Biotestamento, Moraglia: «medici, fate obiezione»

«L’obiezione di coscienza? Ha fatto crescere la cultura, pensiamo ad esempio all’obiezione del servizio militare. Certe utopie restano tali fino a che c’è qualcuno che ha il coraggio di incarnare determinate scelte». Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia interviene così sulla legge sul testamento biologico recentemente approvata dal parlamento. Una legge che il monsignore ritiene «affrettata, perché in sede di elaborazione è stato deciso di non ascoltare voci che potevano porre in evidenza altri aspetti da considerare». «Inevitabilmente viene chiamato in causa il medico – continua in un articolo di Francesco Bottazzo sul Corriere del Veneto a pagina 5 – la dignità della professione medica, la libertà di coscienza del medico, che può aver un suo orientamento che va rispettato». Moraglia evidenzia l’articolo 32 della Costituzione, che parla del diritto alla salute, «non all’autodeterminazione assoluta della persona» e sottolinea inoltre l’importanza delle cure palliative che potevano essere pensate in sede legislativa.

«L’alimentazione e l’idratazione non possono essere considerati un intervento medico – aggiunge -. Alimentare e idratare una persona è sostenerla in un momento di patologia, come tenerla pulita. Il confine tra accanimento e abbandono terapeutico è molto difficile da determinare. Le disposizioni anticipate provengono da soggetti che non si trovano a vivere in determinate situazioni. Una persona può non essere al termine della vita, ma sente il peso della vita, vive momenti forti di depressione, legge sul volto dei famigliari il peso che lui costituisce. L’abbandono terapeutico rischia di diventare una strada in cui un soggetto fragile può essere portato lentamente in modo soffice».