dipendenti significa avvalorare l’idea che l’esistenza stessa e la qualità dei servizi si possono ottenere solo percorrendo la pratica di esternalizzare e privatizzare i servizi». Insomma, con una mossa senza precedenti, la classe dirigente dei tecnici che ha operato durante la lunga stagione amministrativa di centrosinistra esce allo scoperto, chiedendo che «venga salvaguardato l’enorme patrimonio di competenza, impegno ed onestà di cui sono portatori i dipendenti del Comune di Venezia».

Difficile non dare una connotazione politica alla vostra presa di posizione, non le pare Bassetto?
Noi crediamo di aver fatto una cosa utile per la città: questo è l’unico significato politico della nostra lettera. Le reazioni, dopo quell’appello, sono state positive, sia da parte del personale che dal fronte di chi si rapporta quotidianamente con l’amministrazione. Questo ci fa capire che quanto denunciamo dipinge una situazione reale e ci spinge a ribadire la richiesta di un cambio di rotta.

Il sindaco Brugnaro però non l’ha presa bene: detta in “brugnaresco”, vi ha dato dei prezzolati, incapaci e pure schierati.
L’accusa che lavoravamo con le segreterie dei partiti è ridicola. Molti di noi hanno collaborato con giunte diverse e con consiglieri di ogni parte politica. Gli stessi sindaci che hanno amministrato precedentemente non erano di certo organici ai partiti. In questo senso devo dire che mi ha stupito l’uscita dell’assessore Venturini che ci ha accostati all’immagine grottesca del comandante Schettino che si mette ad insegnare all’istituto nautico. Proprio Venturini è stato capogruppo di una forza che sosteneva la precedente amministrazione: spiace che invece di cogliere la parte positiva del nostro appello, lo strumentalizzi politicamente. Per quanto riguarda i nostri stipendi (messi assieme i dirigenti firmatari della lettera “percepivano in totale 750 mila euro l’anno più 150 mila euro di premi”, ha attaccato Brugnaro) erano noti, qualsiasi cittadino li poteva vedere. Ed erano stipendi normali per dirigenti apicali dell’amministrazione di una delle più importanti città del mondo, con oltre 3.000 dipendenti. Quella dei soldi è una replica banale.

Lei mi sta dicendo che, tra battute e banalità, Brugnaro e i suoi continuano ad amministrare giocando la carta della demagogia.
Dico che in questa stagione di crisi, economica e politica, c’è la tendenza generale a denunciare le disfunzioni delle amministrazioni piuttosto che pensare di migliorare. C’è una carica finalizzata alla riduzione dei tradizionali compiti e dei servizi affidati alle pubbliche amministrazioni. A Venezia questa tendenza ha subito una particolare accelerazione.

Secondo lei c’è il rischio di una graduale privatizzazione dei servizi?
C’è soprattutto la preoccupazione per una complessiva riduzione della produzione di atti e di servizi, per un processo di rallentamento delle cose da fare. Tutto questo è dovuto alla mancanza di un lavoro di squadra e al fatto che è necessaria anche una reale autonomia degli assessori nell’esercitare le loro deleghe. Io penso che Brugnaro sia una persona capace ma che, non per malafede o per chissà quali scopi inconfessabili, e questo capita a parecchi che vengono dall’imprenditoria, sottovaluti l’importanza delle regole del diritto amministrativo, messe a difesa non dell’istituzione Comune ma a difesa del cittadino. Per funzionare bene questa macchina deve basarsi su un corretto rapporto tra politica e amministrazione, dove possano coesistere il primato della politica degli eletti sugli obiettivi da raggiungere e l’autonomia della dirigenza, dei funzionari e dei lavoratori nel realizzare gli obiettivi.

Nella vostra lettera parlate invece apertamente di «rapporto viziato tra amministratori e dirigenti/funzionari in cui l’aspettativa dei primi si basa sull’assoluta fedeltà e sulla acritica esecuzione di ordini impartiti senza alcun preventivo coinvolgimento». Il vostro è un allarme-mobbing?
Questa parola non la utilizziamo. Sentiamo e denunciamo piuttosto dei chiari segnali di sofferenza per un clima interno che impedisce quel lavoro di squadra che ha sempre caratterizzato la realizzazione di obiettivi significativi. E chiediamo a chi lavora nella struttura comunale di tenere alta la testa, di non consentire che la qualità e la dignità del lavoro che svolgono venga perduta. Sarebbe una perdita anche per la città.

A fronte di questo scenario quali sono a suo avviso le principali emergenze per la città?
Non voglio rispondere a questa domanda. Questo sì che significherebbe entrare in un ragionamento di natura politica.

Però Brugnaro non le manda a dire. Mentre lei sostiene che nel passato il lavoro amministrativo ha prodotto risultati significativi, il sindaco replica alla vostra lettera affermando che «noi i debiti li abbiamo trovati, non li abbiamo fatti noi. I dirigenti si facciano da parte e lascino fare ai giovani, ai loro figli».
Posso replicare dicendo innanzitutto che Brugnaro è più vicino ai 60 che ai 50 anni e che, mediamente, la classe dirigente attualmente alla guida del Comune non mi sembra esattamente in erba. Ma la cosa importante da chiarire è un’altra. Quando Brugnaro parla di 800 milioni di “buco” dice una grande bufala. Va ricordato che, a fronte di misure assunte nell’anno precedente, il commissario Zappalorto chiuse il bilancio in pareggio, con la piena copertura del patto di stabilità. Questo fu reso possibile perché appunto durante la giunta Orsoni venne prevista una serie di interventi di ristrutturazione e riconversioni urbanistiche, come ad esempio la stazione di Mestre: le relative entrate degli oneri di urbanizzazione consentivano di rientrare nel patto. Quando però è subentrata l’amministrazione Brugnaro tutte queste opere, per scelta pure legittima per una nuova amministrazione, sono saltate. E con esse anche quel meccanismo di bilancio. Ad ogni buon conto, quegli 800 milioni rappresentano una cifra che rientra nella normale fisiologia degli investimenti e del funzionamento della totalità delle aziende che operano attorno al Comune. Abbiamo sempre avuto una situazione in linea con altri Comuni, malgrado Venezia abbia subito l’aggravio della fine dei finanziamenti della Legge Speciale e la crisi del Casinò che, come le altre case da gioco nazionali, ha subito una contrazione dal 2008 in avanti.

C’è almeno un’autocritica su errori del passato che andavano evitati?
Negli anni in cui, pur reggendo, ci si misurava con il Patto di stabilità gli amministratori dovevano essere più aggressivi e non accontentarsi del diniego regionale sulle partite di giro. In altri termini, bisognava ottenere che la Regione Veneto trasferisse le risorse direttamente all’azienda di trasporto e non al Comune che poi le girava ad Actv. In questo modo si sarebbe evitato ogni sforamento. Detto ciò, il disastro cui fa riferimento Brugnaro è inventato e siamo fieri di quello che abbiamo fatto. Riteniamo che i sindaci e gli assessori del passato siano state persone qualificate. E che avremmo parimenti lavorato con qualsiasi Giunta, quindi compresa quella attuale. Sempre in piena autonomia.