Sboarina, facci il miracolo: fuori la politica dall’Arena

La fondazione lirica ha bisogno di stabilità e certezze. Non di un braccio di ferro con Roma sul nome del nuovo sovrintendente

Per sbrogliare il groviglio in cui si trova Fondazione Arena, ci vorrebbe un miracolo di Natale. A un passo dalla chiusura ufficiale della crisi, la formula per mettere insieme il Consiglio d’Indirizzo – unico passaggio che sancirebbe la svolta anche formalmente – è diventata un astruso rebus. Lo stallo è nei fatti e va oltre il disappunto per i ritardi ministeriali. Servirebbe proprio un miracolo di Natale alla Dickens, senza voler dare dello Scrooge a nessuno: qualcuno dei personaggi in commedia (o in dramma, fate voi) finalmente capisce di avere sbagliato, si “redime” e cambia idea. Rendendo così possibile il superamento dell’impasse e il felice ingresso della Fondazione nella gestione ordinaria.

Poiché naturalmente la letteratura natalizia non c’entra nulla, se non per le suggestioni del periodo, il problema va messo a fuoco utilizzando i termini della politica, anche perché questo è diventato il caso-Arena, un intricato nodo politico. Se è vero quello che trapela da Roma, lo stop alle procedure per la costituzione del CdI deriva dal fatto che in questo momento è in atto un braccio di ferro tra il sindaco di Verona e il ministro dei Beni Culturali sulla figura del prossimo sovrintendente areniano. Dopo mesi di aperto sostegno a Giuliano Polo, in carica sia come sovrintendente che come commissario ma ancora solo per pochi giorni, Sboarina avrebbe fatto sapere al ministro di avere cambiato idea: preferisce puntare su una figura dalle più spiccate doti manageriali.

Inutile ora entrare nel merito di questa linea, che ha la sua debolezza nella sua genericità, come se la parola magica “manager” risolvesse tutti i problemi. Forse, bisognerebbe specificare che si cerca un manager “dello spettacolo”, piccola aggiunta che metterebbe d’accordo tutti ma che non viene mai fatta, perché riguarda una professionalità molto specifica e propria di pochi addetti ai lavori. E inutile anche osservare come questa situazione sia la prova che il pressing di parte della maggioranza sul sindaco ha avuto successo. Si tratta della parte che era andata virulentemente all’attacco di Polo sulla storia della mancata tournée areniana a San Pietroburgo, chiedendo a gran voce le sue dimissioni.

Nel migliore dei mondi possibili, queste schermaglie politiche non avrebbero la minima influenza su una realtà culturale complessa come l’Arena. Ma non viviamo nel migliore dei mondi possibili, da qualche settimana vediamo date per scontate le scelte e i desideri (o i diktat) della politica locale su vari incarichi in Fondazione e a questo punto la soluzione può essere solo quella che minimizza i danni per l’Arena. Per arrivare a questo, oggi la parola d’ordine dovrebbe essere una sola: mediazione. Verona ha molte ragioni nel voler gestire la sua Arena in larga autonomia, ma non può dimenticare che lo Stato è il primo socio della Fondazione, con un investimento annuo ordinario fra i 12 e i 14 milioni (circa un terzo del bilancio). E che solo pochi mesi fa il risanamento è passato per un ulteriore impegno statale di una decina di milioni a valere sulla Legge Bray, appositamente rifinanziata per salvare l’Arena.

Insomma, la Fondazione è di diritto privato ed è molto affare dei veronesi, ma campa grazie ai soldi dello Stato. Il che avrebbe consigliato altre strategie per evitare quello che assomiglia a un paradossale conflitto di attribuzione. Non andare alla mediazione, ovvero non cercare una soluzione accettabile per tutte le parti potrebbe portare Sboarina a presiedere un Consiglio d’Indirizzo a stretta maggioranza: tre componenti, calcolando con lui il presidente confindustriale Michele Bauli e il leghista Gabriele Maistrello, di nomina regionale, opposti ai due ministeriali. Sarebbe una scelta molto negativa, che renderebbe una battaglia la nomina del sovrintendente. Sul quale è chiaro che il ministero vuole voce in capitolo, visto l’impegno finanziario dello Stato.

Rendersene conto evitando rovinosi bracci di ferro sarebbe prova di utile pragmatismo: all’Arena servono stabilità e certezze gestionali, anche nelle relazioni con i dipendenti. E servono ora, calendario alla mano. C’è da chiudere il bilancio preventivo e si avvicina la trasferta in Oman. Il sovrintendente in carica, Polo, ha già dimostrato la sua efficacia, ma le voci di dentro lo danno fortemente deluso e altrettanto disilluso, pronto a lasciare per tornare all’Accademia di Santa Cecilia o approdare ad altri lidi. Difficile che accetti soluzioni a corto respiro. E d’altra parte, di tutto ha bisogno Fondazione Arena tranne che di un’ulteriore dose di emergenza. Nell’attesa di trovare un salvatore, la paralisi sarebbe dietro l’angolo. Senza affidarsi ai miracoli natalizi, è ora che Federico Sboarina faccia prevalere il senso di responsabilità. Lasciando davvero, per una volta, la politica fuori dalla porta.